ABBIAMO DECISO DI APRIRE QUESTO SPAZIO PER POTER DISCUTERE DEI PROBLEMI E DELL'ORGANIZZAZIONE DEI TECNICI TELECOM CHE OPERANO IN OPEN ACCESS, QUESTO VUOLE ESSERE UN LUOGO DI DISCUSSIONE E CONDIVISIONE DELLA NOSTRA ATTIVITA'.
"Avere un problema e cercare di risolverlo da soli è avarizia, accorgersi che il mio problema è anche di altri e cercare di risolverlo insieme, questo è politica" DON MILANI
24 luglio, 2011
23 luglio, 2011
Lavoro: circolare INPS sui 10.000 in mobilità con requisiti pensionistici immutati

05/07/2011
L'INPS ha finalmente varato la circolare n° 90 che illustra la norma della legge 122/10 che salvaguarda 10mila lavoratori collocati in mobilità, in mobilità lunga in base ad accordi sottoscritti entro il 30 aprile 2010 ovvero beneficiari al 31 maggio 2010 delle provvidenze per gli esodi concordate nei settori del credito e delle assicurazioni dall'allungamento dei requisiti per l'accesso alla pensione.
La circolare non aggiunge molto a quanto la legge già prescrive, in particolare conferma che si procederà ad un'unica graduatoria, subordinata, nel caso dei lavoratori in mobilità e in mobilità lunga, alla verifica dei requisiti per l'accesso alla pensione, mentre tale incombenza non trova luogo per i beneficiari degli esodi, perché verificate già al momento del conferimento dell'assegno. Se ne potrebbe dedurre il rischio che nella composizione della lista saranno maggiormente presenti questi ultimi lavoratori, anche se da parte dell'Inps ci si assicura, informalmente, che non dovrebbero verificarsi nell'anno in corso casi di eccesso di domande rispetto al numero definito in legge. Resta naturalmente il problema per gli anni successivi, e quindi continua la nostra iniziativa affinché nessuno di quanti fossero stati collocati in mobilità con la prospettiva di raggiungere così l'età pensionabile rimanga senza reddito.
A tale proposito, si ricorda che in sede dell'intesa sulle 'emergenze sociali' dello scorso ottobre tutte le parti, datoriali e sindacali, avevano convenuto sulla necessità di garantire la copertura a tutti i lavoratori collocati in mobilità per effetto di accordi stipulati entro il 31 ottobre 2010.
Direzione Centrale Pensioni
Roma, 24/06/2011
Circolare n. 90
Ai Dirigenti centrali e periferici
Ai Direttori delle Agenzie
Ai Coordinatori generali, centrali e
periferici dei Rami professionali
Al Coordinatore generale Medico legale e
Dirigenti Medici
e, per conoscenza,
Al Presidente
Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza
Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei Sindaci
Al Magistrato della Corte dei Conti delegato all'esercizio del controllo
Ai Presidenti dei Comitati amministratori
di fondi, gestioni e casse
Al Presidente della Commissione centrale
per l'accertamento e la riscossione
dei contributi agricoli unificati
Ai Presidenti dei Comitati regionali
Ai Presidenti dei Comitati provinciali
Allegati n.2
OGGETTO:
Articolo 12, comma 5, del Decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e integrato dall’articolo 1, comma 37, della legge 13 dicembre 2010 n. 220. Deroga al nuovo regime delle decorrenze di pensione per alcune tipologie di lavoratori (cd diecimila).
Con circolare n. 126 del 24 settembre 2010 sono state fornite le prime istruzioni per l’applicazione della deroga prevista dall’art. 12, comma 5 della legge n. 122 del 2010 (allegato 1).
L’articolo 1, comma 37, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (allegato 2), che ha integrato il comma 5, della legge in oggetto, ha esteso la deroga anche ai lavoratori collocati in mobilità ordinaria ai sensi dell’articolo 7, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni e integrazioni.
La norma in oggetto prevede che le disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto legge n. 78/2010 continuano ad applicarsi, nel limite di 10.000 soggetti che maturano i requisiti per l'accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011, alle seguenti categorie di lavoratori:
a) lavoratori posti in mobilità ordinaria sulla base di accordi stipulati entro il 30 aprile 2010;
b) lavoratori posti in mobilità lunga sulla base di accordi stipulati entro il 30 aprile 2010;
c) titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà al 31 maggio 2010.
La deroga in questione riguarda le sole finestre di accesso al pensionamento e afferisce perciò sia alla pensione di vecchiaia, sia alla pensione di anzianità.
Conseguentemente, una volta perfezionati i requisiti di età anagrafica e di contribuzione richiesti alla generalità degli assicurati, i lavoratori collocati in posizione utile nella graduatoria dei potenziali beneficiari potranno accedere al pensionamento di anzianità o vecchiaia sulla scorta delle disposizioni previgenti in materia di decorrenza della pensione.
Con la presente circolare, che tiene conto del parere espresso in materia dal Ministero del Lavoro con nota del 23 giugno 2011, prot. 04/UL/0009089/L, si forniscono le prime indicazioni per l’individuazione della platea dei potenziali beneficiari della disposizione.
1. Lavoratori in mobilità ordinaria
La deroga è concessa a tutti i lavoratori collocati in mobilità ordinaria.
Il beneficio è applicabile ai lavoratori alle seguenti condizioni:
- che siano collocati in mobilità ordinaria sulla base di accordi stipulati entro il 30 aprile 2010;
- che, entro il periodo di fruizione della mobilità ordinaria, perfezionino i requisiti previsti per la generalità dei lavoratori per l’accesso al pensionamento di vecchiaia o di anzianità.
Riguardo alla modalità di definizione della data fine mobilità ordinaria, si precisa che per tali lavoratori il presupposto della maturazione dei requisiti per il pensionamento, entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità ordinaria, deve essere verificato al 31 maggio 2010, data di entrata in vigore del decreto legge n. 78/2010. Pertanto, eventuali periodi di sospensione della percezione dell’indennità di mobilità successive al 31 maggio 2010 non possono essere considerate rilevanti ai fini del prolungamento del periodo di fruizione entro il quale devono essere maturati i requisiti per il pensionamento (circolare n. 126 punto 1.3).
2. Lavoratori in mobilità lunga
La deroga è concessa a tutti i lavoratori collocati in mobilità lunga ai sensi delle leggi n. 176/1998, n. 81/2003 e n. 296/2006.
Il beneficio è applicabile ai lavoratori alle seguenti condizioni:
- che siano collocati in mobilità lunga sulla base di accordi stipulati entro il 30 aprile 2010;
- che raggiungano i requisiti per la vecchiaia e per l’anzianità (57/58 anni di età e 35 anni di contribuzione) previsti dalle citate norme successivamente al 31 dicembre 2010.
3. Lavoratori in esodo
La deroga al nuovo regime delle decorrenza è riservata anche ai lavoratori che al 31 maggio 2010, data di entrata in vigore del decreto 78/2010, erano titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore di cui all'art. 2, comma 28, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.
Si precisa che i lavoratori in esodo che perfezionano i requisiti di età e contribuzione entro il 31 dicembre 2010, continuano ad usufruire, oltre tale data, dell’assegno straordinario fino all’apertura della finestra e accedono al pensionamento alla scadenza della prestazione straordinaria, previa presentazione della relativa domanda.
4. Formazione della graduatoria dei potenziali beneficiari
Il comma 6 dell’art 12 della legge 122/2010 ha, tra l’altro, previsto che la graduatoria venga redatta sulla base della data di cessazione dell’attività lavorativa.
La cessazione si riferisce ovviamente all’attività di lavoro svolto presso l’azienda che ha provveduto al collocamento in mobilità ovvero in esodo.
Si sottolinea che la graduatoria è unica per tutte e tre le tipologie di lavoratori interessati.
Per i lavoratori di cui al punto 1 e 2, l’inserimento in graduatoria sarà effettuato previo accertamento da parte delle sedi del perfezionamento, all’interno dei periodi di mobilità ordinaria e lunga, dei requisiti di età e contribuzione per il diritto a pensione previsti per le due tipologie di lavoratori.
Per i lavoratori di cui al punto 3, l’inserimento in graduatoria sarà effettuato senza alcun accertamento da parte delle sedi in quanto il diritto alla pensione in uscita dall’esodo è stato verificato all’atto della liquidazione della prestazione straordinaria.
Gli elenchi relativi a tutte e tre le tipologie di lavoratori saranno comunque inviati alle sedi per la determinazione della finestra con e senza la salvaguardia della decorrenza.
5. Domanda di avvalimento della deroga da parte dei soggetti potenzialmente beneficiari
Il comma 6 dell’art. 12 della citata legge 122/2010 stabilisce che l’INPS provvede al monitoraggio delle domande di pensionamento presentate dai lavoratori di cui al comma 5 che intendono avvalersi, a decorrere dal 1° gennaio 2011, del regime delle decorrenze vigente prima della data di entrata in vigore del decreto legge del 31 maggio 2010, n. 78.
Di conseguenza, la volontà di avvalersi della deroga in argomento deve essere manifestata all’atto della presentazione della domanda di pensione.
Al solo scopo di agevolare gli assicurati, ai potenziali beneficiari collocati in posizione utile verrà inviata la comunicazione della possibilità di accedere alla salvaguardia immediatamente prima dell’apertura della finestra di accesso al pensionamento.
Resta inteso che la certificazione non esonera l’interessato dalla presentazione, in tempo utile, della domanda di pensione, corredata dalla richiesta di avvalimento del beneficio in oggetto.
Si sottolinea, nuovamente, che i soggetti che hanno perfezionato il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 2010 continuano ad accedere al pensionamento con il previgente regime delle decorrenze.
6. Certificazione del diritto a pensione utile ai fini della salvaguardia della decorrenza
Con successivo messaggio sarà illustrata la modalità di trattazione da parte delle sedi delle liste dei potenziali beneficiari della salvaguardia, che sono in corso di predisposizione.
7. Prolungamento dell’intervento di tutela del reddito
Il comma 5 bis (introdotto dall’articolo 1, comma 37, della legge 13 dicembre 2010 n. 220) prevede "in alternativa a quanto previsto dal comma 5 la concessione del prolungamento dell'intervento di tutela del reddito per il periodo di tempo necessario al raggiungimento della decorrenza del trattamento pensionistico sulla base di quanto stabilito dal presente articolo e in ogni caso per una durata non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del presente decreto e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dal presente articolo".
Tale intervento non determina ope legis un diritto al suddetto prolungamento ma deve essere assunto da un apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.
8. Definizione delle domande di pensione giacenti.
Nelle more della formazione della graduatoria dei potenziali beneficiari l’esame delle domande di pensione presentate con richiesta di avvalimento della deroga di cui all’articolo 12, comma 6 legge n. 122/2010 deve essere sospeso in attesa dell’accertamento del diritto alla deroga in questione.
Le Sedi avranno cura di costituire apposita evidenza delle suddette casistiche e le riesamineranno d’ufficio all’esito del procedimento di cui al precedente punto 4.
Di tali circostanze devono essere resi edotti gli interessati.
Resta fermo che l’esito positivo del procedimento di riesame resta subordinato alla sussistenza degli ulteriori requisiti di legge previsti per l’accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità (es. cessazione del rapporto di lavoro dipendente)
Per la trattazione delle fattispecie di cui sopra sotto il profilo informatico si rinvia al messaggio tecnico operativo di imminente pubblicazione.
Il Direttore Generale
Nori
22 luglio, 2011
20 luglio, 2011
19 luglio, 2011
Se Silvio fosse Murdoch
Il magnate australiano della News Corporation si è sottoposto a ore di domande senza sconti da parte della Commissione Cultura, media e sport della Camera dei Comuni, insieme al figlio James. I parlamentari britannici lo hanno incalzato sul caso delle intercettazioni illegali organizzate dalla sua testata News of the World, poi chiusa per lo scandalo. E SkyTg24, televisione italiana di proprietà dello stesso Murdoch, ha trasmesso tutto in diretta, con traduzione simultanea, senza filtri.
Pensate ora alla stessa scena in versione italiana. Silvio Berlusconi siede davanti a una commissione d’inchiesta del Parlamento. Sulle domande da rivolgergli non c’è che l’imbarazzo della scelta. Chi furono i suoi primi finanziatori nascosti dietro alcune società fiduciarie? Che cosa faceva esattamente nella sua residenza di Arcore il mafioso Vittorio Mangano? E – per ricalcare esattamente una domanda rivolta a Murdoch a proposito dei suoi giornalisti coinvolti anni fa nello stesso scandalo – chi ha pagato la difesa legale dei manager della Fininvest poi condannati definitivamente per corruzione alla Guardia di Finanza? Come mai ha ritenuto di dover portare in Parlamento ben due di loro, Salvatore Sciascia e Massimo Maria Berruti?
Al Murdoch italiano, l’ipotetica commissione potrebbe chiedere tante altre cose. Davvero dormiva la notte in cui fu recapitata presso la sua abitazione di Arcore l’intercettazione di Piero Fassino sulla scalata Unipol, ottenuta illegalmente? Come mai arrivò sulla sua scrivania il video compromettente che riguardava il governatore del Lazio Piero Marrazzo? Come spiega che i suoi avversari, politici e non, siano oggetto di campagne diffamatorie da parte delle testate che possiede, per esempio il giudice Raimodo Mesiano o il giornalista Dino Boffo? Non ha mai utilizzato nella lotta politica il materiale di “gossip” fornitole da Alfonso Signorini, direttore della rivista Chi, da lei posseduta?
Il tutto trasmesso in diretta tv su Canale 5, o Italia Uno, o Retequattro. E coperto con distaccata professionalità dal Giornale di Sallusti. Ve lo immaginate? Continuate a immaginarlo.
Silvio Berlusconi davanti alle commissioni parlamentari neppure si presenta. Per esempio al Copasir, l’importante organismo che controlla i servizi segreti, negli ultimi tre anni non hanno mai avuto il piacere di vederlo. Né si ricordano dirette o speciali di Mediaset sui qualcuno dei suoi tanti processi, che suscitano grande curiosità in tutto il mondo. Tranne Cologno Monzese.
Manovra, il miracolo dimezzato

Il “miracolo” invocato da Napolitano si è avverato. Una “casta” politica litigiosa, attenta solo a salvaguardare i propri privilegi, ha approvato la manovra economica in tempi rapidissimi. Ma è un “miracolo a metà”, con un risvolto iniquo e vergognoso, che dà la misura della pochezza di questa classe politica. Si chiedono pesanti sacrifici ai cittadini, ma la politica non ci rimette un solo euro. L’amara medicina è solo per il Paese, non per il Palazzo. Lievi i tagli agli abnormi costi della politica. Per lo più simbolici o rinviati al futuro. Chi non assume, in prima persona, lo stesso fardello dei cittadini, non ha nessuna credibilità. È delegittimato.
In più, il miracolo è stato “dimezzato” dalla natura dei tagli, lineari e indistinti, che salva le caste e aumenta le disuguaglianze. Una“macelleria sociale” contro il ceto medio e le famiglie con figli. I “soliti noti”, che già pagano abbastanza. E che esclude, invece, chi può essere chiamato a maggiori sacrifici. Le famiglie si ritrovano, ancora una volta, nell’occhio del ciclone. Non è un bel segnale vedere “tagli indistinti” su tutte le agevolazioni fiscali per la famiglia: dagli asili nido ai mutui. E, al contempo, agevolazioni per le rendite finanziarie, o per specifiche categorie professionali.
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17 luglio, 2011
16 luglio, 2011
E il dipendente non paga l’Irpef

Se la banca vaticana Ior comprerà il San Raffaele, parte del conto lo pagheranno I contribuenti italiani? L’ipotesi non sembra del tutto campata in aria. Gli italiani che lavorano per gli Enti Centrali della Chiesa Cattolica, quelli gestiti direttamente dalla Santa Sede e gli organi della Curia romana, infatti, non sono tenuti a versare allo Stato l’Irpef, l’imposta sul reddito da lavoro (dipendente, in questo caso).
Sono italiani, lavorano in Italia, ma evitano l’Irpef grazie ai privilegi concessi dai Patti Lateranensi, confermati dal nuovo Concordato del 1984. Se nascerà il grande polo sanitario cattolico sognato dal cardinale Tarcisio Bertone, si tenterà di estendere ai relativi dipendenti la stessa norma? L’interrogativo circola, alla luce dell’ingresso nella Fondazione del San Raffaele di Giuseppe Profiti, presidente del Bambin Gesù di Roma: proprio uno degli enti che beneficiano dell’esenzione.
Quanti siano gli italiani Irpef-esenti in nome del Vaticano, non lo sanno né l’Agenzia delle Entrate né l’Inps, che paga loro la pensione (i contributi li versano). Eppure il nuovo Concordato aveva previsto l’istituzione di una Commissione paritetica per «meglio disciplinare» le esenzioni fiscali: dopo 27 anni non c’è ancora traccia.
Le agevolazioni riguardano almeno 2 mila lavoratori italiani distribuiti tra Curia (Segreteria di Stato, Congregazioni, Tribunali, Pontifici consigli, Osservatore Romano, Radio Vaticana, Accademie, basiliche) e Governatorato (Uffici centrali, ragioneria, Ville Pontificie, Specola).
Numeri più precisi è però difficile farne, considerando i molti che lavorano nelle zone extra-territoriali, compresi i tanti del Bambin Gesù. Un ospedale che gode anche di ingenti finanziamenti pubblici.
Motivo per cui c’è chi non gradisce il blitz sul San Raffaele. Che potrebbe rivelarsi un boomerang, se portasse l’opinione pubblica a rimettere in discussione vantaggi consolidati.
L’Espresso 21 lugio pag.109
Caro-Irpef, chi ha 20mila euro pagherà il doppio dei più ricchi
Perché all'aumentare del reddito, le detrazioni Irpef a cui si ha diritto diminuiscono. E dunque i tagli lineari, così come previsti in manovra, per ora indistinti - del 5% nel 2013 e del 20% nel 2014 sulle 483 agevolazioni oggi esistenti che valgono 161 miliardi l'anno e che dovranno assicurare 4 miliardi il primo anno e 20 il secondo - pesano molto di
più su chi ha più sconti. Ovvero le classi intermedie. Anche perché si tratta di spese per medici e farmaci, per la scuola e la palestra dei figli, l'affitto, la previdenza integrativa, le ristrutturazioni, gli assegni al coniuge, gli interessi sui mutui, le detrazioni per il lavoro dipendente. Una previsione talmente dirompente che lo stesso autore dei calcoli considera "molto bassa la probabilità di un'applicazione" di una manovra siffatta. A meno che, entro il 30 settembre 2013, non venga varata la riforma fiscale e assistenziale con tagli "mirati".
vai all'articolo integrale di Repubblica.it
14 luglio, 2011
13 luglio, 2011
Mentre la speculazione si abbatte sull’economia, il capo del governo sparisce in una delle sue 21 ville: non esattamente una prova da leader
CAUSE DI LAVORO? PAGATEVELE
Da oltre 50 anni le cause di lavoro e previdenziali non erano gravate da nessun balzello economico per i lavoratori. Una norma di civiltà che tutelava il più debole nella causa di lavoro.
Dall’entrata in vigore del decreto per la stabilizzazione finanziaria i lavoratori e le lavoratrici devono pagare una quota che nella maggioranza dei casi (cause per licenziamento, impugnazione dei termini, riconoscimento del rapporto di lavoro, mobbing, ecc. ecc.) comporterà un costo di 225 euro, più 8 euro di bollo, per il totale di 233 euro. Sono cifre importanti, soprattutto se si considerano le condizioni socio economiche di chi si trova costretto a ricorrere alla Giustizia per la tutela di diritti.
Con che coraggio chiedere questo denaro a persone rimaste senza lavoro e/o reddito?
Non è la prima volta, nel collegato lavoro si era già tentato di abolire la gratuità delle cause, sono state approvate norme che tentato di limitare i poteri dei giudici e prevista una automatica condanna alle spese per il lavoratore soccombente nelle cause.
C’è una unica spiegazione, depotenziare ulteriormente il processo del lavoro e dare forzosamente spinta ai meccanismi previsti dal collegato lavoro a partire dall’arbitrato di equità che sono bloccati.
È una scelta molto grave, che colpisce tutti, ma in modo evidente i lavoratori precari che chiedono il riconoscimento del lavoro subordinato.
È anche inconcepibile che tutto questo venga fatto per decreto legge, cambiando le regole senza alcuna discussione e peraltro creando una grande confusione nei Tribunali con evidenti problemi per le persone.
Nei prossimi giorni tutti gli uffici legali della Cgil riceveranno a cura della Consulta Giuridica e del coordinamento vertenze una nota su come cercare di tutelare i lavoratori e le lavoratrici.
La Cgil chiede che questa norma venga soppressa o stralciata e in ogni caso attiverà tutte le iniziative possibili di carattere legale e amministrativo per bloccare o sospendere gli effetti arrivando fino al ricorso in sede costituzionale.
Questo tema sarà inoltre al centro delle iniziative di mobilitazione e sarà consegnato e distribuito in occasione dei presidii contro la manovra che si terranno davanti alle Prefetture.
TRADUZIONE ACCORDO 28 Giugno TRA LE PARTI SOCIALI
Tab Traduz Punti Acc Rappresentanza 280611
12 luglio, 2011
FANTASIA CONTRO INEFFICENZA
06 luglio, 2011
05 luglio, 2011
03 luglio, 2011
FERMIAMO LA CENSURA SUL WEB FIRMA ANCHE TU

CLICCA QUA PER FIRMARE CONTRO LA DELIBERA AGCOM
Fra pochi giorni l'Autorità per le comunicazioni potrebbe votare un provvedimento che metterebbe il bavaglio alla rete, arrivando perfino a chiudere siti internet stranieri in modo arbitrario e senza controllo giudiziario. Inondiamo i membri dell'Autorità di messaggi per difendere la nostra libertà d'informazione su internet
Il governo di centrodestra ha lanciato un nuovo attacco alla libertà di accesso all'informazione, e fra qualche giorno un organo amministrativo sconosciuto ai più potrebbe ricevere poteri enormi per censurare internet.
L'Autorità per le comunicazioni, un organo di nomina politica, sta per votare un meccanismo che potrebbe perfino portare alla chiusura di qualunque sito internet straniero - da Wikileaks a Youtube ad Avaaz! - in modo arbitrario e senza alcun controllo giudiziario. Gli esperti hanno già denunciato l'incostituzionalità della regolamentazione, ma soltanto una valanga di proteste dell'opinione pubblica può fermare questo nuovo assalto alle nostre libertà democratiche.
Non c'è tempo da perdere. La prossima settimana l'Autorità voterà la delibera, e se insieme costruiremo un appello pubblico enorme contro la censura su internet potremo fare la differenza. Inondiamo i membri dell'Autorità di messaggi per chiedere di respingere la regolamentazione e preservare così il nostro diritto ad accedere all'informazione su internet. Agisci ora e inoltra l'appello a tutti!
Negli anni Berlusconi ha cercato più volte di controllare l'informazione su internet, ma finora i suoi tentativi sono sempre falliti. Ora, lontano dai riflettori, il governo ha la possibilità concreta di espandere i suoi tentacoli sulla rete, a meno che i cittadini non alzeranno la voce per fermarlo.
La nuova regolamentazione permetterebbe all'Autorità per le Comunicazioni di rimuovere contenuti sospetti di violazione del copyright da siti internet italiani senza alcun controllo giudiziario. Ancora peggio, la pubblicazione di una canzone o di un testo sospetto potrebbero perfino portare alla chiusura di interi siti internet stranieri, inclusi siti d'informazione, portali di software libero, piattaforme video come YouTube o d'interesse pubblico come WikiLeaks.
Se approvata, la nuova regolamentazione garantirebbe di fatto poteri legislativi e giudiziari a un organo amministrativo le cui funzioni dovrebbero essere esclusivamente consultive e di controllo, aprendo così la strada a un processo decisionale arbitrario e incontrollato. L'Autorità, nella speranza di passare inosservata, sta velocizzando al massimo la decisione, che è prevista per la prossima settimana.
Ma insieme possiamo costruire un enorme grido pubblico e convincere i membri chiave dell'Autorità che sono ancora indecisi a opporsi alla regolamentazione e rimandare così la questione all'unico organo che ha i poteri costituzionali per legiferare sulla materia: il Parlamento. Manda un messaggio ora e inoltra l'appello il più possibile:
I governi sono sempre più impauriti da internet, che è diventato uno strumento per aprire il dibattito pubblico e per la mobilitazione dei cittadini, e stanno cercando così di imporre regole più strette di censura. Ma i cittadini stanno rispondendo, come in Gran Bretagna, dove l'opposizione dell'opinione pubblica ha costretto il governo a ritirare la legislazione sul copyright che voleva mettere un bavaglio alla rete. In Italia lo scorso anno siamo riusciti a fermare la "legge bavaglio" liberticida. Vinciamo di nuovo!
02 luglio, 2011
COLPO GROSSO ALLA TELECOM

Nel giorno del no a Santoro, scompare dalla manovra
una norma ammazza-Telecom sulla rete telefonica
di Giorgio Meletti
e Carlo Tecce
La metafora di Giovanni Stella, confezionata un mese fa per il Fatto, annunciava la discesa in campo (televisivo) di Telecom: io aspetto paziente sotto il banano-Rai che ne scendano i macachi- conduttori. L’amministratore delegato di Telecom Italia Media rompeva il bipolarismo di Rai e Mediaset: ecco, diceva, La7 è disposta a prendersi il gruppo di giornalisti che il servizio pubblico e il Biscione, per motivi diversi ma di uguale matrice (il Cavaliere), non vogliono e non possono permettersi.
Stava nascendo una televisione all’apparenza poco controllabile per il Silvio Berlusconi imprenditore e politico, ma estremamente influenzabile per la sua versione di capo del governo.
La trattativa con Michele Santoro era chiusa, mancava un tratto di penna: la firma (alle prime voci, il titolo di La7 crebbe in un giorno del 20%; l’altroieri, al niet, ha perso il 4 e ieri il 3).
Martedì scorso, l’ultimo incontro tra l’inventore di Annozero e il dirigente di La7 conosciuto con il soprannome di “canaro ” per i suoi modi spicci ed efficacy fino al sadismo. E che succeed martedì, proprio quel giorno? Il governo scrive e riscrive e infine diffonde la bozza di manovra economica: tagli, pensioni, tasse e finte rivoluzioni liberali e liberiste. In un articolo del provvedimento, a sorpresa, si
materializza il conflitto d’interessi che Santoro ha denunciatoieri nell’intervista al Fatto .
IL GOVERNO, se vuole, può fare male a Telecom, la multinazionale proprietaria di La7. E con una norma, infilata di soppiatto, Palazzo Chigi ha dimostrato come può farle male. La bozza prevedeva un progetto del ministero per lo Sviluppo economico di Paolo Romani: “Un piano di interesse nazionale per il diritto di accesso a Internet”.
E come? “Mediante la razionalizzazione, la modernizzazione e l’ammodernamento delle strutture esistenti”. Parole astruse e verbi incrociati per sottrarre a Telecom l’ultimo bene invidiato da tutti i concorrenti: la rete fisica, quella che porta il cavo telefonico in tutte le case e gli uffici, eredità del monopolio pubblico. Il governo pensava di aprire il mercato e le connessioni veloci imponendo “obblighidi servizio universale”.
Tradotto: Telecom investe per migliorare la sua struttura e poi deve metterla a disposizione dei concorrenti. Il governo di lievi e dure sforbiciate, che spinge all’infinito una correzione nel bilancio statale da 47 miliardi di euro, sentiva l’urgenza di ricorrere ai soldi della Cassa depositi e prestiti per “finanziare il piano nazionale su Internet”. Poche righe nascondevano un possible esproprio del tesoro più sensibile per i vertici di Telecom. L’ipotesi dura due giorni, esattamente 48 ore, fin quando ieri accadono due fatti all’apparenza distanti ma forse strettamente legati: La7 annuncia la fine di qualsiasi negoziato con Santoro, azzoppando così l’ipotesi terzo polo televisivo; e, in contemporanea, il governo cambia la norma, stravolge il suo “piano di interesse nazionale per il diritto di accesso a Internet” e cancella dal testo della manovra quei passaggi
– “la razionalizzazione, l’obbligo di diritto universale” –
che minavano la stabilità patrimoniale di Telecom e preoccupavano i suoi azionisti (anche stranieri). Anche se il numero uno di Telecom Italia Franco Bernabè giura che tra i due fatti non c’è alcun nesso, e ribalta su Santoro l’accusa di aver cercato pretesti per far saltare la trattativa con La7, i casi sono due: o le idee del ministro Romani e del governo sono talmente labili da evaporare nel breve volgere di
48 ore, oppure la rivoluzione telematica di Berlusconi era un atto di forza, un segnale per intimorire La7.
PER CAPIRE DOV’È intrappolata la ragione è utile ricordare che la Rai di centrodestra, in trincea contro i giornalisti sgraditi dal Cavaliere, adesso comincia a riflettere: forse è meglio trattenere Santoro, forse Vieni via con me era davvero importante, forse Repor t è un prezioso settimanale
d’inchiesta, forse Lucia Annunziata è una figura professionale irrinunciabile per il servizio pubblico. Togliendo i forse, resta l’ordine di servizio di Berlusconi, il più recente: è più facile controllare il servizio pubblico, senza indebolirlo troppo, per giocare di sponda con Mediaset, che combattere un terzo polo televisivo. Nella peggiore delle ipotesi, un colossale ricatto. Nella migliore, l’ultima trasfigurazione del conflitto d’interesse.
Il Fatto Quotidiano sabato 2 luglio pag. 2

