13 settembre, 2008

ALITALIA - TELECOM


Oggi nell'editoriale del manifesto Galapagos evidenzia il contesto politico della questione Alitalia, non piu' un mero problema industriale-finanziario della compagnia aerea, ma una partita politico sindacale che si sta giocando attorno a tutti i lavoratori di questo paese.

"La rottura delle trattative - in realtà mai iniziate davvero - tra i Sindacati e la CAI di colaninno e soci sul futuro dell'Alitalia e dei sui lavoratori,fa sinistramente il paio con le trattative sul << nuovo >> modello contrattuale. Alitalia è il prototipo di quello che la confindustria intende per nuovo modello. Un ultimatum: prendere o lasciare. Una riappropiazione del capitale di tutti i suoi poteri in un contesto politico ultra favorevole. Di nuovo non c'è assolutamente nulla, ma c'è un ritorno al capitalismo dei padroni delle ferriere, per dirla con Ernesto Rossi. A cominciare dal problema della produttività. [....]Di chi la colpa? Non certo del lavoro, ma di un padronato furbetto che - salvo alcune eccezioni - cerca di aumentare la produttività non innovando, ma cercando di contenere il costo del lavoro. Innescando però una spirale deflattiva, visto che i bassi salari si traducono da anni in bassa domanda e bassa crescita. ( aggiungo il detto popolare : senza lilleri nn si lallera )."

Dove sono le analogie con Telecom, anche qua abbiamo un azienda costretta dal debito e dal regolatore nazionale a contenere i costi, e cosi' come avviene e avverra' ( dopo l'accordo sul nuovo modello contrattuale) si cerca di ridurre all'osso il costo del lavoro a fronte di investimenti uguali a 0, cio' avviene ormai dal 2000, con Colaninno prima e Tronchetti poi. L'aggravante in questo caso è stato il depauperamento del capitale immobiliare del gruppo (sarei curioso di conoscere il valore del capitale immobiliare di Alitalia Tronchetti e Ligresti in CAI ndr).
Ma torniamo ad oggi, l'azienda è impegnata da un lato a cercare di riportare il debito a valori "normali" per un gruppo di queste dimensioni, mentre dall'altra ha i regolatori nazionali ed europei che spingono da un lato ad un apertura maggiore alla concorrenza, con un evidente perdita di margini. E dall'altro indicano gli investimenti per la nuova generazione di RETI, senza pero' prendere una posizione sulla remunerazione di quest'ultime.
Allora cosa succede? il primo step l'abbiamo vissuto a giugno scorso, e siamo tuttora in ballo. Si annunciano 5000 tagli occupazionali, e se ne prospettano
altri con il piano industriale previsto per fine anno.

In questi ultimi giorni ci sono stati degli incontri ai massimi livelli tra le OOSS e l'Azienda, probabilmente continueranno lunedi, martedi è convocato a Roma il coordinamento nazionale delle RSU con la prenotazione anche per il giorno seguente. Il 20 cm è l'ultimo giorno utile per un accordo al ministero del lavoro. Bene cosa sta succedendo? In questa estate sono stati risolti i nodi posti? Non risulterebbe dall'ordine del giorno del 2 us.
I tempi sono talmente stretti che si prennuncia l'ennesima fregatura, ci auguriamo che chi siedera' al tavolo non abbia le penne e queste vengano loro fornite dalla delegazione delle RSU dopo una discussione di merito.

Certo è triste vedere la crisi di due aziende occupate in due settori fondamentali nel terzo millennio quali i trasporti e le telecomunicazioni riddotte in queste condizioni. OGNI POPOLO HA I GOVERNI CHE SI MERITA

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