30 settembre, 2007

COMUNICATO TRATTATIVA SECONDO LIVELLO TELECOM

SLC - CGIL Sindacato Lavoratori Comunicazione
FISTel - CISL Federazione Informazione Spettacolo e Telecomunicazioni
UILCOM - UIL Unione Italiana Lavoratori della Comunicazione

Roma, 27 settembre 2007

COMUNICATO: COORDINAMENTO NAZIONALE RSU TELECOM DEL 24 SETTEMBRE 2007

Si è riunito a Roma il giorno 24 settembre, insieme alle Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, il Coordinamento Nazionale delle RSU di Telecom Italia al fine di valutare lo stato di avanzamento del confronto sul contratto di secondo livello.
Le relazioni dei componenti di parte sindacale delle tre commissioni insediate (commissione su PDR; commissione su normative; commissione su orario/reperibilità e indennità logistiche) hanno evidenziato alcuni parziali avanzamenti su materie specifiche: welfare, riconoscimento patologie invalidanti, permessi esame, riduzione dei tempi per i passaggi di livello, formazione mirata.
Mentre si deve registrare una chiusura aziendale su materie importanti come il PDR. Numerosi sono poi i punti della piattaforma su cui l’azienda sta cercando di imporre un proprio modello organizzativo e relazionale.
In particolare il Coordinamento ha evidenziato:
• in relazione al PDR la totale contrarietà alla proposta aziendale di costituire un Premio dove il MOL pesi meno del 60% e sia On/off (cioè valido al fine dell’erogazione dell’intero premio) e dove la misurazione della produttività possa avvenire con gli indicatori proposti da parte aziendale. L’azienda infatti propone uno stravolgimento completo del Premio di Risultato proponendo come obiettivi di produttività obiettivi che sono, prima di tutto, più di redditività e di qualità e che non misurano l’impegno dei lavoratori (come invece dovrebbe essere un indicatore di produttività) oltre ad essere esclusivamente aziendali. Il Premio di Risultato deve invece – come recita il CCNL e il Protocollo del 23 di Luglio del 1993 – essere legato ad obiettivi condivisi tra le parti. Il Coordinamento nazionale per tanto ha ritenuto inaccettabile l’impostazione dell’azienda ed irricevibili per quantità (27 indicatori proposti dall’azienda) e per qualità gli indicatori proposti, in quanto l’azienda sta cercando di trasformare il PDR in qualcosa di identico alle Canvas. Il Coordinamento ha quindi ribadito che la richiesta di inserire la produttività come elemento del nuovo PDR è perché è interesse dei lavoratori vedersi riconosciuti gli sforzi fatti e deve permettere di incidere sull’organizzazione del lavoro, indicando pochi, visibili e trasparenti indicatori che non frantumino il corpo aziendale ma permettano di superare le tante inefficienze organizzative che non possono essere pagate dai lavoratori;
• in relazione alle parti normative occorre registrare una disponibilità solo parziale da parte dell’azienda. In particolare per quanto riguarda capacità e accessibilità alla bacheca elettronica ed al riconoscimento di una rivalutazione degli importi e alla definizione di tempi certi di rientro dal Telelavoro. Maggiori disponibilità sono state registrate per quanto riguarda la gestione della malattia, i permessi 104, la normativa sui permessi esame, il riconoscimento del biglietto ferroviario di 1° classe e la formazione mirata;
• in relazione alle richieste su reperibilità e trasferte e sulla possibilità di meglio regolamentare la flessibilità tempestiva l’azienda ha presentato una serie di prime e generiche controproposte su cui il Coordinamento si è riservato una valutazione più completa solo dopo che l’azienda preciserà meglio le proprie posizioni.
Quindi le Segreterie Nazionali e il Coordinamento Nazionale delle RSU hanno valutato utile un ultimo confronto in sede di commissioni paritetiche al fine di registrare i punti di dissenso, e procedere quindi ad una convocazione del tavolo politico e della delegazione trattante per accelerare il confronto con l’azienda sulla totalità dei temi contenuti sulla piattaforma che comprende anche richieste relative a materie non oggetto dei confronti tecnici delle commissioni (v. Ticket).
Il Coordinamento Nazionale, su proposta delle Segreterie, ha inoltre deciso di istituire un gruppo di lavoro interno al Coordinamento per fare un monitoraggio sull’attuale situazione della rete, in particolare per verificare le condizioni di lavoro e di sicurezza dei colleghi, le inefficienze ed i problemi (già denunciati mesi fa) in relazione al nuovo rapporto con le aziende in appalto, ecc.
Alla fine degli approfondimenti, il coordinamento nazionale valuterà le iniziative sindacali più opportune per sollecitare l’Azienda a trovare soluzioni alle problematiche individuate.

LE SEGRETERIE NAZIONALI SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

27 settembre, 2007

Trattativa per il rinnovo CCBT in UK

Per chi conosce un po' di Inglese
LINK Comunicato del sindacato Connect UK ai Lavoratori di BT

Banda larga: la Cgil dire la sua sugli investimenti previsti dal Governo


Il piano del ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani sulla rete di telefonia fissa deve essere oggetto di confronto con i sindacati. A sollecitare il coinvolgimento delle organizzazioni dei lavoratori e' il segretario nazionale della Slc-Cgil, Alessandro Genovesi. "Se il Governo sta per varare un piano per incentivare una nuova politica per le reti di tlc e' allora opportuno il coinvolgimento dei diretti interessati, che non sono solo le imprese ma anche i lavoratori del settore". Il governo sembra intenzionato a mettere in campo un primo investimento di circa 3 miliardi di euro sulla banda larga.
"Se la politica torna a discutere di sviluppo industriale e di infrastrutture avanzate non possiamo che esserne contenti, quindi, soprattutto se si parte dalla comune condivisione di combattere realmente il divario tecnologico nel Paese. Poiche' pero' si sta discutendo di interventi che coinvolgeranno il futuro della rete di Telecom e che potranno tradursi anche in possibili convergenze tecnologiche ed infrastrutturali tra piu' operatori, con evidenti ricadute sulla vita di decine di migliaia di lavoratori, e' necessario un confronto ed coinvolgimento costante, non episodico, dei sindacati di settore e degli stessi sindacati confederali. Il futuro delle tlc non e', infatti, solo una questione di business per le aziende, ma e' prima di tutto una questione di democrazia e di sviluppo per l'intero paese".

Il piano di Bersani per la nuova rete tlc: subito 3 miliardi

LINK ARTICOLO sole24ore online

Il Governo torna in campo sulla rete di telefonia fissa. Da alcuni giorni sono stati avviati incontri tra il ministero dello Sviluppo economico, il ministero delle Comunicazioni, Telecom Italia e Fastweb per impostare un piano condiviso di investimenti sulla banda larga. Al tavolo partecipano i responsabili delle principali direzioni generali dei ministeri e, per ora, gli esperti dei due operatori con le maggiori potenzialità nella tecnologia delle fibre ottiche. In una fase successiva dovrebbero essere coinvolte anche Infratel (società di scopo di Sviluppo Italia per la diffusione della banda larga) e altre compagnie telefoniche.
Non è ancora emersa, comunque, una linea condivisa: a una maggiore cautela del ministro Gentiloni sul ruolo pubblico nello sviluppo della nuova rete, fa da contraltare tra i tecnici del ministero di Bersani la convinzione che bisogna far ripartire subito un grande ciclo di investimenti nelle telecomunicazioni. Anche, eventualmente, con forme di partenariato pubblico-privato.
«Nelle telecomunicazioni serve un investimento colossale nella rete di terza generazione » ha ripetuto recentemente, in più occasioni, Bersani. E il piano, secondo quanto risulta al Sole- 24 Ore, sarebbe già in cantiere: dopo la prima fase, cioè lo scorporo della rete di Telecom su cui dovrà decidere l'Authority, si punterebbe a un primo investimento intorno ai 3 miliardi di euro partendo delle aree più disagiate del Paese, in particolare il Mezzogiorno, dove Telecom Italia è da sempre recalcitrante a investire in assenza di ritorni certi e rapidi. Parte delle risorse sarebbe ricavata dai Fondi strutturali europei; da una razionalizzazione degli interventi messi in campo finora in ordine sparso dagli enti locali e da interventi misti pubblicoprivato, mentre – ed è la novità degli ultimi giorni – Bersani e Gentiloni sperano di attingere anche dalla Finanziaria che sarà varata domani.
Su un progetto di simile portata c'è comunque l'intenzione di procedere a piccoli passi. L'eco del piano-Rovati sulla rete Telecom non si è ancora spenta e anche ieri, durante un convegno che si è svolto a Roma sulla banda larga, il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha messo in guardia da «qualsiasi forma di ripubblicizzazione nel settore delle telecomunicazioni ».
Eppure il rischio di effetti distorsivi esiste. I principali concorrenti dell'ex monopolista, Fastweb e Vodafone, temono che un piano nazionale per il superamento del «digital divide» e la costruzione di una rete ultraveloce a banda larga si trasformi indirettamente in un sussidio per il principale operatore, chiamato altrimenti a un investimento difficile da sostenere (6,7 miliardi entro il 2016 è la stima conservativa). Oltretutto non piace a tuttil'idea di un unico grande network gestito da Telecom e aperto agli altri operatori sulla base di determinate tariffe e regole di accesso.Un'alternativa, cui pensa tra le altre il ministero delle Comunicazioni, è la condivisione degli scavi e dei cavidotti per poi consentire ai singoli gestori di differenziare servizi e prestazioni attraverso i propri apparati.
Si cerca un punto di equilibrio, e un ruolo determinante sarà quello dell'Authority per le comunicazioni. La separazione della rete d'accesso è la premessa per lanciare il piano di investimenti che ha in mente Bersani, ma il processo regolamentare si è impantanato (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri).
Ci ha provato Gentiloni a sol-lecitare l'Autorità: «Sono convinto che la separazione si debba concludere in tempi rapidi, entro l'anno, come ha detto lo stesso presidente Calabrò. Non ci possiamo permettere, pur essendoci le motivazioni, un tempo più lungo» ha pungolato ieri il ministro. «Faremo il massimo possibile ma tre mesi sono pochi», lo ha gelato Stefano Mannoni, commissario dell'Autorità.
Ad aspettarsi una svolta a breve è anche il ministero dello Sviluppo. Attraverso la costruzione di una rete di nuova generazione a banda larga, Bersani punta a lanciare una serie di bandi di gara e a rivitalizzare in questo modo il settore dei fornitori di apparati e sistemi di tlc, da anni sotto pressione per il calo degli investimenti di Telecom e in parte dei concorrenti.

24 settembre, 2007

Telecom, obiettivo è governance indipendente - Nagel

MILANO, 24 settembre (Reuters) - Mediobanca (MDBI.MI: Quotazione, Profilo), insieme agli altri soci di Telco, ha l'obiettivo di creare in Telecom Italia (TLIT.MI: Quotazione, Profilo) una corporate governance indipendente.

Lo ha ribadito il consigliere delegato di Mediobanca Alberto Nagel durante la conference call sui conti dell'esercizio 2006-2007.

L'obiettivo "è realizzare un tipo di governance che porti a un cda pienamente indipendente che non abbia vincoli di natura strategica o finanziari da parte dei soci", ha detto Nagel.

"La cosa importante è che quando si chiuderà l'accordo si possa collaborare per migliorare la governance", ha aggiunto sottolineando come l'operazione Telco sia "una situazione ponte per portare Telecom ad avere una corporate governance di una public company indipendente".

Telco, partecipata oltre che da Mediobanca anche da Telefonica (TEF.MC: Quotazione, Profilo), Intesa Sanpaolo (ISP.MI: Quotazione, Profilo), Generali (GASI.MI: Quotazione, Profilo) e Sintonia, ha siglato un accordo per l'acquisto da Pirelli di Olimpia, holding che detiene il 18% di Telecom Italia.

Per il closing si attende il via libera all'operazione da parte dell'authority brasiliana Anatel.


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Modello Bt. Ma senza ammetterlo.

LINK ARTICOLO CORRIERE DELLE COMUNICAZIONI

Che l´idea della separazione funzionale della rete di Telecom Italia non piaccia all´attuale presidente Pasquale Pistorio non è un mistero, visto che lui stesso non ha mai esitato a dirlo chiaro e tondo. Ma un conto sono le preferenze espresse in questa fase da Pistorio, un altro la realtà con cui l´azienda dovrà fare i conti da qui a qualche mese. Non per niente in Telecom si lavora su tutte e tre le soluzioni contemplate nella consultazione pubblica dell´Authority per le Comunicazioni: conservazione, ma con sostanziali modifiche, dell´attuale separazione contabile della rete; separazione funzionale alla maniera britannica; separazione societaria. Le tre ipotesi, a quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni, sono contenute in un documento riservato di oltre venti cartelle preparato dalle strutture interne della compagnia sugli "scenari regolamentari e organizzativi" della separazione, che presenta più di una sorpresa. Lo spazio maggiore nell´analisi degli uffici di Telecom è riservato alla prima ipotesi, ossia al rafforzamento dell´attuale separazione contabile (definita nel testo "separazione operativa") che appare sempre più come la mediazione su cui punta il colosso telefonico. E questo si può considerare abbastanza prevedibile, dal momento che la compagnia appare sempre più decisa a evitare la tanto celebrata separazione funzionale. Ad andare largamente oltre le previsioni è invece il contenuto di questo rafforzamento, che sarebbe così consistente da rendere il punto di arrivo delle trattative più vicino alla separazione funzionale di British Telecom che non alla situazione italiana attuale. Fra le novità proposte da Telecom in questo documento (che, vale la pena di ricordarlo, ha per ora solo una finalità interna) spicca infatti la creazione di un board indipendente per assicurare il rispetto della effettiva parità di accesso alla rete fra la stessa Telecom e i suoi concorrenti. Altre concessioni ipotizzate sono il rafforzamento della separazione del personale (con tanto di piani di incentivazione distinti per la dirigenza impegnata nella gestione della rete) e l´assunzione di obblighi e impegni per quanto riguarda la next generation network, la rete di nuova generazione che finora Telecom Italia ha sempre dichiarato di considerare fuori dal perimetro della vecchia regolamentazione. "L´introduzione di un organo indipendente, responsabile del rispetto della separazione operativa - si legge nel documento - potrebbe aumentare significativamente la credibilità dell´azienda rispetto alla parità di trattamento internoesterno". Ma è nella composizione di questo organismo di garanzia che è contenuto il nodo più importante. "L´organo di supervisione potrebbe essere formato - si legge ancora nel primo dei tre scenari disegnati dagli uffici di Telecom Italia - da 5 membri, di cui 3 nominati di concerto con l´Authority per le Comunicazioni e 2 direttamente da Telecom Italia". In altre parole l´ex monopolista accetterebbe di non averne il controllo, cosa tutt´altro che irrilevante in considerazione del ruolo previsto per questo board: non solo quello di supervisore delle regole introdotte per garantire il rafforzamento della separazione, ma anche di "giudice" di prima istanza nelle dispute non ancora giunte sul tavolo dell´Authority relativamente alla parità di trattamento. Non per niente, a quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni, proprio su questo si sarebbero appuntate le critiche e le perplessità di Pistorio, a cui la disponibilità manifestata al riguardo in questi mesi dall´amministratore delegato Riccardo Ruggiero non è mai piaciuta. Per maggior garanzia, il personale delle 3 divisioni (ingrosso, dettaglio e rete) dovrebbe essere collocato fisicamente in luoghi diversi, con divieto di accesso per i dipendenti alle sedi diverse dalla propria. Per quanto riguarda le reti di nuova generazione, invece, l´idea fondamentale è di costituire un forum di discussione a cui parteciperebbero sia Telecom Italia che gli operatori alternativi, oltre all´Authority per le Comunicazioni e al nuovo board di controllo, da cui dovrebbero scaturire le linee di azione per facilitare la realizzazione delle nuove reti. Non sarebbe esclusa, infine, la possibilità di assumere impegni per quanto riguarda l´offerta di accesso alle nuove reti. Tutto questo potrebbe in teoria anche rappresentare una sorta di uovo di Colombo per Telecom Italia: spingere così avanti la separazione operativa attuale da disinnescare la richiesta di separazione funzionale "all´inglese" caldeggiata dall´Authority. Tuttavia vien da chiedersi se la differenza sarebbe poi così grande. In entrambi i casi ci sarebbe un board indipendente in grado di controllare l´effettiva parità di accesso fra la stessa Telecom e i suoi concorrenti e di prendere decisioni rilevanti in materia. Il personale sarebbe rigidamente separato e così pure la dirigenza. La questione è senza dubbio delicata e dev´essere valutata con la massima attenzione per non giungere a conclusioni affrettate. Tuttavia sarebbe buffo se alla fine, per poter accettare la separazione funzionale della rete, T.I. avesse bisogno soprattutto di chiamarla in un´altra maniera.

22 settembre, 2007

BOMBA CONTRO LA SEDE CGIL IN VALTROMPIA (BRESCIA)

Nella tarda serata di ieri, sconosciuti hanno fatto esplodere un ordigno davanti alla sede della Cgil a Gardone Valtrompia, in provincia di Brescia. L’ordigno ha causato danni materiali. Fortunatamente in quel momento non vi erano persone nelle vicinanze e ciò ha evitato conseguenze peggiori. Affermano le segreterie di Cgil Cisl e Uil Lombardia: “Si tratta di un gravissimo atto provocatorio e intimidatorio che colpisce una sede sindacale da tempo riferimento per lavoratori e pensionati. Nell’esprimere la più ferma condanna di questo vile atto di violenza, esprimiamo forte solidarietà a tutta la Cgil bresciana, invitano tutte le strutture e i militanti alla massima vigilanza democratica”. Sottolinea ancora la nota: “L’attentato terroristico contro la sede di Gardone Valtrompia è un atto che colpisce non solo la Cgil, ma l’insieme del sindacato confederale impegnato in questi giorni a realizzare la consultazione di lavoratori, pensionati e precari sull’accordo dello scorso 23 luglio su lavoro, welfare e pensioni. Il mondo del lavoro e i pensionati lombardi sapranno ancora una volta sconfiggere questi nemici della democrazia con gli strumenti dell’unità, della partecipazione e della mobilitazione democratica”.

VODAFONE: SLC CGIL, NO A CESSIONE RAMO D'AZIENDA

'La Slc Cgil si opporra' senza tentennamenti alle decisioni di Vodafone, e insieme a Fistel e Uilcom attivera' tutte le iniziative, anche verso il governo, utili a sconfiggere un disegno che appare sostanzialmente di liquidazione dell'azienda'. A dirlo è il direttivo nazionale della Slc-Cgil, ribadendo la 'sua netta contrarieta' alla decisione di Vodafone di procedere alla cessione di un ramo dell'azienda che interessera' 914 lavoratori'. Spiega un comunicato sindacale: 'La decisione e' grave e sbagliata. Vodafone Italia e' un'azienda solida che cresce e cio' e' in netta contrapposizione con la decisione di intervenire cosi' pesantemente tagliando lavoro e attivita' lavorative. L'azienda, inoltre, ha predisposto da tempo questa decisione con una minuziosa e mirata operazione di spostamento di delegati Rsu e lavoratori sindacalizzati verso il ramo che si intende esternalizzare. Questo conferma il modello comportamentale di Vodafone, che si distingue per un tenace e continuo tentativo di ridurre il peso del sindacato all'interno dell'azienda'.

20 settembre, 2007

Telecom I.: Gentiloni, rispettare tempi per separare rete

ROMA (MF-DJ)--Il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, si dice "sicuro" che il lavoro dell'Autorita' per le Tlc sulla separazione della rete di Telecom Italia "si concludera' entro i tempi prefissati" e quindi entro la fine dell'anno.

A margine del suo intervento all'Amcham, il ministro ha detto che "e' interesse del Paese che l'obiettivo sia mantenuto. Mi rendo conto che la perdurante apertura della questione dell'assetto azionario di Telecom Italia costituisce una sfida in piu'", ma i tempi e l'obiettivo della separazione funzionale della rete devono essere perseguiti. ren/pev


(END) Dow Jones Newswires

September 20, 2007 08:52 ET (12:52 GMT)

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Telco, decisione Anatel slitta a mese di ottobre

giovedì, 20 settembre 2007 7.00

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MILANO (Reuters) - L'operazione Telco non sarà discussa dall'autorità brasiliana delle telecomunicazioni, Anatel, al prossimo direttivo del 25 settembre, e slitta quindi, come atteso, al mese di ottobre.

L'ordine del giorno del direttivo non prevede la discussione della questione Telco, secondo il sito Anatel.

Nei giorni scorsi il bolletino "tele.sintese Analise", citando come fonte un dirigente dell'agenzia, ha scritto che l'operazione può essere decisa solo con la presenza a Brasilia di tutti i cinque membri del consiglio direttivo. Secondo la pubblicazione, questo si verificherà a partire dall'8 ottobre.

In seguito all'intesa, Pirelli cederà Olimpia, cassaforte del gruppo Telecom Italia, a Telco, holding controllata da IntesaSanpaolo, Generali, Mediobanca, Sintonia e Telefonica.

L'operazione necessita il via libera dell'autorità brasiliana, considerato che entrambi gli operatori telefonici coinvolti hanno importanti partecipazioni in Brasile: Vivo per Telefonica e Tim Brasil per Telecom Italia.

Nei giorni scorsi il numero uno del gruppo Pirelli, Marco Tronchetti Provera, ha detto che il closing dell'operazione sarà comunque entro la scadenza del 15 novembre.


© Reuters 2007. Tutti i diritti assegna a Reuters.

15 settembre, 2007

Rovati: «Nessun complotto né mio né di Prodi»

LINK ARTICOLO Il SOLE 24 ONLINE

14 settembre 2007

«Per me Telecom è una delle migliori società italiane e Marco Tronchetti Provera ha fatto tante cose giuste in questi anni, a cominciare dall'accorciamento della catena proprietaria». Angelo Rovati non serba rancore. L'imprenditore bolognese, che è stato consigliere di Romano Prodi prima di dimettersi per le polemiche seguite alla diffusione del famoso piano che porta il suo nome, ripercorre in questa intervista al Sole-24 Ore i giorni del settembre 2006. Questa è la premessa: «Non ci fu nessun complotto ai danni di Tronchetti Provera né da parte mia né da parte di Prodi. Se ci sono state incomprensioni con il Governo, io non c'entro. Certo, se Tronchetti Provera avesse stracciato i miei appunti e li avesse buttati nel cestino anziché darli ai giornali, non sarebbe successo tutto quel putiferio».

La divulgazione del suo piano fece precipitare la situazione: come andarono le cose?

Tutti gli operatori del settore si lamentavano che la situazione nelle tlc era bloccata, che bisognava investire nella nuova rete e che Telecom Italia aveva tanti debiti. Allora ho provato a buttare giù delle idee, cercando di replicare nelle tlc lo schema di Terna con l'energia elettrica: una rete indipendente e tanti operatori in concorrenza.

È stato accusato di voler espropriare Telecom Italia e di voler rinazionalizzare la telefonia.

Per chi non se lo ricordasse, la proposta era: 70% della rete in Borsa e il 30% a vari soggetti come Cassa depositi e prestiti o fondazioni che garantissero la società da eventuali scalate di soggetti sgraditi, di qualche mafia finanziaria internazionale. Telecom Italia avrebbe incassato 15-20 miliardi per abbattere il debito e avrebbe liberato risorse che oggi servono per pagare gli interessi. Magari avrebbe fatto qualche acquisizione importante. Altro che statalismo. Chissà, forse oggi sarebbe Telecom Italia a entrare in Telefonica e non il contrario.

Perché ha mandato il piano a Tronchetti Provera con il bigliettino di Palazzo Chigi?

Il 3-4 settembre ero a Giannutri. Sulla barca vicino alla mia c'era Giampaolo Zambeletti, un amico di vecchia data che è anche un importante dirigente di Telecom Italia. Gli racconto che ho fatto questo esercizio quando lo chiama Tronchetti Provera. Zambeletti gliene fa cenno. Il giorno dopo Tronchetti mi telefona e mi chiede di mandarglielo. Mi manda un autista a Palazzo Chigi. Prendo il primo bigliettino che trovo e ci scrivo sopra: «Come d'accordo, cordiali saluti». O qualcosa del genere, semplicemente per educazione. La sera mi richiama e mi dice che ci sono cose per lui inaccettabili, che era impegnato per l'imminente incontro con Rupert Murdoch e che ne avremmo riparlato al suo ritorno. L'11 settembre scoppia l'inferno con il piano industriale della societarizzazione di Tim e della rete che, secondo me, andava anche bene. E comunque sono affari di una società privata. Ma il Governo prende posizione e sui giornali compare il piano Rovati: ne avevamo una copia io e un'altra Tronchetti.

Non era un'intromissione?

Per niente. Eravamo d'accordo che glielo mandassi e sarebbe bastato che lo cestinasse perché non succedesse nulla.

Ma era da un po' che si leggevano indiscrezioni sulla volontà del Governo di arrivare alla separazione proprietaria della rete, con la Cdp come principale azionista?

Tutti concordano che la rete della telefonia fissa è un asset sensibile per il Paese. La stessa vicenda dei dossier e dei tabulati illegali dimostra quanto possa essere pericolosa. Ma in quegli appunti non c'era nulla di statalista.

E adesso?

Stanno per entrare nuovi soci. Telecom è una bella società: se fanno le mosse giuste, non ci metteranno molto a far ripartire la macchina. E anche il titolo ne risentirà positivamente.

E' BENE RICORDARE DI UN ANALOGO PIANO TEORIZZATO DA AN, CHE AVEVA INCARICATO DI UNO STUDIO CHIRICHIGNO, PRESIDENTE DI INFRATEL (SVILUPPO ITALIA)CHE DICEVA AL CORRIERE IL 25-09-06 "«Le decisioni sulla rete competono ovviamente ai vertici di Telecom Italia. Però la cessione del network potrebbe rappresentare una buona occasione per il sistema Italia. Infatti è meglio concentrare tutti gli investimenti su un'unica rete nazionale, evitando duplicazioni e sprechi - afferma Chirichigno -. Non una rete pubblica controllata dallo Stato ma piuttosto una rete controllata dai diversi gestori ed eventualmente anche dalla Cassa Depositi e Prestiti. Sono convinto che molti operatori stiano valutando con interesse questa soluzione, che potrebbe contribuire a superare il digital divide e a garantire anche buoni e crescenti ritorni economici agli azionisti»" NON UN E' MISTERO CHE ONE NETWORK SAREBBE LA SOLUZIONE MIGLIORE PER IL MERCATO, MA E' EVIDENTE CHE IN UN CONTESTO DEL GENERE SI APRIREBBE AD UNA REALE CONCORRENZA ANCHE CON OPERATORI DIVERSI DA QUELLI DI TLC.

13 settembre, 2007

Bell: definito team dei consulenti, Marchetti segue profilo societario

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 13 set - Il caso Bell
esplode quando l'Agenzia delle entrate notifica un avviso di
accertamento fiscale ai soci e agli amministratori
pro-tempore della societa', cassaforte lussemburghese del
finanziere bresciano Emilio Gnutti che aveva il controllo di
Telecom Italia e attraverso cui venne perfezionata la
vendita del gruppo di tlc alla Pirelli di Marco Tronchetti
Provera in cordata con la Benetton. Sei anni fa i soci di
Bell raccolsero dalla transazione plusvalenze esentasse per
2 miliardi di euro. Secondo il Fisco dovranno versare 600
milioni di euro a titolo di "maggiore imposta" evasa e 1
miliardo di euro "a titolo di sanzioni". Quell'esenzione
secondo l'Agenzie delle entrate infatti non gli spettava,
perche' Bell era una societa' italiana a tutti gli effetti e
fu ingiustamente favorita. "Considerata l'entita' del danno
erariale, nonche' la distrazione del patrimonio sociale di
Bell - scriveva l'Agenzia delle entrate nel provvedimento -
si rende opportuna l'iscrizione di ipoteca sui beni dei
trasgressori e dei soggetti obbligati in solido, con
conseguente sequestro dei loro beni, compresa l'azienda".
Red-Y-

(RADIOCOR) 13-09-07 19:37:12 (0431) 3 NNNN

UN MILIARDO E SEICENTO MILIONI DI EURO TRA MAGGIORE IMPOSTA E SANZIONI
PAGHERANNO VERAMENTE? IN UN PAESE NORMALE CERTAMENTE!!!!!

12 settembre, 2007

Times: Hutchinson Whampoa vende 3 Italia (H3g)

Link: Italian mobile sale may signal Hutchison Whampoa’s exit from UK - Times Online.

Secondo il Times.

Deutsche Telekom potrebbe essere interessata.

Dal Blog di QUINTARELLI

Telecom: slittano i tempi per la separazione rete. Per l’Agcom ci vorrà ameno la primavera 2008

La separazione funzionale della rete di accesso di Telecom Italia non potrà avvenire nei tempi previsti, cioè entro la fine di quest’anno, ma probabilmente slitterà alla primavera del 2008.

Lo aveva previsto il presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, definendo la questione dello scorporo un “problema enorme”, per il quale ha tra l'altro chiesto e ottenuto maggiori poteri. Ora, gli ostacoli incontrati sulla strada del closing dell’operazione che vedrà il passaggio della quota di controllo di Telecom Italia da Olimpia alla newco Telco, non fanno che rendere il programma di lavoro della task force impegnata sulla delicata questione quanto mai approssimativo.

Nei progetti del presidente Calabrò, l’iter avrebbe dovuto concludersi entro la fine di quest’anno, ma secondo quanto dichiarato dal Commissario Agcom Enzo Savarese bisognerà comunque attendere il perfezionamento del nuovo assetto proprietario di Telecom; e questo – come aveva già spiegato Calabrò alla presentazione della relazione annuale dell’Authority - allunga i tempi di interlocuzione.

Al momento, l’Agcom sta esaminando le osservazioni pervenute nell’ambito della consultazione pubblica lanciata a maggio e che ha visto la partecipazione di imprese, parti sociali, associazioni dei consumatori, università.

“Il percorso – aveva sottolineato Calabrò nella sua relazione annuale - è delicato e complesso e da esso vogliamo venire a capo entro l’anno dialogando con tutti – Telecom in primis – in un confronto aperto che entri fin nei dettagli”.

L’Authority, ha riferito il presidente Corrado Calabrò, non vuole esercitare “poteri unilaterali”, ma non è neanche disposta a stare nel guado troppo a lungo né col piede in due staffe: “dobbiamo chiarire – ha detto Calabrò - se abbiamo a che fare con un operatore che ha la gestione della rete separata da quella commerciale o no; vogliamo questa semplificazione come crediamo la voglia Telecom, anche nella fase di travaglio dovuta ai cambiamenti societari”.

La separazione strutturale della rete pubblica di accesso dovrà ovviamente essere realizzata attraverso un iter che rispetti le più recenti disposizioni comunitarie e nazionali e non sarà circoscritta all’ultimo miglio, ma a tutti gli elementi sui quali potrebbe essere necessario intervenire ove si riscontrassero le circostanze eccezionali, incluse le componenti necessarie alla fornitura di servizi a banda larga.

Bisognerà dunque attendere almeno fino al 15 novembre, data entro la quale – sostiene il presidente Pirelli Marco Tronchetti Provera – si concluderà il trasferimento del controllo di Telecom Italia alla cordata guidata dall’operatore spagnolo Telefonica insieme a Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo e Sintonia. Allora, ha spiegato Savarese, si potrà iniziare a considerare la questione della separazione della rete, che prenderà almeno sei mesi.

Il closing dell’operazione è stato ostacolato dal miliardario messicano Carlos Slim - patron di Claro, terzo operatore mobile brasiliano - che aveva ottenuto, dietro ingiunzione del tribunale, la possibilità visionare documenti riservati relativi agli accordi tra telefonica e Telecom Italia.

La richiesta è stata bloccata dalla Corte federale brasiliana e l’iter per il completamento dell’operazione è quindi ripartito, con l’Anatel – l’Authority brasiliana per le tlc – chiamata a valutare il peso della posizione che Telefonica andrebbe ad occupare sul mercato dopo l'acquisto della quota Telecom.

L’operatore spagnolo controlla infatti il maggiore operatore mobile brasiliano, Vivo, in joint venture con Portugal Telecom, mentre Telecom Italia controlla Tim Brasil, il secondo operatore mobile del Paese con una quota del 25,8% e ricavi in crescita del 37% a 3 miliardi di reais al primo trimestre 2007.

Telefonica, inoltre, controlla società telefoniche in 13 Paesi dell’America Latina, che sono di fatto diventate il motore della crescita della società.

Il Brasile, ad esempio, lo scorso anno ha superato il Giappone, diventando il quinto maggiore mercato mobile del mondo.

LINK ARTICOLO key4biz.it

08 settembre, 2007

Calabrò (AGCOM): separazione funzionale rete necessaria

A Roma si è svolta qualche giorno fa, nella sala della lupa di Montecitorio, la relazione annuale del presidente dell’AGCOM, dove Calabrò ha di nuovo ammesso come la separazione funzionale della rete di tlc è nell’interesse di tutti gli operatori e della stessa telecom che oggi la possiede.

Siamo il secondo paese europeo per linee in ULL con quasi 3 milioni di linee e con il più basso canone per linea in Europa.
Ecco le parole di Calabrò “La separazione funzionale della rete di tlc “è nell’interesse di tutti gli operatori e della stessa Telecom. Quel che importa di più e’ che è nell’interesse generale. La separazione funzionale, in un mercato come il nostro caratterizzato da un deficit competitivo di natura strutturale, è il rimedio più efficace per risolvere i problemi concorrenziali, di accesso al mercato, di trasparenza, di abbattimento del contenzioso, e al tempo stesso di sviluppo del settore, anche in vista della realizzazione di reti di nuova generazione. La separazione funzionale della rete di accesso, è una soluzione win-win, un gioco a somma positiva“.

Calabrò ha ricordato il lavoro fatto finora dall’Agcom, con la consultazione pubblica da poco conclusa, che ha visto la partecipazione di molti operatori del settore e delle associazioni dei consumatori: “stiamo ora esaminando le osservazioni pervenute. Il percorso è delicato e complesso, ma vogliamo venirne fuori entro l’anno dialogando con tutti, Telecom in primis” anche se il fatto che “il nuovo assetto proprietario della società non sia ancora perfezionato allunga i tempi di interlocuzione, la separazione è la risposta all’anomalia italiana che vede la quasi completa assenza di infrastrutture alternative alla rete di accesso in rame di Telecom” e al fatto “che la quota di mercato al dettaglio della banda larga di Telecom Italia rimane ben sopra il 50% e che i prezzi e le offerte sono ancora distanti dalle migliore pratiche europee”.

Durante l’incontro, Calabrò ritorna sulla necessità di una nuova rete la NGN e nell’importanza che nella realizzazione di tale rete entrino come soggetti attivi tutti gli operatore, ricordando ancora una volta il completo appoggio dell’AGCOM nei progetti di sviluppo di tale rete, ormai necessaria, viste le condizioni attuali della rete in Italia, in particolare della vecchia rete ATM.

L’Agcom quindi vuole assicurare “una garanzia dell’accesso, perchè questo è l’ago magnetico della nostra bussola”. Ma di più l’Autorità, secondo Calabrò, non può fare visto l’articolo 41 della Costituzione sull’iniziativa economica privata: “da sola la regolamentazione non basta. E’ l’iniziativa imprenditoriale che deve spingersi oltre. E a me sembra irragionevole che non lo faccia, una volta che sia assicurata la giusta remunerazione degli investimenti nelle reti. Il mercato finanziario nel mondo sembra premiare proprio quelle aziende che più stanno investendo nello sviluppo di nuove rete e di servizi a larga e larghissima banda, vedi il caso degli operatori Usa o dell’ olandese Kpn”.


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05 settembre, 2007

Tremonti consulente di Hopa per le tasse nel caso Telecom

Nuovo incarico per l'ex Ministro Dell'Economia
Secondo indiscrezioni non confermate Hopa e il suo azionista Fingruppo avrebbero affidato a Tremonti e associati, lo studio legale dell'ex ministro dell'economia Giulio Tremonti, il ruolo di advisor nel caso legale che contrappone le due società all'Agenzia delle Entrate.

Il Fisco ha infatti richiesto il versamento di imposte inevase per il caso Telecom pari a 1,6 miliardi di euro dalle duie società bresciane che ruotano intorno a Chicco Gnutti. In realtà l'affidamento appare quasi naturale visto che nel 2001, all'epoca dei fatti contestati, era stato proprio lo stesso studio (con Tremonti ministro dell'Economia) a studiare il metodo per usare come veicolo dell'operazione la lussemburghese Bell proprio per evitare di pagare le tasse sulle plusvalenze dell'operazione in Italia.

http://www.bluinvest.com/public_news.aspx?idNews=777&page=0&archivio=False&filter=-

03 settembre, 2007

Internet: presto il bando per assegnare le frequenza wi-max

Dovrebbe essere pronto entro il mese il bando di gara del ministero delle Comunicazioni per assegnare le frequenze wi-max, la tecnologia per Internet senza fili che rappresenta un ulteriore passo avanti rispetto al wi-fi dato che e' in grado di diffondere le connessioni ad alta velocita' verso gli utenti per un raggio di 50 chilometri. Del resto il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha preso un impegno preciso: garantire entro la legislatura, cioe' il 2011, la possibilita' per tutto il Paese di connettersi in rete ad alta velocita'. E dal wi-max, che a regime puo' coprire il 99% del territorio, puo' arrivare un grande aiuto.
Dopo che l'Autorita' per le comunicazioni ha definito il regolamento per la gara che riguardera' le frequenze wi-max nella banda 3,5 ghz, entro il mese il ministero di Largo di Brazza' dovrebbe quindi predisporre il bando, dando cosi' il via ufficiale alla procedura per l'assegnazione delle frequenze. I principali player delle tlc sono ovviamente interessati: da Telecom Italia (che controlla circa il 70% del mercato adsl), all'altro operatore di tlc fissa Fastweb, ad Eutelia, ad altri operatori del mobile come Vodafone Italia e dell'utenza business come Bt Italia, mentre la possibilita' di partecipare all'asta dovrebbe essere valutata anche da Mediaset che ormai guarda a tutti gli spicchi della filiera tv-tlc. Ma solo con la pubblicazione del bando di gara si potra' conoscere quanti saranno i 'pretendenti' a questo sistema senza fili alternativo alla rete fissa.

Telecom: uno stallo che non preannuncia nulla di buono

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 03 set - In Telecom
Italia il tempo sembra essersi fermato: da quattro mesi, in
attesa di conoscere i vincoli che l'antitrust brasiliana
potrebbe porre a Telefonica, restano incerti l'assetto
proprietario, l'alleanza tra il socio industriale spagnolo e
i quattro gruppi finanziari che doveva garantire stabilita'
all'azienda, e i vertici che dovevano esprimere una adeguata
strategia.
Ritornano alla mente le vicende che hanno preceduto
l'accordo tra SanIntesa, Mediobanca, Generali e Benetton da
un lato e Telefonica dall'altro: le soluzioni via via
proposte dall'azionista Pirelli, prima con Murdoch, poi con
Telefonica, quindi con American Movil e AT&T, i modi con cui
furono fatte fallire. Soluzioni tutte giudicate inadeguate
a garantire un assetto finanziariamente solido, una guida
industrialmente competente e - ovviamente - a salvaguardare
l'italianita' di una delle realta' industriali e tecnologiche
piu' importanti del Paese.
E' probabile che Anatel non imporra' le condizioni tali da
far scattare le opzioni e che quindi Telefonica non chiedera'
la scissione. Ma resta il fatto di un'operazione che doveva
recuperare tempo perduto e che e' in stallo da quattro mesi,
per cause che non possono essere addebitate alle lentezze di
Anatel ma al contratto offerto a Telefonica. Resta
soprattutto la sensazione che il tempo non sia servito a
cementare gli interessi tra i soci e che la realta' possa
essere alquanto diversa da quella a suo tempo magnificata e
accolta da ufficiale soddisfazione.

Franco Debenedetti

(RADIOCOR) 03-09-07 19:34:59 (0309) 3 NNNN