15 dicembre, 2007

Telecom, due opzioni per la rete

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Un altro (piccolo) passo verso la separazione della rete Telecom. Il Consiglio dell'Autorità per le comunicazioni ha avviato ieri un procedimento formale: si valuterà «la revisione e l'eventuale integrazione delle misure regolamentari» che devono garantire l'« effettiva concorrenza sui mercati di accesso alla rete fissa».
Al di là dei tecnicismi, di fatto l'Autorità prova a potenziare la propria leva negoziale per accelerare il negoziato con Telecom Italia. L'accordo, magari con l'assunzione di impegni vincolanti da parte dell'azienda, resta la strada maestra, quella preferita da tutti gli ambienti istituzionali, come è stato fatto presente a Galateri e Bernabè nei loro primi incontri romani.
Del resto, l'Autorità spiega che per evitare che il procedimento vada avanti «Telecom Italia ha la facoltà, fin da subito, di presentare eventuali impegni ai sensi della legge Bersani»: impegni che assicurino «una effettiva ed efficace separazione fra le attività della rete di accesso ed il resto delle funzioni dell'azienda», e l'«equivalenza di trattamento – tra gli operatori alternativi e le proprie divisioni commerciali – in relazione alla fornitura dei servizi di accesso all'ingrosso».
Il procedimento annunciato dal garante, nel dettaglio, riguarda il riesame di quattro mercati (1; 2; 11 e 12) tra quelli considerati rilevanti dall'Unione europea. L'Autorità dovrà decidere se riformulare i rimedi regolamentari e, nel caso, se introdurre interventi straordinari «(ai sensi dell'articolo 45 del Codice delle comunicazioni), ivi comprese misure atte a garantire la separazione funzionale».
La novità, rispetto alle settimane scorse, è rappresentata dalle "prove" con cui, nella delibera, l'Autorità guidata da Calabrò denuncia una situazione di emergenza soprattutto nella banda larga. I tecnici di rete di Telecom svolgerebbero anche attività di vendita dei servizi Adsl, in contrasto con l'attuale quadro normativo. Inoltre Telecom avrebbe proceduto in modo irregolare alla disattivazione di clienti dei concorrenti trasferendoli sulla propria rete (anche attraverso una non corretta interpretazione di una norma delle liberalizzazioni Bersani).
Tuttavia, nonostante questi elementi, anche il garante è consapevole che l'iter sarebbe particolarmente tortuoso e che Telecom – se non fosse per l'atteggiamento di distensione scelto da Galateri e Bernabè – potrebbe decidere rapidamente di impugnare la delibera.
Il procedimento istruttorio durerà almeno 180 giorni, ma tra sospensioni varie potrebbe anche protrarsi per tutto il 2008. In particolare, l'Autorità dovrà preparare uno schema di provvedimento, indire una consultazione pubblica aperta per almeno 30 giorni, acquisire il parere non vincolante dell'Antitrust, inviare la bozza alla Commissione europea. E, soprattutto, l'Agcom dovrebbe motivare l'adozione di una misura straordinaria come la separazione e attendere da Bruxelles il via libera.
Per questo, la seconda strada – quella degli "impegni" volontari di Telecom – sembra ancora la più praticabile. «Non solo siamo aperti al dialogo, ma anche attivi per facilitarlo» ha detto ieri a margine di un convegno Stefano Pileri, d.g. Technology del gruppo. A questo punto, diventano decisive le valutazioni dei nuovi soci e di Bernabè su costi e benefici di un'operazione di questo tipo. Dal punto di vista regolamentare; sotto il profilo industriale (in vista degli investimenti sul next generation network) e finanziario (con la possibile societarizzazione) e in relazione alla posizione di Telefonica, partner industriale di Telco contrario alla separazione.
I tempi non sarebbero comunque stretti, considerando anche che il riassetto Telecom prevede un'altra tappa con l'assemblea di bilancio di aprile, quando dovrà essere rinnovato l'attuale consiglio in scadenza.

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