30 novembre, 2009

THE FUTURE IS UNWRITTEN

A seguito della mail di qualche tempo fa, in cui informavo della grave situazione dei lavoratori/trici del gruppo omega, è partita una sottoscrizione aperta a tutti, in cui si destinavano 10 euro al mese per 5 mesi.
La sottoscrizione ha avuto risultati molto positivi e ad oggi ci sono 165 colleghi/e che hanno aderito e che hanno permesso di raccogliere 1700 euro (dovuti al fatto che c'è chi ha pagato la sua quota di 10 euro, chi anche 50 euro tutti insieme e chi ancora non ha versato la sua quota)..

Una volta raccolti i soldi, abbiamo fatto l'assemblea contrattuale nella sede di pistoia, insieme ai lavoratori telecom di pistoia: quindi una sala piena di lavoratori, con una "macchia" rossa di sippini, compresi i venditori dell'area di pistoia.

In tutto circa 400 lavoratori e lavoratrici che hanno alla fine votato l'ipotesi di accordo sul rinnovo del contratto; al termine, alcune RSU di altre sedi omega sono intervenute per illustrare la situazione in giro per il paese.

In quella sede abbiamo consegnato alle RSU i soldi raccolti e quindi vi ringrazio tutti a nome di tutte quelle famiglie che abbiamo aiutato: gli applausi scroscianti che abbiamo ricevuto sono per tutti.

I soldi sono andati alle seguenti famiglie in particolare stato di difficoltà (per ovvi motivi tolgo i cognomi)

Gabriella, figlia di genitori ambedue disocuppati e insieme a sua sorella lavoratrice Phonemedia.
Carla, marito disoccupato e 3 figli a carico.
Pietro, con la moglie ambedue lavoratori Phonemedia,senza reddito e mutuo da pagare con due figli a carico.
Paola, madre e figlia ambedue dipendenti Phonemedia, il marito disoccupato senza reddito con affitto da pagare .
Franco famiglia con madre e padre e fratello disoccupati, con affitto da pagare .

Inoltre, siamo riusciti ad avere dal Mercato di piazza delle CURE alcune casse di frutta e verdura, e dal fornaio di Piazza Giorgini a Firenze, 20 chili di pane fresco, che per due sabati abbiamo portato loro; il prossimo sabato faremo altrettanto.

Infine, stiamo aspettando che alcuni imprenditori "illuminati" versano sul conto corrente qualche migliaio di euro, così come ci hanno promesso.

Ogni giorno i lavoratori ricevono la visita di personalità della politica e dello spettacolo: non per fare polemica, ma nessun politico del centro destra si è fatto vedere.

Per quanto riguarda la vertenza in corso, se avete visto annozero, avete avuto modo di capire un pò meglo come stanno le cose; ad oggi gianni letta ha portato in consiglio dei ministri la questione, attivandosi nei
confronti dei committenti pubblici e privati per il mantenimento delle commesse (enel, regioni, qualche banca.... telecom, che non si smentisce mai, ha dichiarato che da dicembre disdetterà la commessa....)
.

Inoltre, il governo si è attivato verso il tribunale competente per arrivare al
commissariamento, unica soluzione praticabile in mancanza di imprenditori seri disposti a rilevare l'azienda.

In conclusione: la sottoscrizione è stata molto positiva; chi ancora non ha versato è solo perché siamo stati impossibilitati perché fuori sede, in ferie, o lontani da Firenze: comunque ci attiveremo per raccogliere i soldi rimasti; la strada sembra in discesa, ma fino a che le bocce non sono ferme, non dobbiamo cedere.

A gennaio speriamo che tutto sia risolto, altrimenti rifaremo il giro per raccogliere altri 10 euro mensili da destinare a questi lavoratori.

Chi volesse parlare con le rsu di phonemedia, li trova al cell 3482448836

o all'indirizzo

rsu.answers@answers.it

TELECOM: MICELI (SLC/CGIL) SUL CDA TELECOM, SI AFFRONTINO I PROBLEMI VERI

Nei prossimi giorni svolgerà un CdA di Telecom importante dal punto di vista delle scelte.

Il gruppo, è noto, si trova sotto pressione su almeno tre terreni: il debito, che resta alto ed è stato generato non dall’azienda, ma dall’uso dei suoi asset, a cominciare da TIM; da una politica dissennata dei dividendi; dall’indebitamento patrimoniale dovuto alla vera e propria svendita del patrimonio immobiliare.

Il secondo riguarda il Governo, che continua ambiguamente a spargere incertezze sulla proprietà della rete Telecom, affidando a tecnici ed al Ministero delle Comunicazioni il compito di disorientare azienda ed azionisti.

Il terzo riguarda Telefonica. Non c’è dubbio che l’alleanza con Telefonica stia comportando un disimpegno del gruppo in Europa, perché quello europeo è il teatro fondamentale dell’azione di Telefonica, e in Sudamerica, dove i processi regolatori, spesso confusi, portano Telecom in rotta di collisione con Telefonica.

Sono questi i nodi su cui è necessaria una riflessione e speriamo che il CdA e l’A.D. di Telecom non si rifugino nel comodo quanto inutile esercizio di riduzione del personale o di svuotamento ulteriore di Telecom e dei suoi asset.

Il costo del personale è all’incirca del 13% e qualsiasi azione su questo tema sarebbe non solo ingiusta ma inefficace. La Borsa si aspetta scelte strategiche e non palliativi e quello del personale sarebbe solo un palliativo.

Non ci troverebbe d’accordo un’azione mirata a espellere lavoratrici e lavoratori di Telecom e contrasteremo fino in fondo ogni azione che servisse solo a rifare il “trucco” all’azienda e rinviasse la soluzione dei suoi problemi.



Roma, 30 novembre 2009

25 novembre, 2009

Il governo toglie la rete a Telecom

Il governo non molla. Siamo già al lavoro sul piano per portare Internet veloce in tutta Italia, ha spiegato il sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, e «appena chiuso faremo la società della rete». Il che, tradotto, significa che l’assedio all’infrastruttura Telecom è più vivo che mai.

Non è la prima volta che Romani interviene sulla questione. Questa volta, però, l’affondo arriva mentre fioccano le indiscrezioni sulle grandi manovre all’ombra dell’ex monopolista. Indiscrezioni che parlano di un piano B per la rete di nuova generazione che vedrebbe il coinvolgimento degli operatori alternativi (Fastweb, Vodafone e Wind) e di Mediaset sotto la regia del superconsulente Francesco Caio. Le stesse voci parlano con insistenza di un possibile avvicendamento ai vertici della società e di una lista di manager già scalpitanti che va dall’attuale ad di Poste Massimo Sarmi fino a quello di Wind Luigi Gubitosi, passando per il numero uno di Fastweb, Stefano Parisi.

Di sicuro, Franco Bernabé non sembra disposto a piegare la testa sul dossier della rete. Anzi, la determinazione con cui ha definito, proprio sulle pagine di Libero, «insensata» qualsiasi ipotesi di scorporo farebbe pensare che l’ad di Telecom preferirebbe sbattere la porta piuttosto che assistere ad uno scippo dell’infrastruttura.

Le parole del sottosegretario, del resto, non lasciano molto spazio all’interpretazione. «La rete di Telecom», ha puntato il dito Romani, «è largamente insufficiente». Questo, secondo l’esponente del Pdl, è dovuto al fatto che «l’ex monopolista investe poco». E se è vero che «i grandi problemi finanziari del gruppo non dipendono dall’attuale gestione industriale», ha detto Romani, «come Stato e governo siamo costretti a intervenire e l’Europa ce lo consente».

Ed ecco la soluzione: la società della rete. «Nessuno scorporo», ha garantito Romani, «ma una newco su cui intervengono i grandi player ma anche Poste e Ferrovie e altri soggetti inseriti nel sistema infrastrutturale». Per quanto riguarda la tempistica, si parte appena finita la crisi. I soldi non sono un problema: «Cassa Depositi e Prestiti ha 100 miliardi e passa da investire». Ma anche «il governo farà la sua parte».

L’intensificarsi del pressing del governo e delle manovre di sottofondo farebbero pensare a un impatto che potrebbe farsi sentire già al prossimo cda del 2 dicembre. Ieri il presidente Gabriele Galateri ha assicurato che sul tavolo del consiglio ci sarà solo l’ordinaria amministrazione, mentre del piano industriale si parlerà a febbraio. Anche sotto il profilo societario, ieri l’ad di Generali, Giovanni Perissinotto, ha detto che la questione di «un rimpiazzo nella compagine di Telco, dopo l’uscita dei Benetton non è all’ordine del giorno». Ma quando si tratta di Telecom abbiamo imparato che i colpi di scena sono sempre in agguato.

Nell’attesa di vedere chi la spunta sulla rete fissa, Bernabé accelera su quella mobile. Ieri Telecom ha avviato la prima sperimentazione della nuova tecnologia Lte (Long Term Evolution)per lo sviluppo della rete ultrabroadband di quarta generazione per i cellulari.

se lo dice uno dei giornali del padrone d'italia.......
vorremmo sentire anche oggi i lamenti di quei volponi che inveivano contro Colaninno, sono stati ben attenti a non dire nulla durante l'epoca Tronchetti e
hanno INNEGGIATO AL LIBERO MERCATO contro il piano ROVATI, TUTTI MEZZI UOMINI....

Il suk intorno alla rete Telecom


PERCHÈ TUTTI VOGLIONO
CONTROLLARE LA BANDA LARGA


di Stefano Feltri

Cresce il rumore di fondo che circonda la rete della Telecom, sia quella in rame sia quella futura in fibra ottica. Ieri le ultime due puntate: il sito Affariitaliani.it diffonde, a mercati aperti, una voce secondo cui Telefonica sarebbe pronta a comprare la rete fissa di Telecom, e questa è la vera ragione per cui osserva passivamente le mosse dei soci italiani di Telco, come i Benetton che hanno annunciato la propria uscita dalla holding che controlla Telecom. Un’ipotesi che però gli analisti giudicano poco probabile. Intanto il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani dice che gli 800 milioni per la banda larga si troveranno, ma forse in due tranche. E in Argentina Telecom si prepara a vendere la controllata locale per fare cassa, le offerte verranno discusse nel consiglio di amministrazione di oggi.
“Ormai è un enorme suk”: così l’economista Alessandro Penati riassume la situazione della compagnia telefonica guidata da Franco Bernabè. I contorni della vicenda cominciano a essere chiari, dopo che Romani ha confermato che “gli incontri al ministero ci sono con tutti gli attori del settore”, cominciando con la berlusconiana Mediaset.
Una scelta che ha lasciato perplessa la dirigenza Telecom (informata dai giornali, non da Romani), anche perché secondo i rumors ci sarebbe proprio Silvio Berlusconi dietro l’attacco concentrico a Bernabè, che il presidente del Consiglio gradirebbe sostituire con un dirigente più affine, come Stefano Parisi o Flavio Cattaneo.
Il futuro prossimo industriale, invece, sembra ormai quasi certo: c’è il consenso politico per creare una società separata con dentro la rete e che gestisca gli investimenti per costruire quella di nuova generazione. Una versione aggiornata di quel piano elaborato dal sottosegretario Angelo Rovati che causò lo scontro tra governo e Marco Tronchetti Provera, allora azionista di controllo della Telecom.
Oggi Rovati fa il banchiere d’affari, in questi giorni è in Africa e non vuole commentare lo scontro sulla rete.
I piccoli azionisti raccolti nell’associazione Asati, invece, sono entusiasti dell’idea di separare la rete, a condizione che Telecom conservi il controllo: “Secondo noi la soluzione ideale sarebbe creare una società per la rete in cui la maggioranza del 60 per cento resti in mano a Telecom e il 40 per cento diviso tra i soggetti del settore, da Fastweb a Wind alla Cassa depositi e prestiti”, spiega Franco Lombardi, presidente dei piccoli azionisti (piacevole effetto collaterale: a Telecom finirebbero diversi miliardi per ridurre l’indebitamento). E la Cdp è pronta a impegnarsi, ha detto ieri il presidente Franco Bassanini, a condizione che prima ci sia “l’accordo tra tutti gli operatori”. L’idea di una “newco ”, cioè una nuova società a cui partecipa Telecom insieme ai suoi concorrenti per costruire la rete in banda larga piace poco a Lombardi: “Telecom è l’unica che ha la capacità tecnica per costruirela rete e deve avere il controllo dell’operazione, per avere l’incentivo a impegnarsi”. Ma il punto è proprio questo: da tutto quello che sta succedendo in queste settimane, emergeche il governo intende avere un controllo più forte sulla infrastruttura della banda larga o di una “banda larghissima” di cui si discute ora. Secondo alcuni osservatori, tutto l’attivismo dell’esecutivo intorno alla rete si spiega soltanto guardando al posizionamento di Mediaset: il gruppo televisivo controllato dalla Fininvest sta conducendo sul digitale terrestre la sua guerra contro Sky. E per ora pare in vantaggio, con le nuove offerte Mediaset Premium e un business pensato per sfruttare le nuove abitudini di consumo(niente più televisione generalista ma offerta tarata sugli interessi dei singoli utenti).
Ma sulla televisione via Internet, l’Iptv, è molto indietro: per ora si limita a difendere i propri contenuti dall’uso abusivo di Youtube e tenta qualche esperimento in partnership con la Microsoft. E quindi avrebbe gli incentivi a evitare che la nuova banda larga finisca in mani sbagliate, cioè di concorrenti più pronti a sfruttarla. Ma per il professor Penati in Italia “non c’è domanda” per la banda larga. E nelle grandi città, l’unico contesto in cui si possono fornire contenuti in banda larga rispettando criteri di efficienza aziendale (cioè guadagnandoci),l’infrastruttura esiste già: quella di Fastweb.
Soltanto le Regioni, o comunque il bilancio pubblico, possono sostenere l’estensione della banda larga a piccoli centri, sostiene il professor Penati. Ma questo, dice l’economista, è “un servizio pubblico locale”.
Non quella miniera d’oro che giustificherebbe la guerra in atto intorno a Telecom.

DA IL FATTO QUOTIDIANO edizione in edicola il 25-11-2009

22 novembre, 2009

Mediaset muove su Telecom Italia per salvare la tv dalla banda larga

Berlusconi sonda Booz Allen. Confalonieri: non me ne occupo

GIOVANNI PONS

MILANO — Si scalda il clima attorno a Telecom e al destino della sua rete. La notizia di un incontro riservato lunedì scorso a Milano tra esponenti del governo come il viceministri Paolo Romani e rappresentanti del gruppo Mediaset, che fa capo al presidente del Consiglio, sul futuro della banda larga ha fatto infuriare l’ad di Telecom, Franco Bernabè. Il quale ha colto l’occasione di un convegno a Palazzo Giustiniani a Roma per un confronto a quattr’occhi con Fedele Confalonieri, durato una decina di minuti. Non è noto il contenuto della conversazione ma all’uscita il presidente di Mediast ha fatto diramare una nota nella quale precisava di «non aver partecipato ad alcun incontro riguardante il gruppo Telecom». Una smentita solitaria in quanto gli altri partecipanti, da Romani a Fernando Napolitano della Booz Allen, a Gina Nieri fino a Francesco Caio, hanno preferito tacere.
L’impressione è che si sia formato un asse che parte da Palazzo Chigi, passa per il presidente di Mediobanca Cesare Geronzi e finisce a Mediaset, che cerca di stringere d’assedio Telecom per piegarla ad alcuni interessi particolari, in nome della difesa dell’italianità dalle mire della spagnola Telefonica.
Soprattutto l’infrastruttura di rete e il piccolo polo tv che fa capo a La7 sono gli asset cui Berlusconi e i suoi vogliono mettere sotto controllo. Nei mesi scorsi sono stati diversi i tentativi di piazzare uomini di fiducia nell’emittente, ma l’opposizione di Bernabè ha fatto salire la tensione. Lo stesso Berlusconi, secondo ricostruzioni attendibili, avrebbe avuto diversi incontri con Napolitano sul tema della rete Telecom a banda larga e sulla sua importanza per Mediaset. Il premier ha addirittura posto un veto sulla cessione a terzi dei multiplex digitali terrestri che Telecom Italia Media aveva messo in vendita. Diktat rispettato dal management rifiutando un’offerta allettante dei fondi americani Highbridge, salvo poi ricorrere contro gli atti del governo per la discriminazione nella distribuzione dei mux in alcune regioni.
Legittime a questo punto le domande del capogruppo Pd Michele Meta in un’interpellanza a Romani in cui chiede di riferire in Commissione «i contenuti dell’incontro riservato con i vertici Mediaset e l’evoluzione della vicenda legata allo sblocco dei fondi per la banda larga. Potrebbe sorgere, altrimenti, un dubbio legittimo circa il legame tra lo stop agli 800 milioni di euro per la banda larga e le ipotesi di rimozione dei vertici dell’azienda per poterne influenzare i futuri assetti ed investimenti». Romani è infatti molto attivo nel promuovere la sostituzione di Bernabè con un manager più malleabile e vicino al governo e al Biscione. Ma i nomi proposti finora, Stefano Parisi e Massimo Sarmi, sono stati bocciati dall’azionista Intesa Sanpaolo. I principali soci hanno confermato la fiducia all’attuale vertice, ma chiedono uno sforzo supplementare per far uscire la società dalle secche in cui è invischiata.

La Repubblica (cartaceo) 20-11-09

GIALLO SUI RAPPORTI BERNABÈ-MEDIASET

PARTE LA GARA PER SSC - SCENDONO IN CAMPO CONTRO CINAGLIA I BIG INTERNAZIONALI MA FOSSATI FRENA - MEDIOBANCA: PERCHÉ C'È SEMPRE MORGAN STANLEY TRA I PIEDI (E LA CONSOB CHIEDE LUMI)

Mediaset-Telecom è tempo di inciucio. Tutti hanno smentito Dagospia nei giorni scorsi ma tutti dicono adesso che è proprio vero con il mediatore Francesco Caio nel ruolo di paciere interessato anche perchè sa che questo e' l'unico modo per prendere il posto di Bebè Bernabè. che ostenta sicurezza. Dopo le ultime polemiche scartata l'ipotesi di affidare a Michele Cinaglia di Engineering la ricca dote Sap di SSC, con contratti per 65 milioni di euro, per la forte opposizione di Marco Fossati e di Mediobanca. Fossati aveva visto giusto perchè si stanno facendo avanti per SSC colossi del settore come IBM, Hewlett packard e l'italianissima Selex intenzionate decisi a sedersi attorno ad un tavolo con offerte più vantaggiose .

Comunque è ormai certo che il dossier SSC non sarà messo all'ordine del giorno del 2 dicembre anche perchè, com'è nel suo stile british, Bebè non ammette ombre su questa operazione dopo il chiacchiericcio dei giorni scorsi alimentato dopo le uscite dall'azienda di manager del calibro di Spreafico e Pileri. E a proposito di dirigenti spostati pare che non sia per niente contento della nuova collocazione Marco Patuano molto amato dalle banche e soprattutto da Renato Pagliaro.


A Mediobanca in queste ultime settimane dà molto fastidio il doppio ruolo di Morgan Stanley. Come mai, infatti, si chiedono a Piazzetta Cuccia, Morgan Stanley che è l'advisor di Telefonica per le vicende italiane ha anche assistito Telecom Italia a cedere le sue attività in Germania proprio a Telefonica. Sembra che in Consob vogliono vederci chiaro perchè come dicono gli sceriffi di Cardia isogna verificare se in questo caso Telefonica è "parte correlata".

DAGOSPIA

20 novembre, 2009

Lo strano incontro a tre: governo,Mediast e Telecom

L’ incontro tra i vertici Mediaset, l’a m m i n i s t ra t o re delegato di Telecom Franco Bernabè e il viceministro
con delega alle comunicazioni Paolo Romani, che sarebbe avvenuto a inizio settimana inizia a suscitare polemiche.
Si è parlato di banda larga, dopo che il governo ha bloccato lo stanziamento di 800 milioni di euro destinati
a finanziare l’infrastr uttura. A beneficiare di quel denaro sarebbe stata almeno in parte Telecom, che possiede materialmente la rete telefonica attraverso cui viaggiano i contenuti. E a cui i soldi avrebbero fatto comodo
per placare azionisti non troppo soddisfatti della gestione di Franco Bernabé (i Benetton sono dati in uscita
dalla holding che controlla la compagnia). Si può comprendere dunque l’incontro tra Telecom e governo.
Ma che c’entra Mediaset, che offre contenuti e non si occupa di infrastruttura? Secondo il capogruppo in
Commissione Telecomunicazioni alla Camera, Michele Meta, Pd, questa è “l’ennesima dannosa conseguenza
del conflitto d’interessi del presidente del Consiglio”.
Come nel caso del digitale terrestre, Mediaset ha anche qui un doppio ruolo: da una parte fornisce contenuti,
dall’altra cerca di attrezzarsi per essere in una posizione ottimale per trasmetterli. Come ha fatto sviluppando
il sistema di carte prepagate Mediaset Premium. In questi giorni circola anche il rumor che Mediaset sia interessata a rilevare Eutelia, società in grave crisi finanziaria e attenzionata dalla Consob perchè possiede 13mila
chilometri di rete di fibra ottica.
Il Partito democratico con Meta attacca: “Il viceministro Romani chiarisca le motivazioni di un suo possibile
coinvolgimento per discutere del futuro di Telecom e dell’impatto sul sistema radiotelevisivo nazionale”. Aggiunge
Meta: “Se la notizia dell’incontro per discutere di possibili scenari e del controllo dello sviluppo della banda larga è vera, ci preoccupa e rischia di pregiudicare i principi del libero mercato e del pluralismo dell’offerta di contenuti”. Altro aspetto: ieri un’indagine della Commissione Europea ha svelato che l’Italia non è poi tanto indietro, rispetto
al resto d’Europa, per quanto riguarda la banda larga.
Per ora. La Francia di Sarkozy infatti ha appena stanziato quattro miliardi di euro da investire sulla banda larga,
mentre in Spagna (come già in Svezia) diventerà un diritto civile.

iL FATTO QUOTIDIANO 20/11/09

EUTELIA / LE RELAZIONI IMBARAZZANTI DI MPS

Quesito del venerdì: quanto è brutto
per un azionista della Monte dei
Paschi di Siena sapere che nel collegio di
revisione della Banca c’è stato, fino a ieri,
il presidente del consiglio di
amministrazione di una delle società più
esposte nei loro confronti? Almeno un po’
sgradevole deve esserlo, visto che
Leonardo Pizzichi, attuale presidente del
cda di Eutelia, ha deciso di dare le
dimissioni dalla carica di sindaco revisore
della Monte Paschi, incarico che ha
ricoperto fino a ieri. Pizzichi, uomo di
fiducia degli azionisti di Mps, non era
nelle condizioni ottimali per svolgere il
suo compito dentro la banca (il collegio
sindacale ha accesso a dati interni,
compresi i debiti e i crediti): il collegio
dovrebbe controllare gli amministratori.
Invece lui con una mano dirigeva Eutelia
e con l’altra faceva il sindaco. Eutelia,
quotata in Borsa, è entrata tra le 20
società della lista nera della Consob, la
commissione che vigila su Piazza Affari.
L’attenzione della stampa su Eutelia deve
aver sollevato questioni di “oppor tunità”
nei riguardi degli incarichi di Pizzichi,
visto che Mps sostiene con forza, anche
nei comunicati ufficiali, di non avere altro
legame con Eutelia se non di credito.

IL FATTO QUOTIDIANO 20 - 11 - 09


A Berlusco’
ricordati degli amici
di Marco Travaglio
Ha fatto bene l’astuto D’Alema a fidarsi della
parola di Berlusconi, che si era solennemente
impegnato a sostenerlo ventre a terra per la
nomina a “Mister Pesc”, cioè a ministro degli
Esteri d’Europa. Infatti è passata la baronessa laburista
inglese Catherine Ashton. Si consuma così l’ennesimo
trionfo politico di Max che – fra la Bicamerale, il
minigoverno con Cossiga & Mastella, le poltrone
sfumate di presidente della Camera e della Repubblica
– ha collezionato più fiaschi di una cantina sociale. Ma
continua a passare per un tipo “molto intelligente”, a
prescindere. Non ha ancora capito che l’inciucio
all’italiana funziona sempre a senso unico: è un “do ut
des” dove si notano soltanto i do della sinistra, e mai i
des del Cavaliere. Infatti il centrosinistra ha
resuscitato tre volte l’ometto morente, il quale invece
ha sterminato una dozzina di leader del centrosinistra.
E quello che non è riuscito a sconfiggere, Prodi, glielo
ha gentilmente fulminato il centrosinistra due volte su
due. Ora, per somma beffa, il Pdl si accinge a ritirare la
ghedinata del processo breve, anzi morto, per
sostituirla con il geniale disegno di legge
Finocchiaro-Calvi, presentato e fortunatamente non
approvato alcuni anni fa, che sortisce lo stesso
risultato: ammazza sia il processo Mills sia il processo
Mediaset. Invertendo l’ordine degli schieramenti, il
prodotto non cambia. In fondo a che altro serve il
centrosinistra in Italia se non a salvare Berlusconi? Chi
scriverà la storia di questi 15 anni non potrà
prescindere dalla gag di Corrado Guzzanti nei panni
di Rutelli con la voce di Sordi: “A Berlusco’, so’ anni
che te portamo l’acqua co le orecchie, che ce voi pure
‘a scorzetta de limone? A Berlusco’, ricordate degli
amici, ricordate de chi t’ha voluto bbene”. Archiviato
Berlinguer come un nonnetto un po’ rinco a causa del
suo patologico senso dello Stato, il centrosinistra ha
assorbito tutto il peggio delle culture anti-statali e
anti-legalitarie dei gruppettari anni 60 e 70: le stesse
che avevano portato naturalmente i vari Sofri, Boato,
Liguori, Marcenaro, Panella, Briglia dalla sinistra
extraparlamentare a Craxi e molti di essi da Craxi a
Berlusconi (non a caso, Boato era relatore per la
giustizia in Bicamerale, e andava d’amore e d’a c c o rd o
con Gelli e con Previti). Poi le ha mescolate con il
giustificazionismo piagnone dei cattocomunisti e con
l’antica avversione dei cattolici integralisti e papalini
allo Stato risorgimentale. Il nemico è sempre quello:
la legge e chi la fa rispettare. Ieri, ad Annozero, Vauro
ha giustapposto le sparate contro la giustizia italiana
di Cesare Battisti e di Silvio Berlusconi: assolutamente
intercambiabili. “In Italia la giustizia non è al di sopra
delle parti e l’opposizione vuole vincere le elezioni
tramite la magistratura” (Battisti, Il Giornale,
5-11-2009). “Vedo una democrazia in libertà vigilata
sotto il tacco dei giudici politicizzati” (Berlusconi alla
Confesercenti, 25-6-2008). “Consegnarmi alla
giustizia significherebbe consegnarmi nelle mani dei
miei avversari politici” (Battisti, Agi, 10-11-2009).
“Sono oggetto di un’inaudita catena di inchieste
giudiziarie segnate dal più ostile e prevenuto
accanimento” (Berlusconi, 29-1-2003). “Riaffermo la
mia condizione di perseguitato politico” (Battisti,
30-1-2009). “Sono l’uomo politico più perseguitato”
(Berlusconi, 10-10-2009). Uno è un delinquente
comune, condannato per quattro omicidi e coccolato
da mezza sinistra europea. L’altro è il premier italiano
e leader del centrodestra. Parlano la stessa lingua. Solo
che Berlusconi ha chiesto l’estradizione di Battisti per
sbatterlo in galera. E Battisti non ha mai pensato di
usare le frasi di Berlusconi per convincere i giudici
brasiliani che i loro colleghi italiani sono “matti,
mentalmente disturbati, e antropologicamente diversi
dal resto della razza umana”. Uomo di poca fede.

06 novembre, 2009

Telecom Italia, Pileri lascia dopo cambi al vertice

REUTERS ITALIA
MILANO, 6 novembre (Reuters) - Stefano Pileri, direttore della rete, lascia il gruppo Telecom Italia , dopo alcuni cambiamenti al vertice.

Lo dice una nota della società, aggiungendo che Oscar Cicchetti è stato nominato direttore Technology & Operations e Marco Patuano direttore Marketing Operations. Entrambe le competenze erano prima affidate a Pileri.

Il posto di direttore finanziario lasciato libero da Patuano viene ricoperto da Andrea Mangoni, ex ad Acea .

A fine anno sarà inoltre soppressa la direzione dismissioni, affidata a Giovanni Stella.

"A Stefano Pileri, che non ha ritenuto di accettare una diversa responsabilità che gli avevamo proposto, devo un ringraziamento sentito", dice l'AD Franco Bernabè nella nota.

STRUTTURA ORGANIZZATIVA

ECCO LA NUOVA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DAL SITO DI TI

NUOVA ORGANIZZAZJIA : RUMORS

Questa la voce che gira:

OSCAR Cicchetti da Domestic Operations a capo di Technology & Operations

Marco Patuano da Administration Finance a Control a capo di Domestic Operations

Mangoni a capo di Administration Finance a Control, mantiene International

Business

QUINTA'S BLOG

05 novembre, 2009

Pileri si è dimesso da Telecom Italia


HANNO VINTO LE BANCHE (Migliardi), NESSUNA LOGICA INDUSTRIALE, DA OGGI MACELLERIA SOCIALE?

Telecom Italia riorganizza la struttura di vertice aziendale. E il manager lascia
Stefano Pileri, a capo della divisione Technology & Operations di Telecom Italia, ha rassegnato le dimissioni. Lo scrive in un comunicato Asati, l'associazione che raccoglie circa 2.300 piccoli azionisti Telecom. "Ci risulterebbe che Telecom stia varando una nuova struttura organizzativa nella quale non trova una collocazione Stefano Pileri che avrebbe rassegnato le dimissioni", scrive Asati.

"In Telecom Pileri ha percorso tutta la carriera in 25 anni fin dall'inizio e rappresentava oggi uno dei pilastri della società come responsabile del network - prosegue l'associazione - Riteniamo questa una grave perdita per la società ed esprimiamo la nostra preoccupazione".

Stefano Pileri, oltre che a capo della rete di Telecom Italia è anche, dalla scorsa estate, presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici.

5 novembre 2009

CO' LE PEZZE AL CULO : Banda larga, nuovo stop "I soldi alla fine della crisi"

la repubblica

IL governo ha distrutto le speranze di avere, in breve tempo, internet banda larga per tutti gli italiani. L'annuncio è arrivato ieri da Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: "I soldi per la banda larga li daremo quando usciremo dalla crisi". Si riferisce agli 800 milioni che il governo aveva promesso di dare da mesi nell'ambito di un progetto da 1,47 miliardi di euro: il cosiddetto "piano Romani" - da Paolo Romani, viceministro per lo Sviluppo con delega alle Comunicazioni.

Era un piano per portare la banda larga 20 Megabit al 96% della popolazione entro il 2012, e almeno i 2 Megabit alla parte restante. Un piano di livello base, per risolvere i nodi più stringenti della nostra rete, afflitta da problemi di copertura (il 12% degli italiani non può avere nemmeno i 2 Megabit) e da una crescente saturazione che rallenta le connessioni degli utenti.

Con il piano Romani il governo rinunciava nell'immediato, invece di occuparsi del futuro della nuova rete. A differenza di altri Paesi europei, dove ci sono da anni piani nazionali per portare banda larghissima a 50-100 Megabit. Al 75% delle case entro il 2014 in Germania; a 4 milioni di case nel 2012 in Francia (che investirà 10 miliardi di euro). Eppure, a quanto pare, anche questo piano minimo ha avuto un intoppo.

Per mesi quegli 800 milioni sono stati avvolti da un giallo: un decreto già da prima dell'estate li stanziava per la banda larga, ma il Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, ne ha sempre rimandato l'assegnazione. A nulla sono valse le pressioni, per sbloccare quei fondi, da parte di Telecom Italia, Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), dello stesso Romani e del ministro per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta.

Almeno adesso il rebus si scioglie. Letta ha comunicato che i fondi sono sempre in pancia al Cipe, quindi non sono stati dirottati altrove, ma saranno sbloccati solo una volta usciti dalla crisi. Adesso ci sono altre priorità economiche, la banda larga può aspettare.

Non la pensano così altri governi europei, con i loro piani sulla banda larga. Né è d'accordo l'Unione Europea secondo cui questi piani servono appunto per uscire dalla crisi. L'Europa ha stimato che la banda larga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 e una crescita dell'economia europea di 850 miliardi di euro. Si noti che di quei 1,47 miliardi, questi 800 milioni sono gli unici fondi assegnati dall'attuale governo alla banda larga. Li altri vengono da altre fonti, stanziati dal governo Prodi oppure della Comunità europea.

Chissà adesso di quanto tempo il piano Romani sarà ritardato, rispetto all'obiettivo 2012. Il sottosegretario si dice però "ottimista": "Letta ha detto anche che la banda larga, nelle priorità ordinarie del governo, è al primo posto. Subito dopo quelle straordinarie che ora viviamo per la crisi - dice a Repubblica.it - credo inoltre che la fine della crisi sia questione di mesi, non di anni. Inoltre, anche senza gli 800 milioni non stiamo fermi. Abbiamo 400 milioni, tra fondi Infratel, rurali dalla Comunità Europea e derivanti da protocolli con le Regioni. Stiamo facendo bandi, creando infrastrutture".

Per arrivare a 1,47 miliardi, mancano poi 210 milioni, che, secondo il piano, dovrebbero venire da privati. "Per quelli faremo un bando europeo, dopo che si sbloccheranno gli 800 milioni", spiega Romani. Insomma, degli 1,47 miliardi manca all'appello un miliardo. Si lavora con circa un quarto della somma prevista.

© Riproduzione riservata (5 novembre 2009)

QUESTI SONO CAPACI SOLO A RACCONTARE FROTTOLE,SONO TUTTA LOLLA