25 febbraio, 2008

ALLA FINE ARRIVA ANCHE QUESTA..............

TeleSet, l’operazione perfetta

GIUSEPPE TURANI

Così come esiste la Tempesta Perfetta (al cinema), in piazza Affari esiste l'Operazione Perfetta: la fusione TelecomMediaset. Per molti operatori questa fusione risolve qualsiasi problema italiano.
E' utile persino per la formazione del prossimo governo e, forse, anche per le riforme costituzionali. Si capisce quindi perché molti ne siano assolutamente entusiasti e considerino la cosa come già fatta.
E l'Operazione Perfetta serve anche a disperdere un po' della melanconia che gira intorno ai listino di piazza Affari. Non solo c'è poco lavoro (e quindi pochi soldi), ma sembra quasi che ci si avvii verso la fine di un ciclo.
Non ci sono più grandi movimenti e ci sono segnali di resa. Un solo esempio. Fino a un anno fa si diceva che due sole erano le cose che si erano salvate dalla stagione (breve) della new economy italiana: Fastweb e Tiscali. E era vero.
Solo che Fastweb è stata venduta agli svizzeri e si dice che alla fine verrà addirittura tolta dal listino (gli svizzeri smentiscono con moltissima decisione, ma il flottante è comunque pochissimo .). Tiscali sta correndo (anche se un po' su e un po' giù) sul tabellone perché pare che qualcuno se la voglia comprare (e non si tratta di italiani).
Le banche hanno finito di ammucchiarsi e regna una certa calma (salvo che non scoppi, improvvisa, la fusione MediobancaGenerali .). E quindi non resta che darsi da fare con TelecomMediaset.
L'ipotesi di cui si parla in questi giorni negli uffici dei broker è molto semplice:
Telecom (controllata da un gruppo di banche italiane e dalla spagnola Telefonica) e Mediaset (controllata dalla famiglia Berlusconi) si incontrano e decidono di fondersi, dando vita a un'unica società.
Su questa base (piuttosto esile) il mercato ha poi cominciato a ricamare. L'Operazione, si dice, è fantastica perché nasce un grande (e completo) player italiano. Mediaset ha i contenuti (ha appena comprato anche la Endemol, quella del Grande Fratello) e Telecom ha le linee. Con i suoi cavi la Telecom arriva ovunque, dalla Sicilia al Monte Bianco, e quindi le due società, insieme, possono dare vita a una delle più grandi cabletv del mondo (via Internet).
Grandi affari e soldi per tutti, a palate.
Con in più il fascino della modernità: la "nuova" tv via Internet sarà interattiva, si potrà ricevere sui telefonini e sui palmari.
Insomma, una spolverata di 21º secolo anche per Mediaset, vecchia tv generalista, un po' anni Settanta. Una meraviglia.
Ma non è finita qui. Fatta la fusione, la nuova Telecom venderebbe le sue attività in Brasile a Telefonica incassando 10 miliardi di euro e eliminando la stessa Telefonica dal proprio azionariato. E quindi la Telecom Berlusconi tornerebbe tutta italiana e piena di soldi.
E questo comporterebbe un doppio vantaggio.
Per la Telecom si tratterebbe di essere più libera e con meno debiti. Per il Cavaliere si tratterebbe di un'altra medaglia da aggiungere sul suo petto patriottico, avendo riportato in patria la nostra compagnia telefonica.
Ma c'è di più. Ovviamente, avendo Telecom, a quel punto, il Cavaliere fra i suoi azionisti (sia pure in minoranza, Mediaset vale circa un terzo della compagnia telefonica), alla fine dovrebbe decidersi a vendere la propria televisione, cioè la 7 e Mtv. E questo potrebbe consentire a qualcuno (ma chi? Urbano Cairo?) di entrare nel mondo della tv. E quindi meno duopolio. Non è bello tutto questo?
Ma la cosa più clamorosa è un'altra. Poiché il Cavaliere non sarebbe più azionista di controllo di Mediaset, ma soltanto un azionista (di minoranza, sia pure importante) del nuovo megaplayer Telecom Mediaset, automaticamente verrebbe dissolta anche la questione del conflitto di interesse, e Berlusconi potrebbe finalmente fare il suo governo (se vincerà le elezioni) a testa alta.
E, se per caso non dovesse vincere, sarebbe comunque molto legittimato a elaborare le riforme costituzionali con Veltroni perché, a quel punto, su di lui non graverà più alcuna ombra affaristica.
Insomma, l'Operazione Perfetta che sta facendo innamorare piazza Affari è veramente perfetta: è un buon affare, ma ha anche effetti collaterali (positivi) sulla politica. Al punto che non è facile dire quale dei due aspetti è il più importante.
Tutti pazzi, quindi, per questa mitica fusione.
Mitica perché, per ora, essa vive solo nelle teste e nelle chiacchiere dei broker più fantasiosi.
Dalle parti di Mediaset si dice che la cosa non esiste. E per valide ragioni. La società del Biscione va molto bene. Negli ultimi tempi ha fatto due mosse interessanti. Ha comprato Endemol (che vuol dire capacità autonoma di produrre contenuti, anche per una platea mondiale) e ha investito moltissimi soldi sulla tv digitale terrestre. Cosa, quest'ultima, che la mette già in condizioni, quando se ne avvertirà la necessità e l'opportunità, di fare una tv "diversa", più tematica e interattiva.
Mediaset, cioè, sostiene di essere già avanti, di essere pronta a sostenere le nuove sfide tecnologiche e di mercato. Di Telecom, quindi, non ha alcun bisogno. Si tratta, spiegano, di un business che non conosciamo, difficile da gestire e probabilmente a redditività calante, a meno che non sfondi nella tv (via Internet). Ma noi, dicono a Mediaset, siamo già nella tv.
Anzi, in questo mondo siamo i più bravi. Che si fa, allora? Si entra in Telecom per tornare dove siamo già, e cioè nella tv? E questo perdendo il controllo del nostro business? E dovendo, da quel momento in avanti, discutere ogni nostra decisione con funzionari di banca e morti di sonno?
Noi siamo diventati grandi perché Silvio, decisa una cosa, dopo tre minuti la faceva.
Mica perdendo tempo in comitati a confrontarsi con banchieri che hanno altro per la testa e che del nostro business capiscono poco o niente del tutto.
E sul fronte Telecom che cosa dicono?
Veniamo da anni terremotati, con continui cambi di proprietà e di strategie. Adesso siamo in una fase abbastanza stabile. E ci servono almeno un paio d'anni di quiete per rimettere tutte le cose a posto, per delineare una strategia corretta e per vedere come funziona. Infilarci in un affare del genere (Mediaset) vorrebbe dire solo complicarci ulteriormente la vita e rendere confuso quello che dobbiamo fare. Siamo una buona compagnia telefonica, dobbiamo cambiare (tv via Internet), come tutte le altre compagnie europee, dobbiamo investire molto sulla rete e in tutto questo un'eventuale fusione con Mediaset non ci sarebbe poi di grande aiuto. Anzi.
L'Operazione Perfetta che molti sognano è quindi solo un miraggio, un'allucinazione? O magari il parto di qualcuno che già vede all'orizzonte buone commissioni per le banche d'affari? O, peggio ancora, è solo una trovata per far girare un po' di voci in piazza Affari e per speculare sui movimenti dei titoli interessati?
Probabilmente sono vere un po' tutte le cose.
Per il momento quello che si sa è che l'Operazione è stata disegnata, almeno nei suoi tratti fondamentali. Vantaggi e svantaggi sono stati illustrati. Dopo di che non sembra che i possibili protagonisti si stiano dando tanto da fare. Ognuno di essi, tanto in Mediaset quanto in Telecom, va avanti con i propri progetti. E lascia che a ragionare sull'Operazione Perfetta siano quelli della Borsa. Che tanto non hanno molto altro da fare, se non contare le perdite subite, e guardarsi intorno alla ricerca di qualche affare, anche modesto, per poter portare la famiglia a fare almeno una settimana bianca a Madonna di Campiglio.
Per il resto, buio assoluto. Da dentro Mediaset arriva solo una vocina (dai piani bassi, per la verità) che dice: il presidente Berlusconi è entrato in una fase nuova della sua vita, parla con gli avversari, non grida, è meno ossessionato dai comunisti, sembra più buono. E' un altro uomo. Chissà che cosa gli sta passando per la testa. Magari, un giorno, potrebbe anche decidere che l'Operazione Perfetta ha un senso, che è giusto portare la famiglia lontano dal palcoscenico degli affari, metterla in seconda fila, e potrebbe quindi dare un'accelerata. Potrebbe.
LINK ARTICOLO LA REPUBBLICA.IT

un grazie a S per averlo evidenziato

Mercoledi' sentiro' cosa ha da dire la Cantone in merito.

20 febbraio, 2008

OPEN ACCESS: CAMBIAMO TUTTO PER NON CAMBIARE NULLA.

mercoledì 20 febbraio 2008

Assoprovider si augura che la questione dello Scorporo della rete Telecom non si chiuda con Open Access, una furba trovata di Telecom Italia che approfitta del vuoto politico per proporre una falsa soluzione al problema della concorrenza nel mercato italiano delle TLC.

Open Access non è Open Reach, come ha sottolineato Franco Bernabè, amm.re delegato di Telecom Italia; lo stile inglese, daltronde, non è mai piaciuto a tutti i corpi dirigenti che si sono alternati nell'incumbent.

Open Access non è la separazione con una società ad hoc della rete, l'unica che consentirebbe un reale controllo dell'accesso alle risorse, ivi inclusi la parità di costo, bensì un bel maquillage senza possibilità di riscontro nei conti e nei bilanci di una società dedicata solo al "service" degli operatori.

Quello che più ci ha lasciato perplessi sono state le prime dichiarazioni di Agcom, che sembravano accantonare l'impegno per un intervento netto e risolutivo e ritenere Open Access una risposta sufficiente alla mancanza di concorrenza in Italia, dimenticando l'ultimativa sentenza A351 del 2005 dell'Authority per la Concorrenza ed il Mercato, allora capeggiata dal Prof.Tesauro, che condannava Telecom Italia per "abuso di posizione predominante, concorrenza sleale e pratiche predatorie sul mercato delle telco".

Per fortuna è intervenuta la Commissione europea a smorzare i toni idilliaci che si respiravano in Italia constatando che Open Access non è sufficiente e ribadendo la superiorità del modello inglese di Ofcom; così anche Calabrò ha fatto timidamente marcia indietro nelle sue ultime dichiarazioni, prendedo tempo per valutare quanto sia appropriata la soluzione proposta.

Ci auguriamo quindi che non si finisca per accantonare un serio progetto di separazione della rete a favore di un'operazione “all'italiana”: in Telecom Italia, cambiamo compagine societaria, dirigenza,strutture interne, e quindi, "gattopardianamente", "Cambiamo tutto per non cambiare nulla!".

Dal sito di ASSOPROVIDER, la frase del gattopardo in comunicato sembra ripresa da un post effettuato da chi vi scrive nel blog del Quintarelli............

19 febbraio, 2008

TLC/ OPERATORI CHIEDONO INCONTRO A AGCOM SU RETE TELECOM

Roma, 19 feb. (Apcom) - Con una lettera inviata all'Autorita' per le Comunicazioni, gli operatori di tlc concorrenti di Telecom Italia hanno chiesto all'Autorita' per le Comunicazioni di essere auditi sulle recenti decisioni riguardo alla riorganizzazione interna sulle infrastrutture di rete decise dal principale operatore nazionale.

La lettera e' firmata dagli amministratori di Vodafone, Bt Italia, Wind, Tiscali, Fastweb, Eutelia, Welcome Italia e l'ex Tele2 ora controllata da Vodafone. "Le aziende scriventi chiedono, con la presente - si legge nella missiva - di poter essere nuovamente audite al fine di continuare il dialogo avviato con Codesta Spett.le Autorità in merito al percorso regolamentare intrapreso dalla stessa gia' con la consultazione pubblica di cui alla delibera 208/07/CONS".

Le società affermano "di aver appreso dagli organi di stampa della volonta' di Telecom Italia di procedere ad una ridefinizione della organizzazione interna relativa alle "infrastrutture tecnologiche e di rete" della società stessa", ma di non avere strumenti per "una valutazione circa l'efficacia di tali misure al fine di correggere alcuna delle inconfutabili criticità riscontrate ad oggi sul mercato del fisso ed in relazione alle quali l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha avviato, nel mese di maggio 2006, un percorso di revisione regolamentare".

Gli 'Olo' chiedono quindi all'Agcom "di conoscere le modalità di realizzazione della prospettata riorganizzazione, in particolare quali saranno gli impegni assunti da Telecom Italia affinchè, all'esito dell'azione intrapresa dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ed attraverso una procedura di consultazione aperta e trasparente, sia definito un nuovo assetto regolamentare presupposto di un mercato realmente libero e competitivo.

16 febbraio, 2008

NO COMMENT

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ASPETTANDO LA MICRO STRUTTURA...........



Perché la ristrutturazione

Telecom Italia ha varato una radicale riorganizzazione delle attività dedicate alla gestione delle infrastrutture tecnologiche e di rete con gli obiettivi di aumentare l’efficienza, sviluppare l’innovazione, ridurre i costi e dare maggiore trasparenza alla rete d’accesso. Ne sarà responsabile una nuova direzione, Technology & Operations. In sintesi, le principali novità riguardano:

· la creazione di una struttura (Open Access) in cui si integrano le attività di sviluppo e manutenzione della rete passiva d’accesso e i processi di assistenza tecnica nella duplice prospettiva di ridurre i costi e di migliorare la qualità del servizio ad ogni categoria di clienti;

· l’integrazione delle attività di Information Technology al servizio del business in un’unica direzione responsabile dello sviluppo e della gestione dei sistemi di supporto al business (BSS) e di controllo della rete (OSS), nonché della gestione delle infrastrutture informatiche;

· la concentrazione delle attività legate alle infrastrutture tecniche edili e impiantistiche in una struttura (Technical Infrastructures) che ha anche il compito di gestire il patrimonio immobiliare del Gruppo.

Dal punto di vista organizzativo e di business, la costituzione di queste nuove strutture permette di focalizzare l’attenzione su aree d’intervento di importanza strategica per il costante miglioramento dei livelli di qualità del servizio, delle performance e dell’efficienza della rete.

Perché questo cambiamento? “La nostra preoccupazione è prima di tutto di natura industriale - ha dichiarato in Conferenza Stampa l’amministratore delegato Franco Bernabè - , sia dal punto di vista dei nostri azionisti sia dal punto di vista del pubblico in generale. Ci siamo mossi lungo due direttrici. Prima di tutto il servizio al cliente. Noi crediamo che la nostra rete sia un’opportunità di business per servire meglio i nostri clienti interni e quelli esterni, consentendo a tutto il sistema delle telecomunicazioni italiane, se riusciamo a dimostrare di essere più bravi, più efficienti e più competitivi, di risparmiare e rendere più efficienti gli investimenti in infrastrutture. La seconda direttrice di cui abbiamo tenuto conto è il contesto regolatorio. La riorganizzazione della rete d’accesso permette di dare maggiore trasparenza ai processi di funzionamento interno, maggiore presidio al mercato e maggiore funzionalità a tutta l’organizzazione. Dal punto di vista regolatorio, poi, sarà l’Autorità a decidere. Noi però abbiamo voluto testimoniare concretamente la nostra preoccupazione di volere essere sul mercato in modo trasparente e competitivo”.

La nuova direzione Technology & Operations

La nuova direzione, chiamata a gestire questi processi, è Technology & Operations affidata a Stefano Pileri. Essa si articola in quattro strutture:

· Open Access, guidata da Roberto Opilio, che è chiamata a garantire lo sviluppo e la manutenzione delle infrastrutture della rete di accesso, nonché il presidio dei processi di delivery (attivazione) e assurance (assistenza) dei relativi servizi;

· Network, affidata a Stefano Nocentini, il cui compito è garantire l’innovazione tecnologica del Gruppo, la pianificazione tecnica e architetturale delle reti TLC, nonché le attività di sviluppo, realizzazione e manutenzione della piattaforma di backbone e delle relative piattaforme regionali;

· Information Technology, affidata a Giovanni Paolo Chiarelli che presidia l’innovazione, lo sviluppo e l’esercizio delle infrastrutture e dei sistemi informativi per il business e per le operations TLC;

· Technical Infrastructures, sotto la guida di Venanzio Iacozzilli, che ha lo scopo di assicurare il presidio integrato delle infrastrutture tecniche (immobiliari e impiantistiche) del Gruppo, nonché l’erogazione dei relativi servizi tecnici di facility management.

Rispondono inoltre a Stefano Pileri le strutture:

· Operational Planning, affidata a Filippo Bentivoglio Ravasio, con la responsabilità di supportare il responsabile della Direzione Technology & Operations nella definizione ed elaborazione dei piani tecnico-economici e di efficienza, nel coordinamento complessivo del processo di technical planning, nonché nel presidio della qualità tecnica e dei processi;

· Future Center & Technical Communications, affidata a Roberto Saracco, con la responsabilità di assicurare l’indirizzo della ricerca tecnologica long term, il presidio della comunicazione scientifica e della presenza di Telecom Italia negli eventi di rilievo tecnologico, coordinando anche il Future Centre di Venezia.



Che cos'e' Open Access

La struttura è chiamata a gestire in modo ancor più indipendente e trasparente la rete d’accesso del Gruppo. Questa nuova direzione avrà, infatti, il compito di assicurare sia agli altri operatori sia ai clienti interni un servizio sempre più efficiente e in linea con le aspettative del mercato e con le indicazioni più volte espresse dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni all’interno di un percorso che la stessa Autorità ha già delineato.

L’attività di Open Access sarà completamente autonoma e separata da quella delle funzioni commerciali del Gruppo.

L’integrazione dell’informatica al servizio del business

Con la riorganizzazione viene istituita la figura del Chief Information Officer (CIO) che guiderà, all’interno della direzione Technology & Operations, la direzione Information Technology nella quale vengono accorpate attività fino a ieri gestite separatamente, con ovvi riflessi sui costi aggiuntivi e sulla complessità di soluzione dei problemi.

A spingere in questa direzione è anche il fatto che l’Information Technology riveste ormai un’importanza sempre maggiore nel business delle telecomunicazioni. “La nuova impostazione organizzativa – ha sottolineato Stefano Pileri – vuol fare in modo che l’informatica sia il motore di sviluppo dei nuovi servizi, siano essi quelli propri del mondo internet, siano quelli dell'IT che offriamo alle aziende insieme alla larga banda.”

15 febbraio, 2008

TELECOM: Dichiarazioni Emilio Miceli su incontro con A.D. telecom

L’incontro con l’AD di Telecom Dott. Franco Bernabè ha confermato le nostre preoccupazioni sulla situazione economico finanziaria dell’azienda.

Telecom ha alle spalle una gestione che l’ha indebitata, svuotata, e privata anche di importanti asset . Rimaniamo sempre della stessa idea, e cioè che sarebbe bene che gli azionisti decidessero una ricapitalizzazione e che azzerassero i dividendi . Telecom infatti dovrà fare fronte ad un debito pesante e alla necessità di riprendere il corso degli investimenti.

Abbiamo ribadito la nostra contrarietà a qualunque forma di societarizzazione della rete e la necessità di evitare che il nuovo assetto proprietario finisca con il relegare Telecom al ruolo di operatore domestico. Si tratta dunque di tornare a fare impresa dopo l’ubriacatura della stagione finanziaria che ha causato danni consistenti all’azienda. Abbiamo chiesto infine di poter proseguire il confronto sul processo riorganizzativo e specificamente sulla rete.

Abbiamo chiesto all’AD di Telecom un intervento per superare la precarietà salariale in Telecontact , il call center di Telecom. L’azienda da tempo si è impegnata ad aumentare l’orario di lavoro dei dipendenti part time . E’ ormai diventata, questa, una questione di credibilità del management.

In questi mesi i lavoratori hanno dovuto svolgere iniziative pressanti per risolvere quella che è ormai diventata una vertenza simbolo dentro Telecom.

Speriamo che il Dott. Franco Bernabè riesca dove gli altri hanno fallito.

Roma, 15 febbraio 2008

NOTA A MARGINE DEL BLOGGER "dilettanti allo sbaraglio" o insider trading? propendo per la prima

13 febbraio, 2008

Bernabè: «Vogliamo gestire il processo di apertura, non subirlo»

LINK ARTICOLO il sole 24 ore .com

Con la creazione della struttura Open Access Telecom Italia intende gestire attivamente e guidare il processo di apertura della rete di accesso. Telecom «non vuole farsi imporre nulla, ha spiegato l'amministratore delegato del gruppo, Franco Bernabè nel corso di una conferenza stampa. «Il nostro approccio è il seguente: noi siamo una grande società di Tlc, disponiamo di una grande rete e vogliamo gestire attivamente il percorso di apertura, non vogliamo farci imporre il processo».

Bernabè ha spiegato che la struttura oggi costituita non ha niente a che vedere con il modello britannico Open Reach, che invece «è il risultato di un'operazione di separazione della rete sul piano regolatorio, noi invece abbiamo fatto una riorganizzazione interna: sono cose completamente diverse».

«Poiché il processo di apertura della rete è comunque inevitabile - ha proseguito Bernabè - vogliamo guidare noi il processo, vogliamo assumerci la responsabilità di guidarlo di investire sulla rete. Riteniamo che gli investimenti sulla rete li facciamo noi piuttosto che i nostri competitor, quello che mi preme ora è di gestire il rapporto coi nostri potenziali clienti in spirito di soddisfazione reciproca».

L'amministratore delegato di Telecom ha più volte ricordato di aver informato l'Authority del progetto di riorganizzazione, approvato nella riunione del Consiglio di amministrazione della settimana scorsa e ha sottolineato che il processo avviato da Agcom farà il suo corso. «Agcom è stata informata - ha risposto a chi gli chiedeva se nel Consiglio in corso in contemporanea con la conferenza stampa l'Authority stesse esaminando il progetto -, da parte loro si tratta di una presa d'atto, il percorso regolatorio si è avviato con l'analisi di mercato e si dovrebbe concludere entro fine anno. Ci teniamo ad avere un rapporto trasparente», ha concluso.

TELECOM; NASCE OPEN ACCESS PER GESTIONE INDIPENDENTE RETE

Milano, 13 feb. (Apcom) - Telecom Italia ha varato una radicale riorganizzazione delle infrastrutture tecnologiche e di rete. Lo comunica in una nota il gruppo di tlc. Obiettivo di questo intervento, si legge nel comunicato, è quello di "aumentare l'efficienza, sviluppare l'innovazione, ridurre i costi e dare maggiore trasparenza alla rete d'accesso". La nuova direzione, chiamata a gestire questi processi, prende il nome di Technology & Operations ed è affidata a Stefano Pileri.

Sarà "Open Access" la struttura che, all'interno della nuova direzione Technology & Operations, gestirà in modo indipendente e trasparente tutta la rete d'accesso di Telecom Italia. L'attività di "Open Access" sarà completamente autonoma e separata da quella delle funzioni commerciali del gruppo.

APERTURA RETE ?

LINK ARTICOLO il sole 24 ore .com

Telecom Italia pronta all'apertura della rete

di Simone Filippetti

Grandi manovre in casa Telecom Italia: per oggi sono attese novità dalla compagnia telefonica sul nodo dell'accesso alla rete. Secondo indiscrezioni, infatti, Telecom potrebbe annunciare un intervento significativo sul network: poiché sembra escluso che si tratti di operazioni di societarizzazione della infrastruttura, ipotesi su cui tanto si è discusso ma che ora sarebbe tramontata, il provvedimento che l'ex monopolista sta mettendo a punto riguarderebbe l'accesso. L'apertura della rete alla concorrenza sarebbe comunque un provvedimento autonomo e secondo indiscrezioni potrebbe essere creata una divisione ad hoc e il fatto che per oggi siano attese anche nomine non sembra casuale. Proprio lunedì, tra l'altro, la società aveva fatto sapere di aver presentato all'Antitrust impegni riguardo all'istruttoria sull'abuso di posizione dominante nei mercati dei servizi di telefonia vocale e nel mercato dei servizi al dettaglio di accesso ad internet a banda larga. Gli impegni riguardano l'uso di informazioni sui clienti propri o di altri..........

02 febbraio, 2008

Da IMPRESE E MERCATI, LA REPUBBLICA VENERDI' 1/02 PAG 52

I CONTI COL PASSATO
Giovanni Pons
Su telecom Italia analisti e investitori navigano ancora al buio.Franco Bernabe non ha dato finora indicazioni precise all'esterno sullo stato dei conti e dell'azienda lasciatagli in eredita'. Ma di certo non sta con le mani in mano. Stando a fonti interne al gruppo la ricognizione sui conti sta facendo venire alla luce i "taroccamenti" delle precedenti gestioni. In particolare capitalizzazioni di spese correnti che permettono di diminuire i costi e aumentare gli investimenti. A preoccuparsi è soprattutto il migliaio di dirigenti che nel 2006 ha percepito un succoso Mbo (premio sui risultati) ma che quest'anno rischia di restare a mani vuote (l'obbiettivo di Ebit sarebbe addirittura negativo). Uno scoperchiamento di pentole che preoccupa anche l'ex AD Riccardo Ruggero che nei giorni scorsi ha riunito in un albergo milanese i suoi fedelissimi: parola d'ordine mettere la sordina al passato contabile.

noi nel NS piccolo ne avevamo parlato qui e anche qui e poiqui ed infinequi

01 febbraio, 2008

TUTTO ED IL SUO CONTRARIO, ASPETTANDO IL 15 / 2

Telecom, accantonato lo scorporo delle rete

Milano, 1 feb (Velino) - E’ difficile ricostruire quello che è avvenuto in questi giorni all’interno di Telecom Italia. La grande stampa ne parla sotto-traccia, in pagine interne, molto interne. Ma la notizia si può cogliere al volo e forse avrà il suo peso nel consiglio di amministrazione di lunedì prossimo, anche se si parlerà ufficialmente del riassetto organizzativo, con relative nomine nei comparti più importanti del colosso delle telecomunicazioni italiane. In sostanza, che cosa è avvenuto? Il comitato strategie di Telecom ha, al momento (eufemismo), congelato o accantonato la questione dello scorporo della rete, che doveva attuarsi attraverso una newco, la quale doveva nascere al più presto e doveva costituire uno dei pilastri per il rilancio di Telecom. I primi contatti con l’Authority italiana delle telecomunicazioni sono stati tenuti a dicembre, un mese dopo che la “telenovela” brasiliana sulla nascita di Telco, l’azionista di riferimento che ha rilevato le quote di Olimpia, si era finalmente conclusa. Secondo voci della scorsa settimana, il nuovo presidente di Telecom, Gabriele Galateri di Genola, si sarebbe dovuto incontrare con Viviane Reding, Commissario europeo per Informazione e media, allo scopo di affrontare, secondo normativa europea, sempre la questione dello scorporo della rete. Ecco che tutto questo lavoro, nel giro di pochi giorni, è completamente svanito.

A commento di questa notizia ci sono due scuole di pensiero. La prima sostiene che, in realtà, dello scorporo della rete ne hanno parlato solo i giornali, ma che non è mai stato preso seriamente in considerazione all’interno di Telecom in queste settimane. Anzi ci si starebbe occupando di ben altri problemi, del “clima” ad esempio all’interno di Telecom dopo la nomina del nuovo amministratore delegato, Franco Bernabè, e della relativa questione che passa sotto il nome di de-pirellizzazione del management. La seconda scuola pensa invece che l’accantonamento di questo problema sia arrivato direttamente dal socio industriale di Telco, cioè dalla spagnola Telefonica, che ha consigliato (insieme agli altri soci di Telco) di usare la dovuta prudenza in questo difficile momento di crisi finanziaria ed economica e quindi di accantonare la questione dello scorporo. I più radicali interpreti di questa seconda scuola mettono in relazione questo fatto (lo scorporo della rete) addirittura con la caduta del governo Prodi e quindi di un ipotetico rimescolamento di carte. Il problema è che, alla fine, Telecom tornerebbe a far notizia per tante altre cose e non per il rilancio che tutti si aspettano.

LINK ARTICOLO il VELINO