17 settembre, 2008

COMUNICATO

VOGLIAMO TUTELARE TUTTI:
CHI ESCE PER L’OGGI, CHI RIMANE PER IL DOMANI

In relazione al comunicato del 17 Settembre a firma della Segreteria Nazionale della Uilcom, come SLC- CGIL ribadiamo che abbiamo sempre dimostrato il nostro senso di responsabilità che, però, non vuol dire non trattare seriamente, non fare sindacato, pendere dalle labbra dell’azienda.

Non siamo quindi disposti a scendere ai livelli del documento farneticante della Uilcom, che oggettivamente, giungendo a meno di 24 ore dall’incontro al Ministero del Lavoro, indebolisce il Sindacato e le capacità negoziali verso l’azienda.

Ribadiamo l’importanza dell’unità tra tutti i lavoratori di Telecom Italia, proprio per le difficoltà del momento e per quanto si annuncia già per i prossimi mesi.

Ribadiamo che stiamo trattando per cercare di garantire a tutti, a chi rimane e a chi esce, diritti e tutele.

I punti di merito sono noti; le garanzie richieste all’azienda (in maniera chiara ed esigibile) per il futuro di chi rimarrà, lo sono altrettanto: è l’azienda la controparte in questa come in tutte le trattative; è l’azienda che ha messo lavoratori anziani contro lavoratori più giovani; è l’azienda che vuole tenersi le mani libere; è l’azienda che non vuole dare un futuro ai lavoratori precari; ecc.


A noi il compito di fare al meglio il sindacato.



la Segreteria Nazionale di SLC-CGIL

A QUELLI CON LA CASACCA POLITICA RIENTRATE NEL MERITO PIUTTOSTO CHE CERCARE DI DARE IL COLPO ALLA CGIL !!!!

Telecom lavora a nuovo socio, scorporo rete, dice fonte

MILANO (Reuters) - Telecom Italia sta lavorando all'ingresso di un nuovo socio e allo scorporo della rete fissa da conferire a una newco, cui entrerebbero investitori istituzionali.

Lo dice una fonte vicina alla vicenda, aggiungendo che "l'investitore potrebbe essere libico o arabo".

Telecom Italia "sta lavorando all'ingresso di un nuovo socio e allo scorporo della rete fissa", dice la fonte, confermando le indiscrezioni stampa in proposito e senza fornire dettagli sulla forma con cui avverrebbe l'entrata del nuovo socio.

Il quotidiano Il Messaggero oggi ipotizza l'entrata della società libica Lafico attraverso un aumento di capitale riservato da circa 3 miliardi.

A questo proposito qualche azionista Telco, la holding che controlla il 24% di Telecom Italia, fa notare che un eventuale aumento di capitale riservato a un nuovo socio dovrebbe avvenire a valori reali.

E' stato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a parlare nei giorni scorsi della possibilità di ingresso di un nuovo azionista estero in Telecom Italia.

Già prima dell'estate diverse fonti hanno parlato della possibilità di conferire la rete fissa a una newco, che potrebbe essere quotata in borsa e partecipata da investitori istituzionali.

La fonte aggiunge che dal consiglio del 25 settembre "non dovrebbero arrivare parole definitive sulla due questioni aperte (rete fissa e nuovo socio)".

Telecom Italia ha chiuso in rialzo (+1,13% a 1,077 euro), con i dealer che parlano di titolo sottovalutato. Aiuta l'ipotesi di scorporo della rete da conferire a una newco, in cui entrerebbero nuovi azionisti, che torna periodicamente sul mercato.

NO COMMENT DA LIBYA INVESTMENT

Il fondo sovrano Libya Investment Authority dice che in questa fase non può commentare l'ipotesi di ingresso nel capitale di Telecom Italia.

"In questa fase non posso veramente fare commenti sulla questione", ha detto un del fondo.



© Reuters 2008. Tutti i diritti assegna a Reuters.

SMS DI STAMANI ALLE ORE 6.25

L'AZIENDA E' DISPONIBILE A CONCORDARE SOLTANTO IL CRITERIO DELLA MOBILITA' VOLONTARIA DELLE USCITE E UN ESIGUO NUMERO DI STABILIZZAZIONI DEI PRECARI.
E DI NON ESSERE DISPONIBILE A RECEPIRE LE RICHIESTE UNITARIE DI CGIL-CISL E UIL:
- A RIDURRE IL NUMERO DEGLI ESUBERI, CHE QUINDI RIMANGONO 5000;
- A DARE GARANZIE CONTRO OGNI POSSIBILE ESTERNALIZZAZIONE PER I PROSSIMI ANNI;
- A DARE GARANZIE CHE NON VI SIANO ULTERIORI ESUBERI NEI PROSSIMI MESI, DOVUTI ALLA RIORGANIZZAZIONE IN ATTO ( SI PARLA DI ULTERIORI 10000 )
- A NON FARE MOBILITA' TERRITORIALI, OSSIA TRASFERIMENTI COATTI DA UN QUALSIASI TERRITORIO AD UN ALTRO.

LA CISL E LA UIL HANNO DICHIARATO CHE SONO DISPONIBILI A FIRMARE NOI DELLA CGIL NO. LA TRATTATIVA SEGUE GIOVEDI AL MINISTERO DEL LAVORO.

16 settembre, 2008

CRONACA DELLA TRATTATIVA CHE NON C'E' STATA IN TELECOM

Cronaca della giornata tramite gli SMS in arrivo

Si apre alle 14.11 con il primo che ci comunica che non c'è piu' una riunione unitaria della delegazione, ma solo di sigla ( ogni sigla riunisce i sui).
cerchiamo di interpretare le segreterie di ogni organizzazione vogliono informare del'avanzamento delle trattative a cui hanno partecipato in questi ultimi giorni? Perche'
SEPARATAMENTE ? SI INSINUA IL SOSPETTO CHE QUALCUNO ABBIA LA PENNA PRONTA, COME GIOVEDI' SCORSO AL MINISTERO ALL'INIZIO DELLA TRATTATIVA SU ALITALIA.

ALTRO sms DELLE 16,57: l'AZIENDA NON HA INTENZIONE DI FARE APERTURE IN MERITO ALL'odg DEL 2 SETTEMBRE APPROVATO ALL'UNANIMITA' DALLA DELEGAZIONE NAZIONALE.
FORSE DOMANI FAREMO IL COORDINAMENTO NAZIONALE, MA LA UIL NON NE HA VOGLIA.

Interpretazione: l'azienda non ha certezze e non puo' andare avanti nella trattativa, vista la situazione politica sul controllo e l'organizzazione, pero' ha necessita' di giungere a questo accordo, l'ODG è un solco tracciato da TUTTI ed adesso qualcuno per far piacere e ricevere la questua cerca di tornare indietro.

SMS delle 17.38: Ad ora l'azienda non è in grado di dire cosa succede nel 2009. Non esclude trasferimenti né esternalizzazioni. No assunzioni né stabilizzazioni degli interinali. Per ora un gran casino.
Bene l'azienda dice siamo venuti qua e non vi diamo nulla, (almeno apertamente) ci occorre una firma e poi amici come prima ci si vede quando riavremo bisogno di voi.
Stando a ciò siamo sempre alla situazione pre sciopero di LUGLIO, e qualcuno vuole firmare!!!!! SE FIRMERANNO NE PAGHERANNO LE CONSEGUENZE POLITICHE.


ULTIMO sms 19,20: l'azienda non esclude esternalizzazioni e considera la mobilita' teritoriale all'occorrenza. Domani non ci sara' coordinamento nazionale unitario, UIL CONTRARIA, CISL INDECISA.......
INTERPRETAZJIA, CARICO DA 40 DELL'AZIENDA VUOLE FARE COME GLI PARE E QUALCUNO GLI VA DIETRO VEDREMO CHE PARVENZA DI ACCORDO ANDRANNO A FIRMARE.
NOI LI ASPETTEREMO NEL LUOGO DEPUTATO : LE ASSEMBLEE DEI LAVORATORI !!!!


GIOVEDì MATTINA ALLE ORE 10 PRESSO IL MINISTERO DEL LAVORO CI SARA' RESSA PER FIRMARE ECCO CHI: UIL, UGL,COBAS,SNATER, CISL?
NON CI SARANNO CUB ( NON FIRMANO MAI NIENTE FIGURIAMOCI QUESTO!!!! ) SLC-CGIL (MEGLIO MORIRE IN PIEDI CHE CARPONI).

14 settembre, 2008

ALITALIA TUTTO IN UNA NOTTE (CONTRATTO DI SETTORE)

21:03 "Si lavora ad un accordo quadro"
Cgil, Cisl, Uil e Ugl lavorano per raggiungere un accordo quadro per la 'nuova Alitalia'. Non c'è più, secondo quanto si apprende, la ricerca di una proposta di mediazione del governo, ma si punta piuttosto ad un protocollo generale di settore all'interno del quale articolare i nuovi contratti

ALLORA 14SIMA SPALMATA MENSILMENTE ED UNA PARTE A LUGLIO,RIDUZIONE DEI CONTRATTI INSERITI, DEL 20% E SE FATE I BRAVI UN FIASCO D'OLIO EPIFANI ABBANDONA IL TAVOLO SE RIMANI PER I PROX 20 ANNI LA CGIL è MORTA!!!!!

ORDINE PUBBLICO....TIFOSI NAPOLETANI ? NO DIPENDENTI ALITALIA

SANTIAGO DEL CILE 11 SETTEMBRE 1973? NO, ROMA ITALIA 14 SETTEMBRE 2008

19:25 Blindati sotto le finestre del ministero del Lavoro
La strada davanti all'ufficio dove si raduneranno i rappresentanti sindacali per ascoltare la proposta del governo è presidiata da polizia e carabinieri, anche con blindati attrezzati per l'ordine pubblico
. In via Fornovo presenti molti piloti e assistenti di volo in divisa, anche intere famiglie con i bambini. Dagli slogan continua il pressing sui sindacati perchè non arrivino ad un accordo su condizioni giudicate inaccettabili"Non firmate, non firmate; il contratto non si tocca", ripetono negli slogan

LA REPUBBLICA ONLINE

13 settembre, 2008

FACCE DI BRONZO


16:24 Berlusconi: "C'è la sinistra dietro l'irragionevolezza"
Il premier Silvio Berlusconi ha detto: "Il destino di Alitalia è messo in forse dal comportamento irragionevole di alcune categorie di dipendenti e in questo noi vediamo la forte influenza della sinistra che pur di dare smacco al governo non esita a considerare poco importante il disastro che arrecherebbe a tutto il Paese se Alitalia dovesse portare i libri in tribunale. Spero che questo non accada"

peccato,non sapevano che i due sindacati dei pilotifossero dei covi di BOLSCEVICI ce lo deveva dire LUI..........

ALITALIA - TELECOM


Oggi nell'editoriale del manifesto Galapagos evidenzia il contesto politico della questione Alitalia, non piu' un mero problema industriale-finanziario della compagnia aerea, ma una partita politico sindacale che si sta giocando attorno a tutti i lavoratori di questo paese.

"La rottura delle trattative - in realtà mai iniziate davvero - tra i Sindacati e la CAI di colaninno e soci sul futuro dell'Alitalia e dei sui lavoratori,fa sinistramente il paio con le trattative sul << nuovo >> modello contrattuale. Alitalia è il prototipo di quello che la confindustria intende per nuovo modello. Un ultimatum: prendere o lasciare. Una riappropiazione del capitale di tutti i suoi poteri in un contesto politico ultra favorevole. Di nuovo non c'è assolutamente nulla, ma c'è un ritorno al capitalismo dei padroni delle ferriere, per dirla con Ernesto Rossi. A cominciare dal problema della produttività. [....]Di chi la colpa? Non certo del lavoro, ma di un padronato furbetto che - salvo alcune eccezioni - cerca di aumentare la produttività non innovando, ma cercando di contenere il costo del lavoro. Innescando però una spirale deflattiva, visto che i bassi salari si traducono da anni in bassa domanda e bassa crescita. ( aggiungo il detto popolare : senza lilleri nn si lallera )."

Dove sono le analogie con Telecom, anche qua abbiamo un azienda costretta dal debito e dal regolatore nazionale a contenere i costi, e cosi' come avviene e avverra' ( dopo l'accordo sul nuovo modello contrattuale) si cerca di ridurre all'osso il costo del lavoro a fronte di investimenti uguali a 0, cio' avviene ormai dal 2000, con Colaninno prima e Tronchetti poi. L'aggravante in questo caso è stato il depauperamento del capitale immobiliare del gruppo (sarei curioso di conoscere il valore del capitale immobiliare di Alitalia Tronchetti e Ligresti in CAI ndr).
Ma torniamo ad oggi, l'azienda è impegnata da un lato a cercare di riportare il debito a valori "normali" per un gruppo di queste dimensioni, mentre dall'altra ha i regolatori nazionali ed europei che spingono da un lato ad un apertura maggiore alla concorrenza, con un evidente perdita di margini. E dall'altro indicano gli investimenti per la nuova generazione di RETI, senza pero' prendere una posizione sulla remunerazione di quest'ultime.
Allora cosa succede? il primo step l'abbiamo vissuto a giugno scorso, e siamo tuttora in ballo. Si annunciano 5000 tagli occupazionali, e se ne prospettano
altri con il piano industriale previsto per fine anno.

In questi ultimi giorni ci sono stati degli incontri ai massimi livelli tra le OOSS e l'Azienda, probabilmente continueranno lunedi, martedi è convocato a Roma il coordinamento nazionale delle RSU con la prenotazione anche per il giorno seguente. Il 20 cm è l'ultimo giorno utile per un accordo al ministero del lavoro. Bene cosa sta succedendo? In questa estate sono stati risolti i nodi posti? Non risulterebbe dall'ordine del giorno del 2 us.
I tempi sono talmente stretti che si prennuncia l'ennesima fregatura, ci auguriamo che chi siedera' al tavolo non abbia le penne e queste vengano loro fornite dalla delegazione delle RSU dopo una discussione di merito.

Certo è triste vedere la crisi di due aziende occupate in due settori fondamentali nel terzo millennio quali i trasporti e le telecomunicazioni riddotte in queste condizioni. OGNI POPOLO HA I GOVERNI CHE SI MERITA

11 settembre, 2008

IN piena sintonia con l'amico ALE inserisco il suo ultimo post


ALE'S blog

editoriAle

Sono passati 7 anni (per i distratti, dall'11 settembre 2001), e, paradossalmente, gli USA, alla luce dei fatti, si potrebbe dire che non hanno avuto coraggio: non hanno avuto il coraggio di scatenare la Terza Guerra Mondiale e sbarazzarsi davvero di tutti quelli che li contrastano, ed esportare definitivamente il loro modello di democrazia. Si sono limitati ad alcune guerrettine da migliaia di morti, molti dei quali proprio statunitensi. Un nuovo Vietnam, anzi, alcuni nuovi Vietnam. La popolarità degli USA è in crescita, credo, solo tra i fan del Veltrusconi: è di oggi la notizia che la Bolivia ha espulso l'ambasciatore statunitense. E Osama Bin Laden? E' diventato come Fantomas: introvabile.


E il nostro paese come sta? Mi sovviene una citazione abusata, ma in questo momento la trovo adeguata: si sta come d'autunno sugli alberi le foglie. Come dire, in attesa di cadere. La procura di Roma mette sotto inchiesta la Guzzanti per le frasi irriguardose e offensive contro il Papa al No Cav Day. E' inutile, non ne usciremo mai, e moriremo democristiani. E' come dire, in Inghilterra, processiamo Mr.Bean. Per rimanere nel campo delle cose che il Vaticano influenza, ecco il ddl della ministra Carfagna che rende reato la prostituzione in strada ("come donna la prostituzione mi fa orrore", "è un reato che desta grande allarme sociale"), ma lascia la stessa incertezza che c'era dal 1951 su quella in casa. Come dice un amico, che non citerò, tante volte la ministra andasse in giro per blog per sporgere querele, non è mica che abbia voluto togliere la concorrenza alle escort (che, per le pari opportunità, potrebbero anche diventare ministro della Repubblica...)?

Polemiche sulle dichiarazioni di Alemanno ("il fascismo non è stato il male assoluto, solo le leggi razziali") e La Russa (che, in occasione delle celebrazioni per i 65 anni della resistenza all'occupazione di Roma da parte dell'esercito tedesco, ricorda che "Altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell' esercito della Rsi, soggettivamente e dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani"), che adesso prendono corpo con Storace che dice che "la Costituzione non è un totem, cambierei anche l'articolo 1"; ieri sera mi è capitato di ascoltare La zanzara su Radio24, e il buon Cruciani, a volte equilibrato, diceva che l'argomento non interessa a nessuno, è solo un dibattito interno ad AN (ma Storace non è più dentro AN, ad essere pignoli, però viene da lì). Non sono d'accordo: AN è un partito che sta all'interno della coalizione che governa un paese che è nato dalla Resistenza e dal referendum sulla Monarchia. Non mi pare una cosa di poco conto, anzi, mi pare un dibattito che stride fortissimamente contro le nostre stesse basi di convivenza civile.

Intanto, l'Alitalia affonda. Sappiamo già come andrà a finire: Berlusconi darà la colpa ai sindacati. Il problema vero però, lo sappiamo bene, sono i tatuaggi: leggete qui.


Non c'è che dire, siamo messi benino

AGGIUNGO OGGI 5 DECESSI SUL LAVORO
e PROBABILMENTE 5-6000 DIPENDENTI ALITALIA SENZA LAVORO

09 settembre, 2008

ALIERTA IN TOUR CRONACA DA KEY4BIZ.IT

Alierta (Telefonica) incontra mezza Italia. Ma Telecom Italia deve agire, dando luogo ad azioni concrete di rilancio. Le opzioni possibili
di Raffaele Barberio

Ancora ore convulse intorno a Telecom Italia.
L’emergenza quotidiana di oggi di chiama Telefonica.
La visita di Alierta non ha però nulla di ordinario. Incontra in un sol giorno Scajola, Calabrò, Catricalà, Romani, Geronzi, Letta, Valducci, Tremonti. I conti son presto fatti: i due Ministri di maggior peso, il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio (in sostituzione del premier), il Sottosegretario alle Comunicazioni, i presidenti delle due Autorità di regolazione, infine il presidente della Commissione parlamentare presso cui si terranno a giorni (guarda caso) le audizioni sul futuro dell’infrastruttura di telecomunicazioni in Italia, il capo della più importante banca d’affari, con un tour de force che definire come di “cortesia” fa sorridere.
Alierta è in Italia per chiarire, chiedere, sapere cosa pensa il quadro politico italiano della vicenda Telecom Italia, capire quali possono essere gli spazi di manovra per definire i prossimi passi di Telefonica. La società che rappresenta, come è noto, è presente in Telco, maggior azionista di Telecom Italia con una quota del 42,3%
Proviamo a disegnare gli scenari possibili. Sono tre. Proviamo a sintetizzarli.


Tutto rimane come è ora?

Difficile immaginarlo. Vuol dire consumarsi come una candela.
Tutti sono in attesa di qualcosa che può accadere o che deve accadere.
L’accusa più insistente che qualcuno fa a Bernabè è quella di essere immobilista.
Il che francamente non è vero.
Segue un suo filo, ma non campa certo alla giornata.
Tutti aspettano positivamente delle novità: gli azionisti, il mercato, l’azienda, il Paese, gli stessi concorrenti (a cui lo stato di incertezza che ormai si protrae da lungo tempo non consente di programmare al meglio le proprie strategie).
Pertanto l’ipotesi che tutto rimanga come è adesso appare altamente improbabile. Perché vorrebbe dire giocare solo di rimessa in un contesto in cui alla fine ci rimettono tutti, Telecom Italia, le banche, Telefonica, il mercato, il Paese.

Telefonica “mata” Telecom Italia?

E’ l’ipotesi fatta amaramente qualche giorno fa dal compianto Carlo Mario Guerci su Economy: “…entro cinque anni in Europa non ci sarà spazio che per quattro grandi gruppi: British Telecom, Deutsche Telecom, France Telecom e Telefonica. Per Telecom Italia non credo ci sia spazio…..oggi il destino migliore che possiamo augurarle è che sia assorbita da Telefonica…”.
Quindi assorbimento, non fusione.
Non un’azione congiunta di valorizzazione delle rispettive strategie, ma un’azione di forza del più forte nei confronti del più debole.
Anche da qui si deve partire per valutare in tutte le forme il significato della visita odierna di Alierta.
In passato si è parlato continuamente di OPA di Telefonica su Telecom Italia.
Addirittura Bernabè nell’intervista a La Stampa del 3 agosto scorso ha dichiarato a questo proposito: “… escludo operazioni ostili. Tanto più che un’OPA su una società come Telecom Italia non può non avvenire senza il consenso del Paese. E un Paese ha mille strumenti per fermarla…”.
Risposta singolare. Più da ex-manager di Stato che da capo di una public company. Avrebbe forse funzionato meglio una frase del tipo: “…è vero tutti ci vogliono perché siamo appetibili e perché il mercato ci dà ragione…vinca il migliore e se OPA deve essere, che si finisca in buone mani…”. Ci auguriamo naturalmente che ciò non avvenga.
Invece il gioco delle protezioni (ma guai se non ci fossero!) è stato ostentato. Le protezioni devono essere attive, ma le regole di mercato devono poter agire liberamente.
Se questo fosse lo scenario vincente, dovremmo fare i conti (inutile nasconderlo) con un quadro di ulteriore difficoltà del sistema-Paese nel suo complesso.
Ora ci siamo.
Alierta deve uscire dallo stallo nel quale le circostanze lo hanno in un certo senso cacciato.
Riteniamo altresì che le ragioni della politica e le dichiarazioni programmatiche del governo vadano semmai nella direzione opposta, verso la valorizzazione degli asset nazionali. Tanto più in un settore strategico come quello delle telecomunicazioni che implica tutte le considerazioni del caso non solo sullo sviluppo del Paese, ma anche su quello della sicurezza nazionale.
Difficile immaginare quindi l’azione di forza. Ma non può essere esclusa un’azione di deterrenza per poter gestire eventualmente meglio una negoziazione di interesse nazionale. Il che, intendiamoci, potrebbe riguardare qualunque altro soggetto globale interessato a entrare nelle tlc italiane, come stava per accadere negli anni passati.
Crediamo che il premier sarebbe determinato nel fermare ogni azione. Del resto la rete serve anche all’industria dei contenuti, sempre meno analogici e sempre più digitali. L’industria dei contenuti e nulla senza le reti (e viceversa) e i contenuti sostengono lo sviluppo di civiltà di un Paese.

Telefonica decide di uscire da Telecom Italia?

E’ una possibile opzione. Telecom Italia deve agire in fretta. Si sa. Ogni possibile azione non può riguardare movimenti interni alla compagine azionaria, ma deve avere precisi riferimenti in termini di strategie e di Piano industriale, con prospettive a breve e medio termine.
I giochi si fanno qui.
Come considerammo qualche giorno fa, è plausibile pensare alla soluzione di una società ad hoc per la gestione della rete (e non dei soli tralicci TIM): una società con pacchetto di maggioranza in mano a Telecom Italia e pacchetto di minoranza distribuito tra i maggiori competitor. Telefonica è contraria a una soluzione del genere (rappresenterebbe un precedente anche per la Spagna). Non potrebbe impedirla, ma la cosa forse avvelenerebbe gli animi.
Alierta vuole e deve verificare anche queste cose. Cerca di tranquillizzare il quadro politico italiano sulla bontà dell’impegno di Telefonica in Italia (cosa di cui nessuno dubita), ma dall’altra deve avere garanzie di recupero del forte impegno finanziario che a tutt’oggi non ha contropartite convincenti.
Telefonica potrebbe anche decidere di lasciare l’Italia? Difficile dirlo.
Come recuperare l’enorme investimento fatto per le quote di Telco (che oggi valgono molto meno? Solo in cambio di adeguate contropartite. E se Telecom Italia decidesse di liberarsi di Tim Brasil? Non è impossibile escluderlo. Tim Brasil non è più la “gallina dalle uova d’oro di qualche anno fa” e le ragioni sono evidenti. Del resto, le galline dalle uova d’oro non esistono più.
Già da qualche tempo, il traffico voce del fisso non produce più margini, ma oneri di gestione e manutenzione. Lo stesso fenomeno è destinato a estendersi anche al mobile, un processo di cui si avvertono già le avvisaglie, come dimostrato dal fatto che la stessa Tim Brasil ha dovuto ridimensionare le previsioni di crescita per il 2008 al 7%, da un precedente 9% che era a sua volta scaturito da una prima valutazione del 12%.Non esistono i cespiti inamovibili.
D’altra parte non può essere considerata come invendibile una Tim Brasil che mese dopo mese (o anno dopo anno) viene dichiarata incedibile (dall’allora presidente Rossi, dall’allora ministro degli Esteri D’Alema, dal Cda di Telecom Italia e ora da Galateri e Bernabè).
Se è incedibile perché si ripete continuamente che non è in vendita?
Anche qui, difficile dire di più sulla plausibilità che tale opzione possa verificarsi.
Usualmente non si fanno incontri con tali e tanti interlocutori, di così alto prestigio istituzionale in così poche ore, se non per fare una dichiarazione di guerra o per firmare un armistizio, non per salutare e togliere il disturbo.
E’ possibile invece che quanto accadrà possa incredibilmente cogliere qualcosa da ciascuna delle tre opzioni.

Vedremo…è probabile che non si debba attendere molto.
LINK ARTICOLO KEY4BIZ.IT

08 settembre, 2008

RIUNIONE DI VOLPI STRAGE DI GALLINE

Telecom, al via giro delle sette chiese per il presidente di Telefonica


Intensa giornata romana domani per Cesar Alierta, numero uno di Telefonica, azionista di Telecom attraverso la holding Telco. Nell'agenda del top manager spagnolo c'è l'incontro con Paolo Romani, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, e Mario Valducci, presidente della Commissione Trasporti della Camera.

In programma c'è anche il confronto con Corrado Calabrò, presidente dell'Autorità per le Comunicazioni, e quello con il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà. Stasera, invece, Alierta sarà a Milano per una cena informale con alcuni soci e top manager di Telecom tra i quali potrebbe figurare anche il presidente di Mediobanca, Cesare Geronzi.

Anche il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, vedrà domani il numero uno di Telefonica, Cesar Alierta. Secondo quanto si apprende, in un primo momento il ministro non sarebbe dovuto restare a Roma nella giornata di domani, ma poi ha deciso di rimanere per incontrare Alierta.

LINK ARTICOLO MF

LINK CHI E' PAOLO ROMANI

LINK CHI E' MARIO VALDUCCI

07 settembre, 2008

sarebbe davvero curioso un Paese che si svena per Alitalia e lascia andare Telecom

da QUINTARELLI'S BLOG
Masismo Mucchetti su Il Corriere: Telecom, l'autunno della svolta

Domani Cesar Alierta viene in Italia. Il presidente di Telefonica farà il giro delle sette chiese politiche e vedrà i vertici di Telecom Italia e anche i soci italiani di Telco, la holding che di Telecom possiede il 24%. Due giorni dopo, la competente commissione della Camera avvierà un'indagine conoscitiva sulle telecomunicazioni. Intervistato dal Messaggero, il presidente della commissione, Mario Valducci, si è augurato che Telecom ceda l'infrastruttura di rete a una nuova società italiana. Questa posizione è ispirata da una valutazione preoccupata della situazione patrimoniale di Telecom Italia e da una concezione del ruolo della grande impresa nel quadro degli interessi nazionali non tanto diverse da quelle del governo Prodi. L'idea, d'altra parte, non è nuova. In questa rubrica ne parlammo per la prima volta due anni fa. E a seconda di come sia attuata, potrebbe portare vantaggi a molti: Telecom Italia diminuirebbe il suo debito; se poi della nuova società Telecom avesse una quota piccola aumentando in proporzione il proprio beneficio immediato, i concorrenti sarebbero felici comunque per la par condicio dell'accesso; i consumatori potrebbero non avere subito soverchi vantaggi perché il valore della nuova società dipende dalle tariffe, ma nel tempo una miglior concorrenza ridurrebbe comunque i prezzi; l'Italia avrebbe più investimenti; la classe politica sarebbe sicura che l'infrastruttura più delicata del Paese rimarrebbe in mani nazionali. Perché allora non si è ancora fatta questa operazione? Per quattro ragioni:

a) non esistono precedenti in Europa, ma forse è perché tuttora vi comandano gli ex monopoli;
b) lo scorporo avrebbe comportato rivalutazioni tali da comportare un salasso fiscale, ostacolo infine rimosso;
c) le precedenti gestioni preferivano difendere i residui della rendita di monopolio anziché affrontare il nodo del debito;
d) nella fase attuale alcuni soci italiani, Mediobanca in particolare, hanno avuto posizioni non uniformi su Telecom e il socio spagnolo, interessato ad acquisire il concorrente alle migliori condizioni possibili, si è messo di traverso.
Il crollo del titolo sta indebolendo le quattro ragioni del no. Quando i mercati riducono la valutazione delle imprese, a pagare il maggior pegno sulle quotazioni dei propri titoli sono le società indebitate, visto che, sul momento, il debito è un dato stabile. E non se ne esce tagliando il personale. È il momento della svolta. Del resto, Franco Bernabè ha sempre detto che in autunno avrebbe presentato la revisione del piano. Ma l'ultima parola spetta ai soci e alla Borsa che da Telecom hanno sempre e soltanto preso. Tanto per capirci, Telco ha pagato Pirelli come Pirelli pagò Gnutti e Gnutti i vecchi soci. Nessuno ha messo un euro in Telecom, tutti hanno spremuto dividendi. Le leve oggi sono due: l'aumento del capitale, che può anche essere riservato ad alcuni se il mercato adesso non ci sente, e l'operazione sulla rete (scorporo e poi cessione parziale o totale ovvero scissione del ramo d'azienda). Telefonica gioca contro, e dal suo punto di vista fa bene. Ma sarebbe davvero curioso un Paese che si svena per Alitalia e lascia andare Telecom.

... e bravo Massimo...
mi pare po' come nei rapporti personali. i diretti interessati sono gli ultimi a vedere l'evoluzione naturale delle cose.

Qui la cosa secondo me non puo' essere risolta con una cordata che fa aumenti di capitale. La situazione e' abbastanza diversa perche' TI e' una azienda che e' circa 30 volte le dimensioni di Alitalia (21Bn contro 620M di capitalizzazione) e per fare una cordata che faccia un aumento di capitale, gli "industriali" italiani non bastano; inoltre TI genera molta cassa e il suo problema e' l'ammodernamento e la crescita considerata la pressione del debito, non il fatto che perde danaro. Proprio per questo vedo come soluzione la separazione della rete.

Circa le voci che dicono che si starebbe pensando a vendere le torri del wireless, non sono fondamentalmente contrario. Osservo pero' che la base di utenza del fisso si riduce, che il recente decreto che assegna i dotti gratuitamente, svaluta fortemente l'asset rete fissa in quanto il costo di sostituzine crolla (speriamo che il Governo ci metta una pezza con la legge delega) che i costi operativi della rete fissa rimangono consistenti, che la rete fissa ha bisogno di investimenti secondo me superiori a quella wireless (non come quantita' ma come entita').

per cui, tra le due, (wireless o fissa) io non avrei dubbi...

03 settembre, 2008

ORDINE DEL GIORNO UNITARIO

Roma 2 Settembre 2008



ORDINE DEL GIORNO SU RIORGANIZZAZIONE E FUTURO TELECOM

COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE RSU DI TELECOM ITALIA


Dopo la mobilitazione del 4 luglio e il confronto tenutosi con l’azienda il 24 e 25 luglio, in coerenza con gli ordini del giorno votati dal Coordinamento Nazionale del 10 giugno e dalle numerose assemblee, riteniamo che stia ora all’azienda dimostrare la propria volontà di rispondere alle giuste richieste dei lavoratori Telecom e dei loro rappresentanti.

Per noi è in discussione non una “mera riorganizzazione”, ma il futuro della principale azienda di TLC nel paese, il futuro occupazionale di tutti i suoi 58 mila dipendenti, le capacità di crescita e sviluppo di un’infrastruttura fondamentale per l’Italia, messi oggi a rischio dalle scelte del management di Telecom Italia.

Come dimostrano i risultati della prima semestrale del 2008 – superiori alle stesse attese del mercato come scritto dall’A.D. in una lettera ai dipendenti – i problemi di Telecom sono fondamentalmente problemi di carattere finanziario (asimmetria tra il valore reale dell’azienda e valore nominale del titolo, pressioni da parte di alcuni azionisti per un ritorno economico nel breve termine, ecc.), debitorio (pesando su questo le passate gestioni, senza considerare l’annoso “debito” creato ad arte sul patrimonio immobiliare e relativi affitti), riduzione delle attività all’estero, difficoltà a reperire risorse per nuovi investimenti.
Industrialmente l’azienda ha cioè tutte le potenzialità per un suo rilancio, investendo sull’aumento delle capacità trasmissive delle reti, sulla propria vocazione di grande carrier, su una maggiore attenzione ai clienti, su una migliore valorizzazione dei servizi intermedi, dei servizi ad alto valore, degli applicativi informatici.
Un rilancio industriale coerente con i nuovi scenari tecnologici, competitivi e regolatori che sempre più caratterizzano questa fase del mercato delle tlc, ma che è possibile solo a condizione di una salvaguardia delle integrazioni funzionali tra le diverse aree, l’unitarietà dell’attuale perimetro di attività, una maggiore qualificazione delle aree di customer, ricerca e supporto al cliente, un forte investimento in tecnologie, nuova occupazione e professionalità sulle reti trasmissive e sui nuovi servizi sia fissi che mobili. Cioè solo a condizione di una forte valorizzazione della forza lavoro.


Del resto la stessa riorganizzazione delle strutture di rete (Open access), condivisa nell’obiettivo (favorire la parità di trattamento e mantenere al contempo una integrazione verticale attraverso la divisione funzionale e non la separazione societaria) dimostra tutti i propri limiti quando:
- non inserita in una politica di riconoscimento e valorizzazione delle diverse professionalità;
- non inserita in una strategia volta a concentrare le attività a maggior valore e dagli sviluppi futuri più interessanti all’interno della casa madre.



Inoltre gli impegni presi da Telecom Italia con l’AGCOM e oggetto in queste settimane di una consultazione pubblica aprono scenari ancor più complessi (con evidenti ricadute sui circa 20 mila lavoratori); impegni però che, per essere efficaci e assolvibili, necessitano proprio di quegli investimenti e quelle garanzie di perimetro, occupazionali e professionali che come Sindacato rivendichiamo.
Si pensi agli impegni presi in relazione alla gestione degli interventi di assurance e delivery unitaria (vedi impegno su coda unica), alla necessità di coordinare interventi su parte passiva e parte attiva delle tecnologie dentro Open Access (si veda comunicato sul 24 e 25 luglio), alle modifiche degli SLA e alla gestione degli interventi in relazione ai Piani Tecnici di Sviluppo, alla garanzia di rendere più efficaci tutte le funzioni di supporto sia verso gli altri operatori che verso le strutture Network e Commerciali di Telecom Italia, ecc.
La stessa riorganizzazione, in questo scenario, pone già con forza inoltre la questione del valore maggiore che dovranno acquisire i servizi informatici, nonché l’esigenza di qualificare le aree di staff e supporto.

Per queste ragioni, alla luce di questo contesto complesso ed in movimento che potrebbe modificare in profondità l’azienda, sin dall’inizio della vertenza come Sindacato abbiamo posto coerentemente la questione di avere una visione di insieme sugli scenari futuri e sugli impatti che la riorganizzazione avrà nel suo complesso, cercando di scongiurare una politica del carciofo, atta a trasformare l’azienda “pezzo per pezzo”, senza garanzie per i lavoratori tutti e senza un visibilità per i prossimi anni.

In particolare ogni possibile discussione sui nuovi modelli organizzativi e sulle ricadute occupazionali deve partire da:

1) Salvaguardia dell’unitarietà di Telecom Italia e del suo attuale perimetro per i prossimi anni anche in relazione all’integrazione tra funzioni (occorre cioè avere garanzie certe contro possibili esternalizzazioni e contro qualsivoglia forma di spezzatino aziendale):
- per quanto riguarda la Rete occorre una definizione chiara degli sviluppi di Open Access anche rispetto agli impegni verso Agcom e di tutta l’area Tecnology e Operation (e relative funzioni integrate), avviando una politica che – anche vista della nuova rete e in coerenza con la centralità del cliente e della qualità dei servizi verso gli OLO – metta in capo alla Manodopera Sociale le attività a maggior valore e quelle a contatto con il cliente, anche modificando le politiche di appalto finora perseguite. Queste scelte sarebbero di fatto le uniche in grado non solo di garantire maggiore sicurezza degli impianti, delle centrali e degli armadietti, ma soprattutto di garantire quella trasparenza, parità di trattamento, controllo e verifica previste dagli impegni che T.I. ha dichiarato di assumersi verso AGCOM e gli altri operatori;
- per quanto riguarda le aree di customer care occorre non solo garantirne per tutte (187, 119, ecc.) il mantenimento dentro Telecom Italia e quindi l’integrazione con le altre funzioni, ma avere garanzie certe sul processo di passaggio dal sistema duale fisso/mobile a quello per cliente, attraverso un potenziamento degli stessi call center interni verso tutte le principali tipologie di clienti e una maggiore valorizzazione della professionalità presenti e di quelle nuove, necessarie alla gestione completa del cliente con un unico contatto;
- in relazione ai servizi informatici va definita con certezza la strategia di valorizzazione delle attività interne e di riduzione degli appalti e consulenze date in esterno valorizzando le diverse funzioni già presenti in azienda. Su questo del resto l’azienda ha già dichiarato essere disponibile a parole, anche se continuano a registrarsi schizofrenie e contraddizioni. Si tratta di condividere finalità e percorso, con un protagonismo dei lavoratori e dei propri rappresentanti;


- il ruolo di Tilab va valorizzato e confermato anche in funzione dell’evoluzione della nuova rete e dei relativi nuovi servizi.

2) Occupazione: Telecom può reggere le prossime sfide solo se accompagnerà investimenti in tecnologie, nuovi servizi e potenziamento delle infrastrutture con una politica per la nuova occupazione, sia in ambito customer (stabilizzando tutti gli interinali, contrastando la precarietà oraria) che soprattutto in ambito rete (con nuove assunzioni di giovani, anche in coerenza con il profilo di tecnico/informatico/configuratore sempre più richiesto dal mercato). Questo al fine di non sguarnire postazioni e territori sulla rete che sono già oggi ridotti al minimo (con evidenti effetti negativi sulla qualità dell’infrastruttura) e che verrebbero ulteriormente colpiti da questa riorganizzazione e di facilitare – al contempo – un posizionamento dell’azienda verso le nuove funzioni che i tecnici Telecom saranno chiamati a svolgere sia verso i clienti finali che gli altri operatori, per la vecchia rete in rame e nel passaggio da rame a fibra. Al riguardo è utile sottolineare come solo nel 2007 a fronte di 2200 nuove assunzioni vi siano state più di 4450 uscite (solo il numero dei dirigenti e dei quadri è leggermente cresciuto) e che, anche rispetto ad impegni sottoscritti nel passato sul rapporto tra uscite e nuove assunzioni (vecchio piano industriale), mancano all’appello alcune centinaia di assunzioni soprattutto in ambito rete.

3) Professionalità: la nuova riorganizzazione, se coerente con la riscoperta della vocazione industriale di Telecom Italia, sia in ambito rete, IT, Network che customer richiederà ai lavoratori diverse e nuove professionalità e competenze:
- occorre garantire la salvaguardia delle diverse professionalità conseguite e degli iter di crescita già previsti, nonché pianificare nei prossimi anni il percorso (accompagnato da specifici piani formativi) di crescita dei lavoratori e relativi riconoscimenti, anche con uno specifico accordo sindacale pluriennale;
- occorre definire una strumentazione adeguata e garanzie certe per governare eventuali mobilità professionali, evitando trasferimenti e mobilità territoriali coatte e con un confronto continuo con il sindacato a tutti i livelli, anche attraverso il ricorso a forme di remotizzazione delle attività più di supporto (telelavoro) e comunque salvaguardando le specifiche condizioni di una forza lavoro (104, over 50, pendolari, professionalità possedute, ecc.) non tutta nelle stesse condizioni.

4) Lotta agli sprechi: occorre un piano coerente e trasparente di riduzioni degli sprechi in tutte le aree aziendali (consulenze d’oro, subappalti improduttivi, ecc.)

5) Occorre salvaguardare i volumi di attività ed economici dei contratti commerciali con le aziende esternalizzate ex Telecom, tutte – come è emerso anche nell’incontro del 24 e 25 luglio – in forte sofferenza occupazionale nonostante strettamente funzionali ai livelli di competizione e di efficienza del sistema Telecom.

6) Occorre su tutti questi punti garantire a livello nazionale e territoriale specifici strumenti e sedi di confronto e partecipazione delle RSU e del Sindacato, per un governare costantemente le possibili evoluzioni. Questo in riferimento in particolare per quanto riguarda nuove assunzioni, professionalità, processi di reinternalizzazione e focolizzazione della manodopera sociale, eventuali mobilità professionali.


Dentro questo quadro, con queste garanzie ed impegni, organizzativi ed occupazionali (che recuperino anche una scelta di modello relazionale sbagliata e non condivisibile),


accanto ad una politica di maggiori investimenti sulle infrastrutture e sui nuovi servizi, si possono ricercare soluzioni condivise sulla riorganizzazione dell’azienda.

Fermo restando:
- un conseguente intervento sul numero delle possibili uscite per rendere coerente il numero delle stesse alla salvaguardia e valorizzazione degli asset più strategici (rete e customer in primo luogo) ;
- garantire esclusivamente la volontarietà, con non opposizione, delle uscite e solo per chi ha i requisiti per arrivare alla pensione;
- definire i tempi ed i termini per l’adesione coerentemente con il principio della reale volontarietà.

L’azienda deve ora decidere se accettare un confronto all’interno di questo quadro e di queste richieste, coerenti con un’idea stessa di rilancio di Telecom Italia e di una strategia a medio termine per favorirlo, dando visibilità e certezze ai lavoratori per i prossimi anni.

Il Coordinamento Nazionale da quindi mandato alle Segreterie Nazionali di verificare a stretto giro con le controparti la disponibilità a giungere su questi punti, ad una possibile ipotesi di accordo più complessivo.



APPROVATO ALL’UNANIMITA’

02 settembre, 2008

TELECOM:SINDACATI,FISSATI I ‘PALETTI’ PER PROSEGUIRE CONFRONTO

(AGI) - Roma, 2 set. - Il Coordinamento Nazionale delle RSU di Telecom Italia ha ribadito le critiche alle scelte sbagliate del management, che deve modificare i propri atteggiamenti, ed ha indicato i “paletti” in termini di garanzie occupazionali, organizzative e professionali indispensabili per poter discutere seriamente del futuro della principale azienda di tlc del paese. E’ quanto emerso al termine del Coordinamento Nazionale delle RSU di Telecom Italia riunito oggi a Roma. Con un ordine del giorno approvato all’unanimita’, sono state indicate le condizioni e le garanzie necessarie in vista di un possibile confronto sul futuro di Telecom.

“Stara’ ora a Telecom Italia dimostrare o meno la reale volonta’ di ricercare un accordo con il sindacato”, dichiara Alessandro Genovesi, Segretario Nazionale di SLC-CGIL. “Sin dal primo giorno di mobilitazione e poi nel confronto con Telecom tenutosi a fine luglio, come sindacato abbiamo posto la condizione di non discutere meramente della gestione di eventuali esuberi, ma di inserire il tutto dentro una piu’ generale trattativa in grado di garantire a tutti i dipendenti Telecom Italia un futuro certo e una visibilita’ sulle strategie organizzative, occupazionali e industriali del gruppo per i prossimi anni. Questo anche alla luce delle profonde trasformazioni del mercato e della stessa rete Telecom, oggi al centro di un’ampia consultazione pubblica che impattera’ sul futuro dei 20 mila lavoratori di Open Access, sulle integrazioni con le aree di Network e customer e, conseguentemente, sull’intera azienda”. “Troppe voci si sono inseguite, troppe sono le incertezze anche dentro parte del management di Telecom Italia, troppi coloro che vivono alla giornata. Occorre - continua Genovesi - anche in coerenza con gli impegni presi da Telecom verso l’AGCOM e gli altri operatori, che l’azienda dia garanzie reali e dimostri la propria volonta’ di investire sul rilancio industriale di Telecom e sulla vocazione di grande carrier. Occorre garantire l’unitarieta’ dell’attuale perimetro di Telecom Italia e le sue integrazioni funzionali per i prossimi anni contro qualsivoglia esternalizzazione futura o spezzatino della societa’”. (AGI)

16 agosto, 2008

13 agosto, 2008

Storie olimpiche, diversità di vedute

Taismary Aguero è una pallavolista cubana che, prima di diventare cittadina italiana, ha vinto con la maglia del suo paese l’oro alle Olimpiadi di Atlanta 1996 e di Sidney 2000. Poi, nel 2001, durante un torneo in Svizzera, ha lasciato il ritiro delle cubane ed ha raggiunto l’Italia per chiedere asilo politico. Ha quindi sposato un italiano e ottenuto la nostra nazionalità, che automaticamente esclude quella del suo paese d’origine (visto che l’ordinamento cubano non prevede la doppia cittadinanza).

Durante queste Olimpiadi cinesi succede che la madre di Taismary sia morente nel suo letto a Cuba, e che la figlia voglia andare da lei per starle vicino. L’atleta prende l’aereo, e arrivata a Bonn (dove era previsto uno scalo), le comunicano che c’è un intoppo burocratico con le autorità cubane per il suo rientro. Non lo sappiamo, ma molto probabilmente a Cuba si saranno presi del tempo per riflettere sul problema della fuga degli atleti (argomento affrontato in più occasioni da Fidel Castro nel contesto più largo dell’allontanamento dei cervelli e dei talenti dai paesi poveri). Avranno pensato a quale sarebbe stato il messaggio che sarebbe passato negli atleti cubani che invece hanno deciso di mantenere fedeltà al proprio paese, senza andare a cercare più lauti guadagni all’estero. Si, avranno quasi sicuramente affrontato il problema in chiave politica. E come poteva non fare ciò uno “stato in miniatura” (per usare la definizione di Daniele Silvestri nella splendida “Cohiba”) che da 50 anni combatte contro gli embarghi del capitalismo mondiale? Fatto sta che il permesso arriva. Ma è tardi, la madre è già morta. Un dramma personale sul quale in Italia si marcia, criminalizzando Cuba e le sue politiche.

Pochi giorni dopo sui media rimbalza un altro “problema”: quello della detassazione dei premi per le medaglie olimpiche degli atleti italiani.

Valentina Vezzali, oro nella scherma, urla la propria rabbia: “noi non abbiamo i guadagni dei calciatori, non è giusto che dobbiamo pagare le tasse sui premi che riceviamo!”. La sponda politica gli atleti italiani la trovano nel deputato del Popolo delle Libertà Luciano Rossi, fautore di una proposta di legge in tal senso. Dice che “danno lustro al paese”, e che quindi non devono essere penalizzati.

Il premio della Vezzali ammonta a 140 mila euro. Non sono calciatori è vero, ma con quella cifra un operaio magari estinguerebbe un mutuo trentennale… O magari ci sarebbero più soldi per gli indigenti. Eh si, perché ciò che tanti media non dicono è che la proposta di legge dispone che i soldi necessari per coprire la detassazione (500 mila euro per ogni anno da qui al 2010) siano reperiti proprio dal fondo speciale del Tesoro destinato al Ministero della solidarietà sociale. Quando si dice le priorità…

Ma non è un problema. C’è chi ritiene Cuba un paese criminale per essersi presa un po’ di tempo per pensare al da farsi in un caso politico. C’è invece chi tifa Cuba nelle varie discipline sapendo che gli atleti non competono per soldi, ma per la gloria (che è l’essenza vera dello sport). C’è chi pensa che poverini gli atleti italiani sono penalizzati rispetto ai calciatori che guadagnano cifre stratosferiche e loro un po’ meno. C’è invece chi guadagna 800 euro al mese e a quegli stessi atleti che chiedono più soldi avrebbe voglia di mandarli a quel paese.

Diversità di vedute, appunto.

Per Senza Soste, Franco Lucenti

06 agosto, 2008

30 luglio, 2008

COMUNICATO STAMPA

SLC CGIL SU ESUBERI TELECOM


Alla luce di alcuni documenti e dichiarazioni che in questi giorni prendono posizione intorno alla vicenda degli esuberi Telecom, SLC intende ribadire la posizione unitaria espressa nei comunicati congiunti con FISTEL e UIlCOM e nelle decisioni assunte dal Coordinamento Nazionale RSU di Telecom Italia,sostenute anche nelle assemblee dei lavoratori.

In particolare, come da comunicato unitario, alla luce dell’ultimo incontro effettuato in azienda ed in vista di possibili nuove evoluzioni legate al prossimo Consiglio di Amministrazione, ritiene che in questo quadro non vi siano le condizioni per un’intesa.

SLC-CGIL ribadisce la necessità di un Piano Industriale che contenga le necessarie prospettive di sviluppo industriale a salvaguardia del futuro occupazionale di tutti i 56.000 lavoratori Telecom (rete, customer, TILAB, IT, staff, ecc) ed invita tutte le strutture ed i delegati alla massima unitarietà al fine di mantenere alta l’attenzione dei lavoratori in questo momento estremamente delicato per la vita dell’azienda.


Roma, 29 luglio 2008


Segreteria Nazionale SLC-CGIL

SE LA SEGR. NAZIONALE E' COSTRETTA AD USCIRE CON UN COMUNICATO STAMPA DI QUESTO TENORE, CI SONO GIA' DEI SIGNORI CON IL CAPPELLO IN MANO PRONTI PER LA QUESTUA !!!
COMUNQUE LI ASPETTIAMO NEL LUOGO DEPUTATO ALLA DISCUSSIONE, LE ASSEMBLEE.

28 luglio, 2008

COMUNICATO

TELECOM: CONFRONTO SU RIORGANIZZAZIONE





I giorni 24 e 25 luglio si sono incontrate a Roma presso la sede di Telecom Italia, le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, il Coordinamento Nazionale delle RSU e i rappresentanti dell’azienda, al fine di proseguire il confronto sui futuri scenari di sviluppo dell’azienda e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali a seguito dell’apertura unilaterale delle procedure di mobilità da parte di Telecom.

In particolare il primo giorno il confronto si è sviluppato sulla situazione inerente le attività di customer care e della rete.

Customer

In relazione al customer fisso l’azienda ha dichiarato una perdita di circa 2 milioni di clienti e la diminuzione dei volumi delle chiamate in bound, che, per il 75%, sono gestite in house e per il 25% in outsourcing (in particolare per attività svolte la sera, il sabato e la domenica e festivi).
Per le attività out bound (sales, ecc.) che sono svolte al 100% da soggetti esterni l’azienda ha inoltre dichiarato che il 58% della forza lavoro impiegata dalle imprese è composta da lavoratori a progetto, mentre per quelle in bound vengono utilizzati solo lavoratori subordinati.
In generale vi è una diminuzione delle chiamate, ma un miglioramento della qualità, con un aumento del tempo medio di conversazione e una riduzione sia dei tempi di attesa che dei tempi per lo svolgimento di attività di back office.
In prospettiva la riorganizzazione legata al passaggio da un modello basato sul binomio telefonia fissa e telefonia mobile ad uno tarato sulle diverse tipologie di clienti, comporterà una profonda riorganizzazione che coinvolgerà tutte le attività, con esclusione della parte customer legata ad interventi sulla rete (riparazione guasti, ecc.).

Sul customer mobile l’azienda ha confermato la propria politica di gestione diretta dei clienti esclusivamente alto spendenti, politica che ha portato oggi ad avere l’89% delle attività date in esterno (contro il 60% di qualche anno fa).
I customer Telecom curano esclusivamente (per il 100 e 90%) i due milioni di clienti top, mentre il restante è gestito completamente dagli outsourcer (circa 28 milioni di clienti). Una scelta che come Sindacato riteniamo sbagliata in termini strategici, visto che la competizione si svolge e si svolgerà sempre di più con gli altri operatori proprio nella fidelizzazione di questa fascia maggioritaria di clienti, verso cui – semmai – occorre intervenire per favorire la domanda di nuovi servizi (banda larga, Vas, soluzioni integrate, ecc.).

Rispetto alla proposta di riorganizzazione più complessiva dei customer inoltre l’azienda ha comunicato che nel 2009 saranno predisposte le modalità organizzative per passare da un sistema di customer basato su numeri legati al tipo di telefonia a un sistema in grado di assistere completamente la diversa tipologia di clienti. Nuova organizzazione che si prevede diventi operativa nel 2010.

Su questi ultimi punti come OO.SS. registriamo le scadenze temporali comunicate e abbiamo evidenziato la contraddizione di una riorganizzazione che basata (a detta aziendale) su una maggiore attenzione al cliente (si vedano anche i comunicati precedenti) prevede già quote consistenti di attività date in outsourcing. Il rischio per i lavoratori Telecom è quindi evidente, svolgendo attività similari con un costo del lavoro superiore anche del 30% rispetto a quello delle imprese esterne.

In relazione al mantenimento del perimetro, al modello di integrazione e alle politiche di sviluppo dei servizi di assistenza ai clienti, anche rispetto al nuovo scenario industriale (diffusione della banda larga, penetrazione nei mercati delle piccole e medie imprese, offerta di nuovi servizi legati alla convergenza, ecc.) l’azienda ha dichiarato di non avere un posizionamento definito, anche in relazione alla possibile evoluzione del mercato, ma ha assicurato che per Telecom la relazione con il cliente è strategica.
Su questo permane quindi un elemento generale di incertezza che continuiamo a denunciare.


Rete

Il Direttore della Rete ha illustrato gli scenari di mercato che prevedono un rallentamento della redditività nel 2008 – 2010 per la naturale diminuzione dei prezzi (fonia – dati) e ha individuato nello sviluppo della banda larga fisso e mobile, IPTV (tra cui possibili entrate da pubblicità on-line), piattaforme informatiche e Wholsale gli assets sui quali puntare per generare nuovi ricavi e - nella articolazione strutturale della Rete - la fabbrica per realizzare questi obiettivi.
In relazione alle politiche industriali per la rete, ha confermato l’attuazione del piano presentato due anni fa per lo sviluppo della rete di nuova generazione (NGN2) e relativi investimenti (800 milioni circa fino al 2012), illustrando lo stato di esecuzione e ribadendo che il piano prevede una buona copertura delle principali città entro il 2012 (e comunque che gli investimenti necessari per l’intera nuova rete si aggirano intorno ai 10-12 miliardi di euro).
Ovviamente nella costruzione della nuove rete pesano numerose variabili connesse al sistema regolatorio (che influenzerà anche la remunerazione degli eventuali investimenti ed eventualmente l’accelerazione o meno del progetto), ai comportamenti degli altri operatori, alla domanda potenziale di nuovi servizi che si verrà a creare.
In relazione alle piattaforme è comunque evidente che si convergerà su un unico sistema di protocolli IP, con una rete ad accesso ottico (e quindi più rigida e non permutabile) e con un numero di centrali e nodi assai ridotto rispetto all’attuale. Le nuove disposizioni legislative inoltre – già concordate con il passato Governo e attuate dal nuovo – aiuteranno a superare problemi di carattere burocratico e amministrativo (posa cavi, ingresso nei palazzi, ecc.) favorendo una rete in fibra fin nei palazzi (FTTB) e nei singoli appartamenti (FTTH).
In questo scenario anche i data center diminuiranno dagli attuali 12 a 3 poli (l’idea è di costituire dei “super campus”), liberando così spazi e risorse (il peso degli affitti per quanto riguarda l’intero segmento rete e IT è pari a 300 milioni di euro l’anno, quanto il risparmio preventivato dai 5000 tagli!).
Per l’azienda è evidente che serviranno nuove figure professionali, anche con competenze informatiche, sempre più concentrate nell’interazione con il cliente finale (risoluzione problemi, configurazione dei diversi dispositivi, ecc.), riunendo in prospettiva tutte le attività di assurance e delivery in ambito cliente finale, oltre che fornendo supporto sui diversi servizi e contenuti disponibili.
Maggiori elementi saranno comunque noti – prevedibilmente entro Ottobre – quando saranno disponibili maggiori informazioni di scenario e quando inoltre saranno certe le risorse pubbliche destinate proprio allo sviluppo della NGN2 (circa 800 milioni di risorse nazionali e 1600 di derivazione comunitaria).

Su questi punti come OO.SS. abbiamo evidenziato alcune positività come la strategicità della Rete nelle politiche di sviluppo di Telecom, ma anche evidenti discrasie e contraddizioni sia in relazione agli investimenti - che sono totalmente insufficienti a sostenere tali ipotetici scenari di sviluppo - che soprattutto in relazione al rapporto tra i tempi di realizzazione della nuova rete (ed eventuale adeguamento di forza lavoro con le nuove tecnologie) e gli attuali esuberi denunciati e presentati sulla stampa, anche come conseguenza dei nuovi scenari tecnologici.
Inoltre evidente è la contraddizione tra un’impostazione aziendale che vede parte degli attuali tecnici “obsoleti” e una possibile mobilità professionale che coinvolga dipendenti oggi non impiegati su aree direttamente operative o di supporto a queste.

A fronte di queste obiezioni l’azienda ha quindi dichiarato che gli attuali esuberi sulla rete non sono – in effetti – legati alla nuova rete visto che i tempi di sostituzione saranno comunque lunghi.

Come OO.SS. infine abbiamo denunciato come, rispetto alla politica aziendale dichiarata di miglioramento delle condizioni delle rete esistente (senza la quale non potrà avvenire un passaggio alla nuova rete, essendo questa una lenta sostituzione della prima), l’attuale livello degli investimenti per mantenere la qualità del rame è insoddisfacente e che la politica degli appalti sta producendo distorsioni e diseconomie evidenti.

Numerose attività di qualità sono oggi assegnate alla manodopera di impresa senza saturare prima la manodopera interna; inoltre spesso a casa del cliente (oltre che nelle centrali) si registra la presenza di lavoratori delle ditte in appalto o in subappalto, certo non favorendo un miglioramento dell’immagine stessa di Telecom.

Per tanto, come OO.SS., abbiamo proposto all’azienda di rivedere gli attuali contratti di appalto (la maggior parte scadranno nel 2009), reinternalizzando le attività (a partire da quelle più pregiate) e favorendo uno sviluppo inquadramentale dei dipendenti rete legato alla gestione completa di intere lavorazioni a maggior valore (coerentemente del resto con lo sviluppo della convergenza così come descritto dall’azienda stessa).
Il processo produrrebbe un miglioramento della qualità e una diminuzione di sprechi che, spesso nella catena del sub appalto, si generano.

Sul punto degli appalti l’azienda ha preso atto delle dichiarazioni sindacali, confermando sostanzialmente però la bontà dell’attuale modello in quanto, in prospettiva, sulla rete di nuova generazione gli interventi manutentivi si ridurranno pesantemente, mentre si svilupperanno le attività qualitative del delivery a casa dell’utente.

Rispetto a Open Acces, come OO.SS. abbiamo chiesto di approfondire alcuni specifici aspetti, compatibilmente con quanto Telecom può oggi dire rispetto al confronto con l’AGCOM e ai dossier a questa consegnati e che saranno oggetto di un’apposita consultazione pubblica. In particolare come OO.SS. abbiamo chiesto quale modello di integrazione manterrà Open Access rispetto al resto dell’azienda, anche a salvaguardia dei perimetri attuali e della sostenibilità dei servizi connessi alla parte di rete sotto Open Access.
Inoltre è stato chiesto – data l’attuale configurazione della rete in rame e date le prospettive sulla nuova rete – se Open Access gestirà in futuro anche le tecnologie attive (elettronica, ecc.) e relativi servizi di assistenza e implementazione.

A queste domande l’azienda ha risposto che Open Access ha la funzione di garantire parità di accesso e trasparenza verso tutti gli altri operatori, ma non per questo non deve contenere anche altre attività e servizi aggiuntivi in grado di mantenere una forte integrazione verticale con ciò che è a supporto dello sviluppo aziendale.
Open Acess comprenderà inoltre anche la parte delle tecnologie attive della nuova rete (ed eventuali integrazioni anche con l’eventuale rete mobile, soprattutto in relazione alla larga banda in mobilità) e quindi tutte le funzioni a queste connesse.

L’azienda ha quindi illustrato i propri progetti in relazione alla rete mobile e a IT.
Rispetto alla rete mobile l’azienda conferma la centralità della propria rete, prevedendo una crescita della banda larga in mobilità anche in funzione di riduzione del digital divide in quelle aree dove la rete di nuova generazione in fibra, nel medio periodo, potrebbe non arrivare. E’ stato inoltre ribadito che, rispetto ad altri operatori (WIND e H3G con il progetto Eiffel) il rapporto con Vodafone sulla condivisione dei siti è esclusivamente mirato alla maggiore efficienza, che permarranno patrimonio aziendale e quindi all’interno dell’attuale perimetro.

Rispetto a IT l’azienda ha confermato il piano di valorizzazione dell’informatica interna a Telecom, da cui la scelta di ricomposizione delle diverse aree (OSS e BSS) e la volontà di reinternalizzare specifiche attività riguardanti la parte alta dei processi (oggi soprattutto affidate a Mainpower). La nuova filosofia aziendale è del resto quella di tenere per sé sempre più tutto ciò che può produrre valore aggiunto in termini di servizi e processi a maggiore complessità. Sul punto specifico come OO.SS. abbiamo comunicato all’azienda la necessità di rivedere il rapporto con il mondo delle consulenze che impiegano circa 4500 risorse nonché di individuare uno specifico momento di confronto per approfondire le modalità e gli effetti delle reinternalizzazioni (anche rispetto alla collocazione e rientro di SSC).


Scenari futuri del settore TLC

La seconda giornata di confronto si è sviluppata partendo dalla presentazione aziendale degli scenari futuri del settore TLC previsti a livello internazionale e nazionale.
L’azienda ha sostanzialmente ripetuto quanto già esposto nel passato incontro, sottolineando come il mercato attraversi notevoli difficoltà in particolare con un calo dei ricavi su accesso e traffico fisso (per cui Telecom è passata da 4,7 miliardi di ricavi a circa 4 rispettivamente per la prima e seconda voce), nonché una sempre minore crescita sul mobile. Le prospettive di crescita saranno quindi concentrate principalmente sulla diffusione della banda larga, sul traffico dati, su nuovi servizi sia informatici che soprattutto ad alto valore.
Telecom al riguardo si è dichiarata comunque ottimista proprio per la scarsa diffusione della banda larga e degli apparati informatici (PC) rispetto agli altri paesi, in quanto maggiori sono i possibili tassi di crescita.
In relazione agli incumbent degli altri paesi, però, l’azienda ha sottolineato un problema di percezione da parte del cliente. Mentre cioè in tutti i paesi europei, l’azienda incumbent è percepita come l’azienda a maggiore qualità, tanto da giustificare tariffe leggermente superiori, in Italia la percezione da parte del cliente è peggiorata, soprattutto in relazione alla capacità di “risoluzione dei problemi” e a specifiche e sfortunate campagne legate a prodotti non di particolare qualità.
Su questo come OO.SS. abbiamo ribadito che nulla di nuovo ci viene detto in relazione a come poter aggredire tali contraddizioni in termini di maggiore qualità del servizio e anzi che le politiche di estenalizzazione per le attività di customer care e la spesso bassa qualità delle ditte in appalto non possono che essere legate proprio a quel calo di fiducia che l’azienda stessa registra.
Inoltre è stato sottolineato che le politiche di internazionalizzazioni di Telecom sono irrilevanti rispetto alla necessità di generare ricavi fuori dal mercato domestico.


Aziende esternalizzate

Per quanto riguarda il capitolo riguardante le aziende esternalizzate, Telecom ha rappresentato in modo sintetico la storia, l’attuale assetto proprietario, il dato occupazionale e le eventuali scadenze contrattuali con: IMSER/Telemaco Immobiliare, PRINTEL, Targa Fleet, Ceva Logistics, Pirelli RE, HP-DCS, AHRS (ex TESS), OMS Facility, Telepost, SSC, MP Facility, Tecnosys e ITS.

La delegazione sindacale ha in primo luogo evidenziato la mancanza di notizie riguardanti TILS, che va considerata alla stregua delle aziende precedenti, anche se in questo caso siamo in presenza di una vendita di attività, ed il fatto che i dati rappresentati riguardati l’occupazione (in totale circa 3500 lavoratori) fossero in realtà una fotografia relativa al momento dell’esternalizzazione mentre, ad oggi, il sindacato è costretto a registrare l’uscita di centinaia di questi lavoratori dal ciclo produttivo.

Sempre da parte sindacale è stato quindi illustrato un quadro generale nel quale, ferme restando le criticità relative alla definizione dei “perimetri” delle attività e dei lavoratori interessati da parte di Telecom, gli obiettivi industriali dichiarati dagli acquirenti nel corso delle fasi di confronto previsti dalla legge, nella stragrande maggioranza dei casi non si sono realizzati determinando, tranne poche eccezioni, un quadro di aziende sostanzialmente monocommessa. Tali aziende non sono state in grado di acquisire nuovi clienti e sono chiaramente soggette a ristrutturazioni speculari a quelle dell’unico committente; in questo quadro, stante le dinamiche dei rinnovi contrattuali improntate da Telecom Italia a rigidi criteri di contenimento dei costi, risultano sempre più frequenti il ricorso a procedure di mobilità e le difficoltà di garantire ai lavoratori interessati dignitosi livelli normativi e salariali nell’ambito delle contrattazioni aziendali di II° livello.
Visto quindi il panorama non certo roseo dell’arcipelago delle aziende esternalizzate, SLC FISTEL e UILCOM, unitamente al Coordinamento Nazionale delle RSU di Telecom Italia, hanno ricordato a Telecom l’esistenza di una sua responsabilità etica, oltre che industriale, su questo versante; pertanto hanno ribadito l’esigenza di garantire un adeguato livello economico nelle fasi di rinnovo delle commesse e rinnovato la richiesta di procedere ad una valutazione congiunta dell’attuale rapporto costi/benefici/qualità del servizio, senza escludere operazioni di re-internalizzazione di attività e di lavoratori, così come avvenuto per Tecnosys.

Di fronte a queste richieste Telecom Italia, dopo aver sostenuto le opportunità di sviluppo della dignità professionale dei lavoratori in questione, determinate dall’impiego in aziende “specializzate”, ed aver rappresentato le dinamiche di mercato relative alla diminuzione dei prezzi di molti servizi, ha espresso la disponibilità ad approfondire il tema del rapporto costi/benefici nei rapporti industriali con tali aziende sulla base di una puntuale e rigorosa valutazione delle convenienze economiche e del miglioramento delle performances di Telecom Italia. Slc Fistel e UIlcom registrano, sul punto specifico, la disponibilità di Telecom ad approfondire le relative problematiche e si riservano di chiedere la convocazione di un tavolo specifico, anche al fine di mantenere efficiente il ciclo produttivo di Telecom e alta la qualità dei servizi interni, per cui nei fatti è necessario – a differenza di altre aree e settori – garantire livelli adeguati di attività.


Valutazioni sindacali conclusive

Al termine del confronto come Segreterie Nazionali e Coordinamento Nazionale delle Rsu abbiamo sottolineato l’insoddisfazione sull’informativa delle strategie aziendali ancora troppo generiche. Permangono notevoli le distanze tra le posizioni sindacali e quelle aziendali, e sugli interventi da adottare per il risanamento dell’azienda. Telecom, infatti, non vuole affrontare e risolvere specifiche problematiche evidenziate dal Sindacato (e che invece garantirebbero quei risparmi e quelle efficienze che si dice di voler ricercare), ma soprattutto perché anche da questa “due giorni” emerge la contraddizione di un’azienda che allo stato attuale non è in grado di dare garanzie sugli attuali perimetri e sulla tenuta occupazionale di tutti e 56 mila i dipendenti (compresi quelle delle aree di ricerca (TILAB), di staff , amministrazione e informazione al cliente.

Come OO.SS. invitiamo per tanto il management di Telecom a riflettere sulle osservazioni e controproposte da noi avanzate, al fine di ripensare il modello di riorganizzazione annunciato ed i relativi tagli occupazionali, esplicitando con maggiore chiarezza i propri piani di sviluppo e intervenendo sulle contraddizioni (nuovi investimenti, nuova occupazione, riconoscimenti professionali, ecc.) che non aiutano l’azienda a mantenersi competitiva sul mercato.

Alla luce di tutto ciò e in vista anche di possibili nuove evoluzioni legate al prossimo Consiglio di Amministrazione, come OO.SS. dichiariamo che in questo quadro non vi sono le condizioni per un’intesa. Dichiariamo per tanto conclusa negativamente la fase per un tentativo di accordo in sede aziendale.

A fine agosto il Coordinamento Nazionale delle RSU sarà convocato per valutare e decidere come proseguire la vertenza.

Per intanto invitiamo le lavoratrici e i lavoratori di Telecom e tutte le RSU a mantenere alta l’attenzione e l’impegno, confermando il blocco delle relazioni sindacali a livello territoriale, nonché le specifiche mobilitazioni programmate in relazione alle singole vertenze aperte (mass market, ecc.).

Roma 28 luglio 2008

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

25 luglio, 2008

OPPOSIZIONE ? DALL'IRLANDA !!!!!


DOPO ESSERE FINITI DIETRO LA SPAGNA RIUSCIAMO ANCHE A FARCI PRENDERE PER LE MELE DAGLI IRLANDESI..............

22 luglio, 2008

TAVAROLI, BAFFINO IL NANO E MORTE SECCA


LINK ARTICOLO LA REPUBBLICA.IT

NEL FRATTEMPO IL TITOLO CROLLA, GLI ESUBERI RIMANGONO E DI INFRASTRUTTURE DI TELECOMUNICAZIONI NON NE PARLA NESSUNO.

DICEVANO I NONNI "HA DA VENI' BAFFONE!!!!!"


L'assurdo di tutto cio' è che lo avevamo ipotizzato in una chicchierata con una persona......nei momenti in cui accadeva ;-))))