04 dicembre, 2011

Susanna Camusso

La Cgil considera il blocco della rivalutazione delle pensioni e le misure sulla previdenza un «durissimo colpo ai redditi dei pensionati». Lo ha detto il leader della Cgil, Susanna Camusso sottolineando che l'aumento dell'età pensionabile è un «allungamento insostenibile» per tanti che si troverebbero «sconvolte le prospettive di pensione e molto incrementati gli anni di lavoro». La Cgil proporrà «modifiche concrete anche al Parlamento affinchè la parola equità assuma significato». «L'illustrazione del Governo sulla manovra si è limitata alla previdenza e ai provvedimenti sulla crescita - ha detto Camusso secondo quanto riferito da partecipanti alla riunione tra Governo e parti sociali in corso a palazzo Chigi - al netto della necessità di conoscere effettivamente i provvedimenti che verranno adottati i segnali su crescita e infrastrutture vanno assunti positivamente mentre grande preoccupazione destano le linee sulla previdenza. Alla luce dei provvedimenti che verranno emanati nella loro interezza - conclude - la Cgil esprimerà il suo giudizio compiuto».

SALTANO QUOTE PER PENSIONI DI ANZIANITA'
L'intervento sul sistema previdenziale non si limiterà a introdurre il sistema di calcolo contributivo per tutti i versamenti a partire dal prossimo anno, secondo il meccanismo "pro rata"*. L'adeguamento delle pensioni all'inflazione sarà confermato solo per gli assegni fino a 486 euro: rivalutazione parziale per le pensioni tra 486 euro e 936 euro e congelamento totale per gli assegni di importo superiore a quest'ultima soglia. Con la soppressione delle finestre mobili, salirà dal 2012 a 42 anni per gli uomini e a 41 anni per le donne il requisito contributivo per ritirarsi dal lavoro indipendentemente dall'età anagrafica, oggi pari a 40 anni. Inoltre, una fonte governativa spiega che il governo vuole abolire il sistema delle quote per l'accesso alle pensioni di anizianità come somma di età anagrafica e contributiva. Oggi la quota in vigore è pari a 96 e prevede un'età minima di 60 anni, dal 2013 sarebbe salita a 97 con età minima 61 anni. Accelera il percorso di graduale aumento dell'età per l'accesso alla pensione di vecchiaia delle donne impiegate nel settore privato. La convergenza tra uomini e donne sarà raggiunta nel 2018 (non più nel 2026) ma a 66 anni. Già nel 2012 le lavoratrici dipendenti del settore privato andranno in pensione di vecchiaia da 63 anni e gli uomini da 66. Per attenuare l'impatto di queste misure scatterà una fascia flessibile: le donne potranno accedere agli assegni di vecchiaia tra 63 e 70 anni, gli uomini tra 66 e 70. Previsto uno schema di incentivi per chi resta dopo i 65 anni e disincentivi per chi decide di ritirarsi prima di questa età. Nessun intervento in manovra sul mercato del lavoro, dove secondo Monti "serve maggiore concertazione".

* Il sistema misto rimane ancorato alle regole del sistema retributivo fatte salve le modalità del calcolo della pensione che sono in pro rata.
Ovvero con il sistema retributivo per i contributi versati entro il 5 dicembre 2011 e con il sistema contributivo per il resto dei contributi.
Dovrebbe essere così, ma aspettiamo celermente i decreti attuativi.

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