25 gennaio, 2010

QUESTA E' UFFICIALE VIENE DA UN SITO LEGATO AL GOVERNO

L'impegno del Pdl per lo sviluppo della banda larga


di Andrea Camaiora
camaiora@ragionpolitica.it

sabato 23 gennaio 2010

Una forza politica è anche una forza di governo quando, al medesimo tempo, esprime uomini delle istituzioni, capacità programmatica e relazione con il tessuto sociale o produttivo al quale intende rivolgersi. Venerdì, a Roma, Fabrizio Cicchitto ha mostrato come si può far percepire tutta la forza di un partito di governo. Lo ha fatto mettendo insieme il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, il presidente della IX Commissione della Camera, Mario Valducci, il viceministro Paolo Romani, il responsabile del settore attività produttive del Pdl, Pierluigi Borghini, e gli amministratori delegati di Telecom Italia, Fastweb, Vodafone, Wind, oltre ai rappresentanti di Mediaset e Anie. La fondazione Rel - Riformismo & Libertà - ha così inaugurato la propria attività con un convegno assai partecipato nel cuore della Capitale, a poche centinaia di metri dalla storica sede dei socialisti lombardiani di cui Cicchitto è stato un esponente di punta.

Il capogruppo Pdl a Montecitorio ha commentato «la prospettiva di una possibile fusione tra Telecom Italia e la spagnola Telefonica», sottolineando il rischio di un impatto negativo sugli investimenti in Italia. «Cosa possiamo aspettarci da questa fusione? Il rischio che noi vediamo - ha detto Cicchitto - è che da questa fusione possa esservi un interesse soprattutto alla gestione di cassa, non avendo la possibilità di trovare la crescita. Quindi c'è il rischio di vedere una riduzione degli investimenti in Italia. Ecco: questo rischio va scongiurato». Per Cicchitto il rischio di un freno agli investimenti in Italia deriva dal fatto che «se tale fusione avvenisse, sarebbe il primo caso in Europa di una fusione tra due ex monopolisti», quindi di due operatori che «non hanno capacità-possibilità di crescere sul mercato interno». Per l'esponente del Pdl «più che i temi di italianità della rete, la cosa più grave sarebbe quella di vedere il nostro paese arretrare per via di un mancato interesse, ma non perché non sono italiani, non per motivi di nazionalismo, ma per motivi strategici aziendali».

Poi è stato il turno del ministro Scajola, che è entrato nel vivo dell'argomento, lo sviluppo della banda larga in Italia, coerentemente con il titolo del convegno: «Banda larga. Costruiamo l'autostrada della conoscenza». Il ministro ligure ha immediatamente sottolineato come «uno dei molti meriti del nostro governo è stato quello di aver portato la banda larga al centro del dibattito sulle infrastrutture strategiche del paese. Oggi - ha proseguito Scajola - la banda larga è da tutti considerata un fattore determinante per lo sviluppo economico dell'Italia. Agli inizi degli anni Novanta eravamo, infatti, all'avanguardia in Europa, mentre i più recenti dati della Commissione Europea ci collocano oggi solo al 17° posto nella graduatoria dei paesi europei. Negare all'Italia un'infrastruttura di rete innovativa, che raggiunga capillarmente l'intero paese, significherebbe tagliarci fuori dal futuro. Questo riguarda tutti gli italiani: non solo gli 8 milioni penalizzati dal digital divide. Se non siamo tutti connessi, nessuno di noi potrà godere appieno dei vantaggi propri dell'economia della Rete».

Il ministro ha quindi fatto esplicito riferimento al peso geopolitico della nazione, mettendolo in relazione con la competitività delle imprese, con il sostegno alla vetrina virtuale del «made in Italy» e infine con il rischio reale di penalizzazione delle giovani generazioni. Per tutte queste ragioni, l'esecutivo ha varato «Italia a 20 megabit», il piano del ministero dello Sviluppo Economico per superare il digital divide. «Il Piano per la banda larga - ha spiegato Scajola - è già operativo in collaborazione proficua con le Regioni e gli Enti locali. Nel 2009 abbiamo siglato accordi con 7 Regioni e prossimamente diventeranno operative le collaborazioni con quasi tutte le altre. Un importante risultato del Piano è stato anche quello di coordinare tutti gli interventi sul territorio, che sino alla nostra azione sono stati condotti in modo autonomo e scollegato da amministrazioni pubbliche e operatori, con sovrapposizioni, duplicazioni e, quindi, dispersione di risorse. Abbiamo pertanto indirizzato al Piano tutti i fondi reperibili: oltre 130 milioni di euro nel 2009, tra fondi statali e regionali, già messi a gara e assegnati. Nel 2010 impegneremo ulteriori 200 milioni di euro - già disponibili - e forse anche risorse aggiuntive. Con questo Piano non elimineremo solo il digital divide: aggiorneremo la Rete, garantendo al 96% degli italiani una capacità di banda sino a 20 megabit e al restante 4% una connettività senza fili più modesta, ma che assicurerà comunque una connessione di almeno 2 megabit».

Scajola ha proseguito il suo intervento affermando: «Sappiamo bene che tra dieci anni, con gli attuali tassi di sviluppo nell'utilizzo della Rete, servirà una velocità di banda ancora più elevata, molto più elevata, che potrà essere garantita solo dalla fibra ottica. La fibra sarà necessaria entro i prossimi dieci anni per il 40-50% della popolazione, concentrata nei centri urbani e nei distretti industriali. È lì, dunque, che dobbiamo arrivare, senza ritardi! Solo lo 0,5% delle nostre connessioni dispone della fibra ottica, contro il 7% della Svezia, che è prima in Europa per numero di accessi, il 15% della Corea, il 12% del Giappone e il 4% degli Stati Uniti. Per l'Italia si pone un problema di natura industriale. Oggi, anche per effetto della crisi economica, il settore delle telecomunicazioni non sembra avere le capacità d'investimento necessarie per realizzare da solo un progetto così ambizioso. Abbiamo intenzione di promuovere uno strumento - che potrebbe assumere la forma di una società ad hoc per la Rete in fibra - in grado di coinvolgere il maggior numero di operatori del settore. Una società della Rete in fibra, che potrà svolgere un ruolo da protagonista nella costruzione dell'infrastruttura evoluta di Tlc di cui il paese ha bisogno. Coinvolgeremo tutti gli operatori, a partire da Telecom, e le istituzioni, in particolare l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni». Dopo tante polemiche il Pdl offre una soluzione concreta allo sviluppo della banda larga lungo la Penisola.

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