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ABBIAMO DECISO DI APRIRE QUESTO SPAZIO PER POTER DISCUTERE DEI PROBLEMI E DELL'ORGANIZZAZIONE DEI TECNICI TELECOM CHE OPERANO IN OPEN ACCESS, QUESTO VUOLE ESSERE UN LUOGO DI DISCUSSIONE E CONDIVISIONE DELLA NOSTRA ATTIVITA'.
"Avere un problema e cercare di risolverlo da soli è avarizia, accorgersi che il mio problema è anche di altri e cercare di risolverlo insieme, questo è politica" DON MILANI
SLC/CGIL – FISTEL/CISL – UILCOM/UIL
RSU TELECOM TOSCANA
COMUNICATO RIORGANIZZAZIONI e TAVOLI RELAZIONALI
Dopo le vicende nazionali, che ci hanno visto impegnati contro le decisioni aziendali assunte l’11 settembre e per l’organizzazione dell’importante e riuscito sciopero del 3 ottobre 2005, ancora non è stato riattivato il tavolo nazionale tra le organizzazioni sindacali e l’azienda.
Ciò nonostante in azienda sono ripartiti processi riorganizzativi che avranno grossi impatti e conseguenze difficilmente valutabili, senza il seppur minimo confronto con le OO.SS. e le RSU.
In particolare alla rete sta già cambiando la gestione delle varie attività della rete d’accesso (CSU), così come la suddivisione delle attività tra personale sociale e l’impresa: sono novità già note a molti lavoratori e in alcune sue parti già rese operative dalla evidente mancanza di dialogo tra linee tecniche che non rispettano i tempi relazionali necessari e relazioni industriali che dovrebbero garantire il rispetto delle procedure e dei rapporti sindacali.
Inoltre, in questa situazione di assenza di tavoli di confronto tra azienda e sindacato, l’azienda pensa bene di proporre una riduzione delle reperibilità in ambito CSU.
Quindi, oltre al danno la beffa: non solo l’azienda a livello nazionale non convoca le strutture sindacali nazionali per discutere di piano industriale, di ultimo miglio, di riorganizzazione della rete, ma nelle regioni propone modifiche di istituti che determinano riduzioni economiche e possibili peggioramenti della qualità del servizio.
SLC/CGIL, FISTel/CISL, UILCOM/UIL e le RSU della Toscana hanno quindi deciso di rinviare il confronto non volendo discutere di temi solo cari all’azienda (che costano ai lavoratori e alla collettività).
Per questo chiediamo all’azienda di sospendere le previste modifiche alla reperibilità in ambito CSU; di discutere da subito con le RSU e le OO.SS. l’impatto della riorganizzazione della rete nella nostra regione; di aprire un tavolo sulle problematiche rimaste aperte a cominciare dalla mancata erogazione dei livelli 4 e dei livelli 5 previsti dagli accordi.
Le OO.SS. della Toscana coinvolgeranno le segreterie nazionali per sbloccare una situazione di stallo che, seppur nata dopo una vittoria politica, non permette una definizione chiara del futuro della nostra azienda.
Firenze, 11 gennaio 2007
SLC/CGIL, FISTel/CISL, UILCOM/UIL, RSU Telecom Toscana
Calabro', separazione rete percorso accidentato

ROMA (MF-DJ)-- "Per quanto riguarda la separazione fra la proprieta' e la gestione della rete, stiamo proseguendo il lavoro e dopo le feste riprenderemo subito questo lunedi'. Il processo va avanti, anche se e' un percorso un po' accidentato".
Lo ha affermato a margine di un convegno alla Camera, il presidente dell'Authority per le tlc, Corrado Calabro', in merito al lavoro che l'Autorita' sta portando avanti insieme a Telecom Italia sul futuro della rete fissa. "Ci sono molti nodi da risolvere - ha spiegato - alla base della separazione della rete. L'importante e' che il risultato non sia una cosa cosi' di immagine".
Sui tempi, Calabro' ricorda che "in Gran Bretagna ci hanno impiegato 10 mesi, quindi un po' di tempo ci vorra'".
RICEVIAMO DAI COMPAGNI DI ROMA E DEL LAZIO
COMUNICATO
Alla luce delle ultime gravi novità organizzative messe in campo dall’azienda unilateralmente scavalcando i dovuti passaggi relazionali con le OO.SS., la SLC-CGIL di ROMA e LAZIO e le RSU di SLC rinnovano la propria totale contrarietà a questo ennesimo stravolgimento della politica industriale che riguarda le infrastrutture di RETE.
Il passaggio delle attività di manutenzione all’esterno dell’azienda è la conferma delle preoccupazioni da noi più volte espresse nel corso degli ultimi anni, riguardo alla tenuta dei livelli occupazionali, gestione della RETE e futuro delle TLC nel Paese.
Reputiamo inaccettabile che misure di tale gravità e importanza siano prese ignorando le OO.SS. e i lavoratori coinvolti, considerati semplici pedine di giochi tecnocratici.
Tali decisioni, nello smentire le assicurazioni date dal management aziendale alle OO.SS., prefigurano di fatto l’avvio della lacerazione della RETE e la riproduzione del progetto iniziale di smembramento dell’azienda.
Riteniamo quindi indispensabile opporsi a questo progetto devastante, auspicando la massima unitarietà e proponendo un percorso di lotta e mobilitazione nazionale.
Roma, 12/01/2007
SLC-CGIL ROMA e LAZIO

Siamo Tecnici del CSU e lavoriamo con la mansione di Tecnico PF/Cu da molti anni. L’intenzione di questa missiva è quella di esprimere le preoccupazioni di numerosi colleghi sparsi in tutta Italia che, come noi , svolgono l’attività di “giuntista” all’interno dei CSU.
Siamo consapevoli di rappresentare una platea di circa 800 persone che influisce circa l’1% sulla popolazione della nostra azienda e l’8% sulla popolazione dei CSU ma siamo altresì convinti che questa platea, sia quando era più numerosa e ora che invece è ridotta agli sgoccioli, abbia sempre dato il suo contributo affinché questa azienda prosperasse.
Le preoccupazioni cui facevamo riferimento sopra sono quelle dell’estinzione di una professionalità che è costata tanti anni di formazione e alla quale la stragrande maggioranza dei giuntisti è affezionata.
Professionalità che potrebbe rivelarsi utile se spostata in ambito “National” nello svolgimento di tutte le attività di manutenzione senza disservizio sulla rete in Rame e di disservizio sulla rete in fibra ora che “si sente in giro” che l’assurance pf/cu con disservizio, compresa la localizzazione, dovrà essere appaltata alle imprese di rete.Infatti se è vero che nel febbraio del 2005 si ritenne strategico mantenere il disservizio dei pf/cu in casa CSU in quanto attività critica verso il cliente, ci chiediamo: “ora che questo specialismo non sarà più necessario perché non riutilizzarlo per tamponare il disservizio?”
Crediamo che sia interesse della Telecom Italia “intera” e non solo delle sue singole “Business Unit” ridurre progressivamente i canoni di appalto annui alle imprese. Ciò sarebbe possibile, in ambito di Assurance pf, riducendo il numero dei guasti progressivamente nel tempo e questi ultimi si ridurrebbero intervenendo sulle loro cause e cioè:
• attraverso un costante presidio del territorio sui cantieri con l’assistenza scavi, dalla cui assenza si determina una buona parte del disservizio diretto e indiretto sul cavo in rame;
• attraverso una bonifica capillare della rete di pressurizzazione e della rete in rame secondaria
( tramite l’implementazione delle misure elettriche nelle bonifiche degli armadi) e tante altre azioni che prevedono la prevenzione in generale ( come i negativi rete ad es.).
Queste sono attività, compresa l’assistenza alle imprese per la localizzazione dei guasti, quando queste ultime avessero necessità, che si potrebbero svolgere tranquillamente con personale sociale se i colleghi “giuntisti” del National venissero integrati da noi “giuntisti” del CSU.
Se a questo si aggiunge che dalla metà del 2008 partirà la progressiva posa dei cavi in Fibra Ottica per la costituzione della rete di nuova generazione, credo che i giuntisti del CSU siano il naturale bacino dal quale si possano attingere professionalità adeguate per completare lo specialismo PF nei NOU, in quanto l’imprinting è già presente, ovvero il cavo, e poi perché parte della formazione sulla fibra ottica è stata fatta nei vari CPF nel corso degli anni passati.
Ad una prima lettura, questa lettera può sembrare il tentativo di un gruppo di colleghi di preservare la propria professionalità ma, è anche vero, che quando ognuno di noi ama il lavoro che compie quotidianamente (e noi “giuntisti” siamo un’etnia molto strana in quanto lo amiamo), ne intravede le potenzialità, ha il dovere morale di esplicitare le proprie convinzioni sperando che vengano accolte positivamente.
Speriamo di non avervi annoiato troppo ma soprattutto speriamo, con la maggioranza degli ex tecnici di rete, che la professionalità ottenuta nel corso degli anni con l’esperienza del CIL, del CGC e del CPF porti dei frutti a tutti.
Vi ringraziamo dell’attenzione concessaci e, in attesa di un vostro cortese riscontro, porgiamo
Cordiali Saluti.
UN QUALSIASI CSU ITALIANO Lettera vera
Il conto dell'evasione in Italia: ogni anno sottratti al Fisco 115 miliardi di imposte
Le imposte e i contributi evasi hanno superato, nel 2006, i 115 miliardi di euro. Un po' come mettere l'una sull'altra - tanto per farsi un'idea - qualcosa come tre manovre del peso di quella appena approvata dal Parlamento. Roba da impallidire.
La buona notizia, per chi si accontenta, è che questo importo avrebbe potuto essere ben più elevato. Tanto da superare i 120 miliardi di euro, se l'inatteso boom del gettito tributario dello scorso anno (i 34 miliardi o più su cui Governo e opposizione stanno litigando per aggiudicarsene il merito), non avesse regalato all'Erario anche una quota "strutturale" di maggiori entrate pari a 5 miliardi,imputabile, secondo le valutazioni dell'Esecutivo, proprio ai primi risultati della lotta all'evasione.
I dati
Il Sole24 Ore del Lunedì ha aggiornato al 2006 le stime sulle imposte e i contributi evasi, vale a dire gli importi effettivamente sottratti al Fisco e non gli imponibili nascosti. L'analisi dice che il livello di evasione si collocatra un minimo di 106,6 e un massimo di 115,3 miliardi. Minimo e massimo sono calcolati tenendo conto sia dell'incidenza reale delle imposte versate, sia dei due valori forniti dall'Istat per quantificare l'underground economy: per il 2004,l'istituto ha fissato tra il 16,6 e il 17,7% del Pil il valore aggiunto imputabile all'area del sommerso economico (il livello più basso della forchetta indica quanta parte del Pil è sicuramente ascrivibile al sommerso;il più elevato, quanta parte del Pil è presumibilmente derivante dallo stesso fenomeno).
Così, considerato l'andamento della shadow economy negli ultimi anni, per il 2006 la forbice è stata "aggiornata" al 1718,1% del Pil: in pratica,lo scorso anno,una somma compresa tra i 250 e il 266 miliardi di euro è andata a incrementare il prodotto interno lordo, senza tuttavia subire alcun prelievo fiscale e/ o contributivo.
Proprio dai contributi sociali è derivato un terzo dell'evasione totale: complice la preoccupante diffusione del lavoro irregolare, non sono affluiti alle casse degli istituti previdenziali pubblici e privati somme comprese tra 37,7 e 40,7 miliardi di euro. Tra le grandi imposte, l'Irpef ha toccato i livelli più elevati di infedeltà fiscale (tra 28,9 e 31,2 miliardi), seguita dall'Iva, dall'Ires e dall'Irap. Rilevanti, infine, anche le quote sottratte alle autonomie locali e alle altre imposte indirette.
Rispetto al 2005,la stima del Sole 24 Ore del Lunedì registra una crescita dell'evasione di circa 13 miliardi (minimo e massimo erano risultati, rispettivamente, 88,8 e 102 miliardi). Il raffronto dei risultati richiede, tuttavia, qualche cautela: il metodo di calcolo è lo stesso, ma per il 2006 sono stati considerati anche i tributi locali, esclusi invece dalla precedente elaborazione. Un incremento così rilevante del "tesoro" dell'evasione si spiega anche sia con la crescita del Pil in valore assoluto sia con l'aggiornamento al 2004 delle quantificazioni sull'economia sommersa. Tutti elementi che, in realtà, rendono molto meno difformi le cifre del 2005 e quelle del 2006.
Gli scenari
L'anno che si è appena aperto rappresenta - nelle intenzioni del Governo - un momento di svolta sul fronte del ritorno alla legalità fiscale. La legge Finanziaria ora, e i decreti legge del 2006 prima, hanno fornito al Fisco un armamentario importante per avviare un'azione di mediolungo periodo che - come ha detto il presidente del Consiglio, Romano Prodi - dovrà ricondurre il fenomeno alla normalità entro 78 anni (addirittura tre per il ministro Padoa-Schioppa).
La revisione degli studi di settore, le misure antielusive, il potenziamento dell'attività di controllo con un massiccio ricorso all'informatica (dalla tracciabilità dei pagamenti alle nuove indagini bancarie), la riforma della riscossione fanno pensare a una strategia organica che,almeno in termini di deterrenza, potrebbe dare i frutti attesi.Ma i bilanci,come sempre, vanno fatti alla fine. Per ora si devono solo fare i conti con la realtà delle cifre: che dicono a chiare lettere come la strada da percorrere sia ancora incredibilmente lunga e piena di insidie.
A QUESTO PUNTO UNA DOMANDA: MA NEGLI ULTIMI 5 ANNI IL SOLE 24 E CONFINDUSTRIA A COSA GUARDAVANO..............

La ditta Mazzoni appaltatrice di numerosi lavori da parte di Telecom Italia ha avviato la procedura di licenziamento di 62 lavoratori a causa della chiusura dei cantieri di Strambino ed Aymavilles e per l'azzeramento dei volumi dell'attività produttiva decisi dall'azienda telefonica.
Per cercare una soluzione, i sindacati Fim, Fiom e Savt -Met hanno incontrato i vertici della Mazzoni spa: le organizzazioni dei lavoratori sono contrari ai licenziamenti e chiedono strumenti alternativi. L'incontro del 2 gennaio però non ha portato a un accordo tra le parti.
PRIMI EFFETTI DELLA NUOVA POLITICA AZIENDALE SUI LAVORI A CANONE? MAZZONI SI ADEGUA RICORRENDO MAGGIORMENTE AL SUB APPALTO ?
ANCORA SUL WI-MAX
Qualche giorno fa il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e quello della Difesa Arturo Parisi hanno firmato un'intesa per sbloccare le frequenze del wi-max, finora sotto l'esclusiva competenza dei militari.
Si tratta di una gamma di frequenze relative alle trasmissioni dati di reti locali (il nome deriva infatti da wi-fi) che in pratica renderà possibile ricevere il segnale per il collegamento internet a banda larga in intere aree cittadine, fino a una copertura in campo aperto di qualche decina di chilometri.
In altre parole un qualsiasi portatile in qualsiasi punto della città potrà essere sempre connesso a internet attraverso questo tipo di connessione senza fili.
La partita riguarda un giro d'affari piuttosto importante perché si tratterà di montare centinaia di antenne in tutta Italia, e siglare i relativi accordi con i provider.
Secondo gli analisti di Ras Bank per lo Stato si attendono introiti non superiori a 100 milioni di euro per la vendita delle frequenze, mentre gli operatori pretenderanno un piano di investimenti per le aree non raggiunte da Adsl o fibra ottica, tipicamente le zone rurali.
"Visto che la stazione di trasmissione Wi-Max - dicono gli analisti - ha un costo limitato, ma deve comunicare con la rete fissa di trasporto a banda larga, sostituendo solo l’ultimo miglio, vediamo probabile che abbia ritorni economici interessanti solo per i gestori di linea fissa che già possiedono la rete di trasporto di linea fissa". Perciò "nella sua applicazione fissa - è l'analisi di Ras Bank - il wi-max favorirà soprattutto Telecom Italia, FastWeb e Wind, estendendone il mercato di riferimento, mentre per l’applicazione mobile bisognerà aspettare almeno il primo semestre del 2008".
Wi-Max, c'è l'accordo tra ministeri

ROMA - Partiranno a giugno le prime licenze Wi-Max italiane, tecnologia senza fili che promette di spargere la banda larga ovunque sul territorio. I Ministri della Difesa (Arturo Parisi) e delle Comunicazioni (Paolo Gentiloni) hanno raggiunto l'accordo a cui stavano lavorando dai primi giorni del nuovo governo. Le frequenze deputate al WiMax (3,4-3,6 GHz), infatti, sono ancora controllate dalla Difesa e devono passare alle Comunicazioni perché la tecnologia possa partire.
La Difesa ha diritto a un rimborso, da parte delle Comunicazioni, per cedere le frequenze. Dovrà infatti riallocare i propri sistemi radar fissi e mobili e gli assetti di telecomunicazione, spostandoli su altre frequenze.
Solo oggi, dopo qualche mese di trattative, Parisi e Gentiloni si sono messi d'accordo sulla cifra e sulle modalità di passaggio. "Gli investimenti necessari deriveranno in parte da appositi capitoli del bilancio dello Stato ed eventualmente anche dal mercato Wi-Max", spiega una nota del Ministero delle Comunicazioni.
Le frequenze disponibili. Si è deciso quindi che entro febbraio il tavolo tecnico istituito dai due Ministeri stilerà un calendario operativo per arrivare al lancio. Si attendono anche i risultati della consultazione WiMax che è in corso presso l'Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom). Spetta ad Agcom, infatti, decidere i criteri delle aste con cui il Ministero delle Comunicazioni assegnerà le licenze agli operatori interessati. Al momento è noto soltanto che i lotti iniziali di frequenze WiMax, resi disponibili, saranno pari a 35+35 MHz, ripartibili anche su diverse macroaree nazionali.
Una tecnologia innovativa. "È una splendida notizia", commenta per Repubblica. it Maurizio Dècina, ordinario di reti e telecomunicazioni presso il Politecnico di Milano. Negli anni scorsi Dècina aveva in più riprese messo il dito nella piaga, denunciando i ritardi del Wi-Max italiano. "Speriamo che il Governo voglia continuare con una politica di riutilizzo dello spettro radio a favore di tecnologie innovative".
Ed innovativo il Wi-Max promette davvero di esserlo. L'Italia, a riguardo, è stata finora la cenerentola d'Europa: il solo Paese dove non ci siano state ancora aste Wi-Max. In Francia, Germania, Spagna e Regno Unito (tra gli altri) già sono arrivate le prime offerte, in alcune regioni. Il governo Berlusconi, infatti, non era riuscito a mettere d'accordo i due Ministeri per il passaggio delle frequenze, mentre altrove in Europa si è fatto in fretta.
Eppure l'Italia è uno dei Paesi che più ha bisogno del Wi-Max. Per due motivi: per coprire i buchi della nostra copertura banda larga e per rendere più vario il mercato. Il Wi-Max di cui si parla oggi, infatti, è quello da postazione fissa (standard Ieee 802.16d), che funziona da casa o dall'ufficio un po' come l'Adsl. Ci si connette con un computer dotato di scheda Wi-Max o tramite un'antenna posta all'esterno dell'abitazione e collegata alla scheda Ethernet del Pc. Grazie alla tecnologia wireless, è possibile trasportare così il segnale veloce di accesso a Internet anche laddove sarebbe troppo costoso per gli operatori cablare la fibra ottica o attivare l'Adsl.
Risposta al digital divide. È insomma una soluzione al digital divide, che affligge molte regioni italiane (a causa soprattutto della nostra orografia). Come denunciato qualche settimana fa dalla Commissione Europea, da noi le zone rurali sono coperte al 44 per cento, contro una media UE del 65 per cento. Il WiMax, contro il digital divide, serve in due modi: o come tecnologia da ultimo miglio (per portare l'accesso direttamente nelle case o negli uffici) oppure come tecnologia di trasporto, per creare le infrastrutture di base (in alternativa alla fibra ottica) sulle quali gli operatori possono poi installare apparecchiature Adsl.
Grazie ai prezzi bassi delle offerte, però, il Wi-Max sta diventando anche un concorrente diretto dell'Adsl, in altri Paesi europei. Per esempio, Altitude in Francia offre WiMax a 4/4 Mbps, a 59 euro al mese. My Qube sta per lanciare in Germania un'offerta Wi-Max 3/3 Mpbs, a 20 euro al mese. Incluse illimitate telefonate verso numeri di rete fissa (via VoIP). Il Wi-Max potrebbe dare quindi una scossa al nostro mercato banda larga, che, rispetto al resto d'Europa, è eccezionalmente fondato sulle infrastrutture di rame di Telecom Italia.
Il Wi-Max potrebbe fare nascere una concorrenza più agguerrita, perché più indipendente dalle infrastrutture Telecom, e incoraggiare la discesa dei prezzi, l'aumento delle velocità reali delle connessioni. Se tutto va bene, significa favorire la diffusione della banda larga nel Paese, a beneficio di utenti, aziende e pubbliche amministrazioni.
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(27 dicembre 2006)
A MEMORIA DI DUE GIUNTISTI VISIONARI CHE NEL NOVEMBRE DEL 2004 FURONO MESSI ALLA GOGNA PER AVER SOLLEVATO QUESTO ARGOMENTO DURANTE LA DISCUSSIONE DELLA BOZZA DEL CCNL
Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l'affrontano (Stendhal)
Telecom Italia: nuova struttura divisa in 4 business unit sotto guida Ruggiero

(Teleborsa) - Roma, 21 dic - In merito alle indiscrezioni circolate in questi giorni, relative all'assetto organizzativo del Gruppo, Telecom Italia ribadisce che verrà adottato un modello organizzativo funzionale alla più efficiente realizzazione delle linee strategiche della convergenza tra telecomunicazioni fisse, mobili, internet a banda larga e contenuti media, già comunicate al mercato il 25 ottobre scorso.
Tale modello organizzativo, informa una nota, si basa sulla costituzione di quattro Business Unit (fisso, mobile, rete e Top Client/ICT) alle dirette dipendenze dell'Amministratore Delegato Riccardo Ruggiero, il quale risponde al Vice Presidente Esecutivo Carlo Buora, in piena sintonia e secondo i criteri di trasparenza, flessibilità ed efficienza già delineati.
21/12/2006 - 18:55
PRIME CONSIDERAZIONI SULLA CREAZIONE DELLA NUOVA BUSINESS UNIT DI RETE

Dopo otto giorni dall'incontro delle segreterie con Guido Rossi cerchiamo di realizzare alcuni concetti emersi da quello scarno comunicato stampa.E dal passaggio del comunicato Nazionale del 14 u.s.
[• procedere alla realizzazione di una Business Unit in ambito esclusivo Telecom Italia per quanto riguarda la Rete di nuova generazione nella piena tutela occupazionale dei lavoratori.]
[ Ha escluso anche lo scorporo di Tim da Telecom Italia ed ha sottolineato che sono in corso incontri con l'Autority per la definizione del Business Unit (cavi fibra e rame) sulla rete di accesso che non comprende le centrali e la piattaforma tecnologica.(AGI 11 dicembre ore 19,25)]
Allora, come si legge sopra l'indirizzo aziendale è quello di procedere alla creazione di una BUSINESS UNIT di RETE, nella quale confluiscano alcune attivita' di rete. Ci dicono che sono in corso incontri con l'AGCOM per definirne i perimetri, addirittura alcuni ci riferiscono che l'azienda avrebbe chiesto "alcuni consigli"alle OOSS.
Nel merito la B.U. non è un male anzi a prima vista è sicuramente piu' vantaggiosa rispetto all'esperienza Britannica, e non nuova in TI (ricordate DATACOM?).
Prendendo atto di tutto questo, ci risulta ad oggi che in azienda si stia procedendo o meglio continuando sul progetto di cessione della rete rame a CANONE alle aziende appaltatrici (argomento gia' trattato su questo blog con un post del 29 giugno che riprendeva alcuni passaggi di Crocetti alla convetion Toscana).E' evidente che la cosa non puo' che creare dei dubbi, questi derivano dal metodo che verra' attuato della concessione a CANONE, quali saranno i PERIMETRI, quali saranno le ATTIVITA' che rimarranno al personale sociale, i confini chiari tra attivita' MOS-MOI e la cosa più importante i controlli sull'operato del CONCESSIONARIO.
A questo punto si posssono ipotizzare alcune cose:
Primo si decide di dare tutto all'APPALTO in quelle zone scoperte da personale sociale
Secondo si da all'APPALTO l'assurance del RTG e del RAME ed il Delivery OPA, e si mantiene al MOS il DELIVERY e l'assurance di clientela elevata e ADSL.
Terzo si fa come adesso che si fa fare l'assurance all'APPALTO e poi quando il cliente denuncia va il MOS.
UN GRAN PASTICCIO, un gran pasticcio anche la definizione dell'ultimo miglio e di chi gestira' la NGN2, i NS rappresentanti in delegazione ci dicono che "the last mile" sara' considerata la distanza dai Reparti Linea di nuova generazione ai clienti, va bene, ma nella fase transitoria come funzionera'? Chi sara' a gestire il back bone al RL? Chi seguira' i lavori, chi effettuera' i collaudi?
Ci troviamo di fronte ad un gran bel MARASMA,da una parte (la NS) una gran confusione sul ruolo, dall'altra parte una gran confusione sui modi.
Speriamo di non aver a che fare con quelle grandi menti che riuscirono nella scissione dell'atomo (leggi arrosto GIUNTISTI).
Telecom Italia: dismessi nuovi immobili. Incassata plusvalenza di circa 11 mln di euro

Telecom Italia comunica che, nell’ambito del programma di dismissione di immobili per un valore totale di oltre 1 miliardo di euro, approvato dal Cda lo scorso 21 dicembre, oggi è stato realizzato l’apporto da parte di Olivetti Multiservices, società controllata al 100%, di un’ultima tranche di 33 immobili al fondo immobiliare di tipo chiuso denominato Raissa.
Il valore dell’apporto è pari a circa 30 milioni di euro, con una plusvalenza lorda consolidata di circa 11 milioni di euro. Il totale dei conferimenti al fondo Raissa ha determinato un impatto positivo sull’indebitamento finanziario del gruppo di circa 570 milioni di euro, al lordo delle imposte.
Le quote del fondo Raissa sono state cedute ad investitori istituzionali facenti capo a The Morgan Stanley Real Estate Funds; Pirelli & C. Real Estate partecipa al fondo in via minoritaria in joint venture con i medesimi fondi.
COMMENTI?
Accordo con i sindacati: contratto a tempo indeterminato per 6300 precari
Atesia e non solo. Sono 6300 i lavoratori dei call center che otterranno un contratto a tempo indeterminato e usciranno dalla precarietà grazie all´intesa siglata dal gruppo Almaviva e dai sindacati. L'accordo che «non ha precedenti nella storia italiana negli ultimi dieci anni» prevede l'assunzione entro il 2007 di tutti gli attuali lavoratori a progetto in forza presso le Società Atesia, Cos, Alicos ed InAction. Quattromila i lavoratori impegnati in attività inbound (servizio alla clientela) e 2.500 in outbound, ovvero nelle campagne promozionali e pubblicità di nuovi prodotti e servizi.
«Siamo andati oltre la circolare Damiano sui call center – afferma il segretario della Uilcom Di Cola - speriamo che questo apra la strada alla regolarizzazione anche negli altri call center»
Alla fine del percorso di regolarizzazione il Gruppo Almaviva occuperà nel solo settore dei call center circa 11.000 dipendenti (di cui oltre il 97% a tempo indeterminato), evitando il ricorso alla tipologia contrattuale del lavoro a progetto. «Auspichiamo che questo percorso virtuoso di stabilizzazione, di cui il Gruppo Almaviva è stato precursore - afferma una nota dell´azienda - possa avviare in concreto un processo di normalizzazione all'interno dell'intero settore dei Call Center in outsourcing, e porti a un sostanziale cambiamento del mercato di riferimento basato sempre meno su logiche di massimo ribasso e sempre più su logiche di massima qualità».
Ora, sottolinea Nicoletta Rocchi della Cgil, «la contrattazione deve estendersi agli altri call center dove sono ancora presenti circa 55 mila lavoratori a progetto, raggiungendo parità di diritti, condizioni e costi per tutto il settore, anche con il ruolo determinante che dovranno svolgere le grandi imprese committenti».
Dall'UNITA' ON-LINE
TELECOM: SINDACATI, ROSSI HA ESCLUSO CESSIONE TIM BRASILE

Nessuna vendita di Tim Brasil e nessuno scorporo di Tim da Telecom Italia: lo ha annunciato lo stesso presidente delle societa' di tlc, Guido Rossi, nel corso di un incontro con i sindacati. "Il Presidente Guido Rossi ha riconosciuto il ruolo fondamentale dei lavoratori e delle Organizzazioni Sindacali per il raggiungimento dei risultati aziendali", ha detto Bruno Di Cola, Segretario Generale Uilcom, dando un giudizio positivo dell'incontro con il management di Telecom.
Nel corso dell'incontro, si legge nella nota sindacale, Rossi ha smentito che sia in atto la vendita di Tim Brasile "anche se sono pervenute delle offerte". Ha escluso anche lo scorporo di Tim da Telecom Italia ed ha sottolineato che sono in corso incontri con l'Autority per la definizione del Businnes United (cavi fibra e rame) sulla rete di accesso che non comprende le centrali e la piattaforma tecnologica.
"Possiamo definire l'incontro positivo - ha concluso Bruno Di Cola - in quanto ha fugato i dubbi che erano alla base della mobilitazione del 3 ottobre". I sindacati hanno convocato il coordinamento di Telecom per un vertice con i dirigenti aziendali. (AGI)
(11 dicembre 2006 ore 19.25)
Bankitalia: per lo sviluppo bisogna puntare sulla qualità del lavoro

È il capitale umano, ancor più che la ricerca o le infratrutture, il fattore che alimenta lo sviluppo economico di un Paese. Lo afferma una ricerca pubblicata in uno degli ultimi "Temi di discussione" di Bankitalia. Tutto sta a guardare le cose nella giusta prospettiva. Una prospettiva di lungo periodo: «I risultati dell'analisi - scrivono gli studiosi della Banca d´Italia - mostrano che esiste una relazione di lungo periodo, statisticamente significativa, tra livelli di produttività, capitale umano, capitale pubblico e attività di ricerca e sviluppo. E il capitale umano - spiegano - sembra avere l'impatto quantitativamente maggiore sulla produttività regionale: in base ai risultati delle stime, infatti, un suo aumento dell'1% accresce la produttività di circa 0,4 punti percentuali, mentre un analogo incremento del capitale pubblico innalza la produttività di circa 0,1 punti».
Ma cosa significa puntare sul capitale umano? Il ministro del lavoro Cesare Damiano non ha dubbi: vuol dire investire sul lavoro. «Formazione e in aggiornamento», certo, ma anche «stabilità di impiego e sicurezza». Tocca alle imprese ora cambiare una politica che in questi anni ha scelto «i bassi costi e quindi la mancata valorizzazione della risorsa umana».
«Ha ragione Bankitalia – concorda Marigia Maulucci della Cgil - Occorre investire per rafforzare la qualità del lavoro, la sua formazione e riqualificazione se davvero il nostro modello di specializzazione produttiva intende recuperare produttività e competitività. Se Confindustria si convincesse di questa priorità, oggi sostenuta da una fonte così autorevole, ragionare di produttività e competitività risulterebbe molto più agevole».
AGGIUNGIAMO SONO ANNI CHE SI VA SOSTENENDO QUESTA TESI.............MA SE LO DICE BANCA D'ITALIA ALLORA.................

Italiani al lavoro stressati e meno soddisfatti dei colleghi europei
Italiani meno soddisfatti del lavoro rispetto ai colleghi europei. Lo attesta la quarta indagine europea sulle condizioni di lavoro condotta dalla Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Tra i lavoratori italiani il sintomo sanitario più comune associato al lavoro è lo stress, dichiarato dal 27% dei lavoratori, rispetto al 22% descritto dai colleghi europei.
Solo il 51% dei lavoratori italiani gode di sostegno e assistenza da parte dei colleghi, rispetto al 67% che si registra fra gli altri lavoratori europei. Anche l’assistenza di un superiore gerarchico è peggiore (34% contro il 56% segnalato negli altri Paesi dell’Unione europea) e si lavora poco in gruppo (39% contro il 55% degli altri Paesi europei).
Montezemolo: "In Italia? Ci sono troppi fannulloni"
“L’Italia? Una barca in cui una metà rema mentre l’altra è seduta a poppa, ringrazia, non produce e succhia le ruote di chi rema. Ci sono troppi fannulloni. E la sinistra italiana? Una parte frena sulle scelte da fare”. Queste le parole del Presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, in occasione dell’inaugurazione della Scuola superiore di amministrazione del Ministero dell’Interno. NON EVADERE IL FISCO STRESSA E RENDE FANNULLONI!!!!!!
COMUNICATO STAMPA SULLA BOZZA RINNOVO BIENNIO ECONOMICO CCNL

I sindacati delle telecomunicazioni SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL,
hanno definito insieme ai delegati e alle strutture facenti parte del
coordinamento di settore, la proposta di piattaforma per il rinnovo del
biennio economico che coinvolgerà circa 120 mila lavoratori.
La richiesta salariale è di 111 (centoundici) euro in più medi a regime per il 5° livello (100 per il 4°).
Una richiesta che si fa carico non solo dell'inflazione, ma anche di una crescita economica prevista e un andamento del settore positivo.
In più si è deciso di proporre alla controparti di avviare da subito un percorso, attraverso una commissione paritetica, per estendere a tutti ilavoratori del settore l'assistenza sanitaria integrativa.
Emilio Miceli, Segretario Generale SLC - CGIL, così commenta: - Una scelta quest'ultima che dovrà portare, al termine del quadriennio normativo, a
riconoscere nel CCNL il diritto per tutti i lavoratori del settore, in
particolare quelli delle imprese medie e piccole e quei lavoratori precari
per cui siamo tutti impegnati alla stabilizzazione (anche attraverso le
norme previste in Finanziaria). Un diritto oggi presente solo in pochi grandi gruppi. -
- Infine come SLC-CGIL in particolare - prosegue Miceli - dopo la prima positiva esperienza legata all'ultimo CCNL, segnaliamo che il rinnovo del
biennio economico sarà l'occasione per la definizione di regole e strumenti
certi per favorire la partecipazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici
sia nella conferma della proposta di piattaforma, che nella validazione
dell'eventuale ipotesi conclusiva, anche attraverso il diritto riconosciuto
ai lavoratori del voto segreto e del referendum confermativo sull'ipotesi di
chiusura.
UNA VOLTA TANTO TEMPO FA, ANCOR PRIMA CHE MOLTI DI NOI NASCESSERO LE BOZZE RIVENDICATIVE NASCEVANO DALLA BASE, CI SI RIUNIVA, SI DISCUTEVA ANCHE ASPRAMENTE E POI SI FACEVA UNA SINTESI CHE TENESSE CONTO DELLE COSE CHE POTEVANO ESSERE RAGGIUNTE CON UNA LOTTA. OGGI CI ARRIVA PRECONFEZIONATO UNO SCARNO COMUNICATO STAMPA.
SARANNO I TEMPI CHE CAMBIANO (VEDI QUESTIONE 5° LIVELLO).............MA A NOI QUESTA MODERNITA' UN VA NE SU NE GIU'.ASPETTIAMO CON FIDUCIA L'INTEGRATIVO TELECOM E LE PICCOLEZZE QUALI L'AZIENDA DI RETE............