31 marzo, 2012

Campiglio: una riforma infausta



Secondo l'economista Luigi Campiglio la riforma Fornero riduce il reddito delle famiglie e "nasconde il vero obiettivo, che è la riduzione dei salari"

“Non c’è alcuna evidenza statistica seria del fatto che la mobilità del lavoro in Italia nel settore privato sia più bassa di quella degli altri Paesi europei” commenta Luigi Campiglio, docente di Politica economica all’Università Cattolica di Milano, esperto di consumi e dinamiche familiari. “Semmai la situazione italiana è all’opposto: gli indicatori dell’OECD sulla protezione dei lavoratori occupati (il cosiddetto Employment protection index) nei Paesi monitorati dicono che in Italia il livello di protezione è già il più basso della Francia, della Germania e anche del Portogallo e della Spagna”.
Dunque secondo lei non c’è un problema di flessibilità in uscita? In Italia si fa fatica a licenziare?
“Tutt’altro. Quel poco che sappiamo sulla mobilità del lavoro in Italia è che è più o meno dello stesso ordine di grandezza degli altri Paesi europei e non lontana da quella americana. Se guardiamo a dati ufficiali l’Italia è uno dei Paesi meno protetti sul piano del lavoro”.
Che giudizio dà della riforma Fornero?
“Il mio giudizio è che questa riforma va valutata nelle sue implicazioni. Da quando c’è l’euro i processi di aggiustamento dentro l’Eurozona non sono più gestibili da tutti i Paesi con politiche valutarie”.
Significa che prima dell'euro, grazie alla nostra "liretta" la Banca d’Italia svalutava e le esportazioni riprendevano fiato?
“Esattamente. Questo però significa scegliere tra due strumenti alternativi: o diminuire i salari oppure aumentare la produttività sul piano della qualità dei prodotti. Questa riforma ha scelto la prima soluzione”.
In che modo?
“Con l’aumento della discrezionalità nei licenziamenti. Lo ha scritto autorevolmente anche Luciano Gallino su Repubblica. Le imprese riducono il costo del lavoro sostituendo il lavoratore cinquantenne con uno 25enne, il cui costo del lavoro è la metà. Questo può rappresentare un vantaggio per le aziende che vivono di export. Ma non si può dimenticare che se il giovane e il meno giovane sono un figlio e un padre che condividono il medesimo reddito familiare, licenziare il padre per assumere il figlio a metà salario significa dimezzare il reddito familiare. E quindi ridurre il tenore di vita, impoverire la famiglia e ridurre la domanda per i consumi del Paese, Come se non ne avessimo abbastanza, di famiglie impoverite”.
Il premier Monti non arretra sui licenziamenti economici senza possibilità di reintegro. Sostiene che la riforma del lavoro è necessaria per sostenere lo sviluppo. Che ne pensa?
“Penso che sia infausta, per usare un termine adoperato dal vescovo Bregantini, responsabile della Commissione Lavoro della Cei. Se io prendo il 50enne affermando che esiste la crisi e dico che per ragioni economiche preferisco il 25enne che mi costa la metà ho già motivi sufficienti per licenziare il padre. La crisi infatti esiste. Ma è come dire che devo licenziare qualcuno per via della contingenza: basterà un rialzo dei tassi, una crisi valutaria, un congiuntura sfavorevole, un segno meno nella bilancia dei pagamenti. Tutti fattori “esogeni”, come diciamo noi economisti, scaricati sul povero lavoratore. E, badi bene, restiamo sempre nel campo della ragione economica, perché a quel punto più economica di così…”.
In effetti ci sono aziende che se ne gioverebbero…
“Il punto è che questo ragionamento può funzionare per una singola impresa. Ma quello che può andar bene per una singola impresa diventa un disastro per l’insieme delle imprese. Se tutte le aziende che operano sul territorio nazionale, che lavorano per la domanda interna, fanno la stessa operazione, il risultato è che tutte le famiglie avranno un reddito dimezzato e quindi un potere d’acquisto dimezzato. Si deprimeranno ulteriormente i consumi. Le aziende potranno fare più investimenti, ma si riduce il bacino ei consumatori. La domanda interna diminuirebbe in modo brusco”.
Si è sempre detto che il problema prioritario in Italia è la disoccupazione giovanile. La flessibilità in entrata della riforma è molto migliorata…
“Questa politica nasconde il vero obiettivo di riduzione dei salari reali, anziché l’aumento della produttività. Ma crea una divisione generazionale, un conflitto tra padri e figli che è quanto di più negativo si possa immaginare per il Paese. Padri e figli, per l’appunto, che o vivono nella stessa famiglia o comunque sono strettamente collegati. Questa riforma anziché risolvere il problema dei figli rischia così com’è di mettere i figli contro i padri. Peggio della ruggine che corrode il ferro”.

Luigi Campiglio, docente di Politica economica all'Università Cattolica di Milano.

Nessun commento: