16 luglio, 2011

E il dipendente non paga l’Irpef



Se la banca vaticana Ior comprerà il San Raffaele, parte del conto lo pagheranno I contribuenti italiani? L’ipotesi non sembra del tutto campata in aria. Gli italiani che lavorano per gli Enti Centrali della Chiesa Cattolica, quelli gestiti direttamente dalla Santa Sede e gli organi della Curia romana, infatti, non sono tenuti a versare allo Stato l’Irpef, l’imposta sul reddito da lavoro (dipendente, in questo caso).

Sono italiani, lavorano in Italia, ma evitano l’Irpef grazie ai privilegi concessi dai Patti Lateranensi, confermati dal nuovo Concordato del 1984. Se nascerà il grande polo sanitario cattolico sognato dal cardinale Tarcisio Bertone, si tenterà di estendere ai relativi dipendenti la stessa norma? L’interrogativo circola, alla luce dell’ingresso nella Fondazione del San Raffaele di Giuseppe Profiti, presidente del Bambin Gesù di Roma: proprio uno degli enti che beneficiano dell’esenzione.

Quanti siano gli italiani Irpef-esenti in nome del Vaticano, non lo sanno né l’Agenzia delle Entrate né l’Inps, che paga loro la pensione (i contributi li versano). Eppure il nuovo Concordato aveva previsto l’istituzione di una Commissione paritetica per «meglio disciplinare» le esenzioni fiscali: dopo 27 anni non c’è ancora traccia.

Le agevolazioni riguardano almeno 2 mila lavoratori italiani distribuiti tra Curia (Segreteria di Stato, Congregazioni, Tribunali, Pontifici consigli, Osservatore Romano, Radio Vaticana, Accademie, basiliche) e Governatorato (Uffici centrali, ragioneria, Ville Pontificie, Specola).

Numeri più precisi è però difficile farne, considerando i molti che lavorano nelle zone extra-territoriali, compresi i tanti del Bambin Gesù. Un ospedale che gode anche di ingenti finanziamenti pubblici.
Motivo per cui c’è chi non gradisce il blitz sul San Raffaele. Che potrebbe rivelarsi un boomerang, se portasse l’opinione pubblica a rimettere in discussione vantaggi consolidati.

L’Espresso 21 lugio pag.109

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